IL TEMPO – Un altro processo

IL TEMPO – Un altro processo

IL TEMPO – Licenziato per giusta causa. Ovvero, per aver compromesso il rapporto fiduciario con la Lazio negando i contatti con la federcalcio svizzera e poi firmando un contratto lo scorso 23 dicembre con decorrenza dal prossimo primo luglio (al termine cioè dell’attuale vincolo con il club romano). Il presidente…

IL TEMPO – Licenziato per giusta causa. Ovvero, per aver compromesso il rapporto fiduciario con la Lazio negando i contatti con la federcalcio svizzera e poi firmando un contratto lo scorso 23 dicembre con decorrenza dal prossimo primo luglio (al termine cioè dell’attuale vincolo con il club romano). Il presidente Claudio Lotito caccia Vladimir Petkovic e, come scontato da una settimana, riaffida la panchina a Edy Reja, pronto al nuovo esordio domani contro l’Inter, guarda caso ultima avversaria del goriziano nella precedente esperienza a Formello conclusa nel maggio 2012.

Il disperato tentativo di conciliazione portato avanti dalla Lazio tra venerdì sera e ieri mattina è clamorosamente fallito, così come la speranza di non finire ancora una volta in tribunale. «La S.S.Lazio – si legge nella nota ufficiale pubblicata dalla società all’ora di pranzo – comunica di avere risolto per giusta causa il contratto di lavoro sportivo con i signori Vladimir Petkovic, Antonio Manicone e Paolo Rongoni, a conclusione di un procedimento disciplinare promosso con regolare contestazione di addebiti e giustificazioni presentate dagli interessati. I fatti accaduti hanno determinato la cessazione del vincolo fiduciario che costituisce elemento essenziale del rapporto di lavoro».

Petko fa le valigie, dunque, ma lo scontro frontale con Lotito è tutt’altro che concluso. Al contrario, il tecnico bosniaco non ha affatto gradito il trattamento riservatogli dalla società: dalla lettera di contestazione con relativa sospensione dall’incarico ricevuta lo scorso 28 dicembre al licenziamento preceduto da un’offerta ritenuta ridicola, circa 100mila euro netti per risolvere il contratto in modo consensuale (la società si sarebbe spinta fino a 150 mila ma Petkovic pretendeva almeno 250 dei 300 mila euro ancora da percepire ).

«Consideriamo il licenziamento ingiusto e illegittimo – ha spiegato Paco D’Onofrio, legale del tecnico bosniaco – perché non è stata mai violata alcuna regola. Non a caso, la società non cita la presunta norma infranta da Petkovic. Il mister è profondamente amareggiato, voleva portare a termine il progetto e invece viene accusato per il clima sfiducia nello spogliatoio, mentre ancora in queste ore i giocatori gli stanno inviando importanti attestati di stima. In ogni caso Petkovic augura alla squadra e ai tifosi un eccellente finale di campionato».

Petkovic è deluso e amareggiato (anche per non aver potuto incontrare Lotito, rimasto a Cortina dopo aver convocato in fretta e furia Petkovic a Roma), ma più che mai combattivo. «Questa vicenda è stravagante e anomala – ha concluso D’Onofrio – davanti al giudice chiederemo anche un risarcimento per i danni d’immagine subiti da Petkovic». E non è escluso che la federazione elvetica possa fare altrettanto.

Per Lotito si prospetta dunque un’altra battaglia legale, forse la più difficile: «Abbiamo adottato un provvedimento sulla base dello Statuto dei lavoratori – ha osservato Gian Michele Gentile, legale della Lazio – Petkovic ha violato le norme federali e giuslavoristiche». Ma le accuse biancocelesti sembrano avere una base poco solida. «Le porte della Lazio restano aperte per un’eventuale soluzione non conflittuale – ha concluso Gentile – mi auguro che in Petkovic prevalga il senso di responsabilità». Ma il bosniaco non è disposto a fare regali. E dunque per Lotito, oltre al danno, potrebbe esserci anche la beffa: una nuova causa persa, il pagamento degli stipendi arretrati al tecnico (ancora in attesa dei soldi di dicembre) e un risarcimento salato per i danni d’immagine.

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