Klose: con la Lazio fino ai mondiali

Klose: con la Lazio fino ai mondiali

Questa sera, prima della partita contro la Svezia, all’Olimpiastadion di Berlino, verrà consegnato il premio far play a Miroslav Klose. Il calciatore riceverà la medaglia dal segretario e dal presidente della Federcalcio tedesca, che ricorderanno il gesto di sportività che ha visto protagonista l’attaccante della Lazio nella partita contro il…

Questa sera, prima della partita contro la Svezia, all’Olimpiastadion di Berlino, verrà consegnato il premio far play a Miroslav Klose. Il calciatore riceverà la medaglia dal segretario e dal presidente della Federcalcio tedesca, che ricorderanno il gesto di sportività che ha visto protagonista l’attaccante della Lazio nella partita contro il Napoli. Al San Paolo, su richiesta del portiere De Sanctis, ammise di aver segnato aiutandosi con la mano la rete del vantaggio biancoceleste, poi annullata. Klose, sempre riluttante ai riflettori, per un gesto che riteneva normale e giusto, ha commentato con soddisfazione la decisione dei vertici federali tedeschi. «Il fair play dev’essere un modello, perché ci sono dei ragazzi che ci guardano e che vorrebbero imitarci. Ho ammesso l’errore, così come avevo fatto sei anni fa in Bundesliga, rifiutando un rigore che mi era stato concesso ingiustamente. Siccome non era rigore, lo dissi apertamente all’arbitro che tornò sui suoi passi. Noi dobbiamo essere dei modelli e preservare l’equità sportiva in campo. Questo premio mi rende comunque orgoglioso».

In Germania, dove viene considerato un mito del pallone, hanno dato grande risalto alla sportività del goleador, fino al punto di premiarlo. Ma Klose guarda avanti e, nei suoi orizzonti, vede ancora la Lazio. «Tutti credono che pensi a battere il record di reti in nazionale, però Mueller rimane unico e inarrivabile. Ne sono convinto, ho avuto modo di dirglielo anche personalmente. Mi sento sereno e rilassato – ha spiegato nella conferenza di vigilia – questo è un obiettivo che un giorno, se riuscirò a centrarlo, mi consentirà di entrare nella storia calcistica tedesca. Ma non rappresenta l’obiettivo finale della carriera. Anche se alla mia età è difficile fare delle previsioni, di sicuro giocherò altre due stagioni nella Lazio e, se nel 2014, mi sentirò bene come oggi, mi piacerebbe andare al Mondiale. Per chiudere in bellezza».

Klose, 34 anni, sembra vivere una seconda giovinezza. Pur non prendendo parte alla preparazione in montagna, ha impiegato poco tempo per entrare in condizione. Si è ripresentato già tirato e, allenandosi anche all’alba quando la squadra lavorava a Fiuggi, è arrivato pronto agli appuntamenti importanti. Un esempio di professionalità al quale molti giovani dovrebbero ispirarsi. In campionato ha già realizzato 5 reti, confermando come sia davvero l’unico insostituibile nella squadra di Petkovic. Alla Lazio ha dato molto, però il bomber è anche riconoscente al club biancoceleste. «Prima di venire a giocare in Italia chiesi qualche parere a Luca Toni, che mi parlò positivamente del campionato. Ero certo di potermi imporre anche in Italia, nella prima esperienza calcistica lontano dalla Germania. Nella Lazio mi trovo benissimo e sento la fiducia di tutti i compagni, oltre che dell’allenatore».

A proposito di tecnici, il ct tedesco Low, ha elogiato a lungo le qualità del campione laziale. «Io e Petkovic dobbiamo ritenerci fortunati di allenare un calciatore come Miroslav. E’ un attaccante completo, il secondo cannoniere nella storia dei Mondiali e garantisce un rendimento elevato anche nelle partite più importanti. Un modello per tutti: sia come goleador, che come uomo-squadra. Riesce a capire l’azione come pochi, si mette sempre a disposizione, diventando un costante punto di riferimento in campo. Per il nostro tipo di gioco è fondamentale». Klose, a soli 3 reti da Mueller, è indispensabile anche per gli schemi di Petkovic, il vero faro della formazione. E lui, mai contento, è intenzionato a migliorarsi ulteriormente. «Da giovane, il mio punto forte era il colpo di testa. Negli anni trascorsi al Werder capii che dovevo completarmi e dialogare meglio con la squadra. Oggi, a trentaquattro anni, è importante variare tipo di gioco, saper leggere bene e in anticipo le azioni e i movimenti delle difese avversarie. C’è sempre da imparare e io voglio farlo».

Il messaggero

Simone Davide

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