In volo con Petkovic

In volo con Petkovic

 La fame infinita, così la chiama lui. Cinque reti in due sfide europee, sette gol in tre partite di campionato, un 3-0 e un 3-1 di fila, è il marchio del suo calcio. Un po’ Wenger, un po’ Capello, tanto Petkovic. Segnare e vincere, è il suo motto. Vlado il…

 La fame infinita, così la chiama lui. Cinque reti in due sfide europee, sette gol in tre partite di campionato, un 3-0 e un 3-1 di fila, è il marchio del suo calcio. Un po’ Wenger, un po’ Capello, tanto Petkovic. Segnare e vincere, è il suo motto. Vlado il propositivo, l’offensivo, il filosofo del calcio d’attacco, ragionato e organizzato. Ha costruito una Lazio coraggiosa, sbarazzina, travolgente, bella da vedere, tutta da gustare, in cinque gare ufficiali ha centrato 12 volte il bersaglio:  «Voglio una squadra sempre votata all’attacco, dobbiamo combattere per vincere sempre!» , fu questo il primo discorso fatto dal tecnico bosniaco-croato nello spogliatoio, l’avventura era appena iniziata. Dalle parole si è passati ai fatti.

I NUMERI – Petkovic ha sempre attaccato, l’ha fatto col Bellinzona, l’ha fatto con lo Young Boys in Svizzera, lo sta facendo nella Lazio. E ha sempre segnato, lo dicono i numeri. Il curriculum parla chiaro: Vlado, tra campionati ed impegni europei, finora ha affrontato 243 partite. Ha vinto 132 volte, ha pareggiato in 47 occasioni, è stato sconfitto 64 volte. Ha una percentuale di successo alta (54,32%) e una media punti di 1,82 a partita (conquista quasi 2 punti a gara). Vincere e segnare, per contare i gol non basta il pallottoliere. Le squadre di Petkovic hanno centrato il bersaglio 454 volte nelle famose 243 gare prese in esame, in pratica segnano quasi due gol a partita (1,86 per la precisione). Il calcio offensivo espone la difesa a rischi, non è un caso che i gol subiti siano 303, un po’ troppi. Ma in Italia il calcio di Petkovic si sta evolvendo, la sua Lazio in serie A ha beccato solo un gol (su rigore) nelle prime tre partite. Vlado s’è divertito in Svizzera, ha vinto tante partite e ha segnato tanti gol con il Bellinzona nella Challenge League (la B italiana) e la Super League (la nostra serie A). Ha sofferto nella Super Lig turca, ha ricominciato a far bene in Italia.

L’EUROPA – Petkovic ha fatto registrare anche un buon cammino europeo. Con lo Young Boys si qualificò ai sedicesimi di Europa League nel 2009-10, ci riuscì dopo essere stato eliminato dai preliminari di Champions per mano del Tottenham, il suo prossimo sfidante. Tra match della vecchia Coppa Uefa e sfide di Europa League, il tecnico ha totalizzato 9 vittorie su 16 incontri segnando 29 gol, subendone 24. Petkovic ha sempre fatto gioco, la concretezza di Capello lo ispira, il gioco di Wenger lo affascina, ma i meriti del suo successo italiano appartengono anche alle sue idee, al suo credo, al suo fiuto.

TOTTENHAM – Vincere, giocare senza paura, ha lanciato questi segnali alla Lazio alla vigilia della sfida col Tottenham. Petkovic sbarcherà a Londra per centrare il colpaccio, vuole la rivincita contro gli Spurs. Il precedente risale all’estate 2010, il Tottenham era allenato da Harry Redknapp, gli impedì l’ingresso nella fase a gironi della Champions. Vlado allenava lo Young Boys dei miracoli e mise paura agli inglesi. Nel match d’andata vinse 3-2 a Berna, purtroppo fu sconfitto 4-0 al “White Hart Lane”. La vittoria fu frutto di un primo tempo memorabile: Petkovic puntò sul 4-5-1, il modulo che sta facendo volare la Lazio. Lulic era il centrocampista di fascia sinistra, siglò il gol dell’1-0. Il raddoppio di Bienvenu arrivò al 13’ e al 28’ gli svizzeri calarono il tris con Hochstrasser. Il Tottenham ebbe una reazione d’orgoglio al 43’, un colpo di testa di Bassong accorciò le distanze. Petkovic riuscì ad arginare la freccia Bale con Sutter e Degen sulla fascia destra, ma al 38’ del secondo tempo il gol di Pavlyuchenko complicò i piani in vista del ritorno (3-2 finale). Il Tottenham passò ai gironi della Champions, Petkovic raccolse tantissimi applausi, giurò vendetta.

Il Corriere dello Sport

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