Klose riaccende la Lazio

Klose riaccende la Lazio

E’ riapparso. Cinquantacinque giorni senza Miro, un’eternità, una noia, una sola vittoria in campionato e briciole di gol, la perdita del terzo posto, il crollo in classifica. Sei minuti con Klose in campo: l’autorete di Legrottaglie, il rigore di Candreva, il ribaltone della Lazio, i tre punti in cassaforte. Basta…

E’ riapparso. Cinquantacinque giorni senza Miro, un’eternità, una noia, una sola vittoria in campionato e briciole di gol, la perdita del terzo posto, il crollo in classifica. Sei minuti con Klose in campo: l’autorete di Legrottaglie, il rigore di Candreva, il ribaltone della Lazio, i tre punti in cassaforte. Basta vederlo e  «s’abbracciamo», come dicono i tifosi. Non serve dargli il pallone, gioca e s’accende la luce, tornano i gol e i tre punti.
La Klose-dipendenza è una dolce malattia. Basta la sua presenza per mandare in tilt gli avversari, creare scompiglio in area di rigore, ridare linfa vitale alla Lazio, far sentire fiducia ai compagni, scuoterli. Basta la sagoma di Miro Klose e come per incanto si torna a vincere e a sognare, ci si abbraccia. E’ tornato il Kaiser ed è finito il digiuno: Petkovic non trovava il gol da 403 minuti, ne ha festeggiati due ieri pomeriggio (forse uno e mezzo considerando il regalo catanese…). E’ tornato Klose e il vantaggio del Catania è crollato in 3 minuti. Miro ha rimesso piede in campo al 30’ del secondo tempo, quattro minuti dopo s’è materializzato il pareggio della Lazio, sei minuti dopo s’è consumato il raddoppio.

L’OVAZIONE -Il pallone, riconoscente, si è messo a sua disposizione. Bentornato, Klose. Scarpini nuovi di zecca, color arancione, una novità inattesa. Il ginocchio destro ben saldo, la forma fisica da perfezionare, è sempre e comunque il solito Miro. Fa bene a tutti i laziali rivederlo sgambettare sul terreno di gioco, fa male agli avversari, fa paura ai concorrenti europei. Fa segnare e fa sognare Klose, fa cantare, fa esultare i tifosi. L’hanno accolto con applausi scroscianti durante il riscaldamento, idealmente l’hanno abbracciato al rientro in campo alzandosi in piedi, intonando il suo nome. S’è rallegrato Petkovic quando l’ha fatto alzare dalla panchina invitandolo a riscaldarsi. S’è aperto il cuore alla speranza quando il tedesco ha tolto la pettorina gialla, ha sistemato la maglia biancoceleste e s’è lanciato in area di rigore. I compagni l’hanno cercato subito, hanno provato a servirlo. Il Catania ha subito un trauma psicologico, ha iniziato a rinculare, a presidiare gli spazi tremando. Si temeva Klose, si temevano i suoi colpi.

IL DERBY -E’ tornato in tempo Klose, con lui in campo si vince, accade anche se non segna. E’ uno stregone? No, è un campione, un vero uomo-squadra. E’ tornato per rialzare la Lazio, per presentarsi al derby. Ieri è entrato in corsa, sarà risparmiato giovedì in Europa, difficile credere che venga sganciato dall’inizio a pochi giorni dalla partitissima. Ci sarà lunedì sera, ha lavorato due mesi per arrivare pronto alla sfida contro la Roma, non se la perderebbe per niente al mondo. Come lui non c’è nessuno, lo sa benissimo la Lazio. I derby li ha vinti tutti, ha fatto tre su tre segnando due volte. Parla la storia: il primo l’ha deciso allo scadere, era il 16 ottobre 2011, Miro segnò il 2-1. L’ultimo derby, quello del match di andata di quest’anno (11 novembre 2012), lo cambiò realizzando il sorpasso (segnò il gol del momentaneo 2-1). Senza Klose era calato il buio sul terzo posto, le vittorie si erano dissolte, ne era arrivata solo una in campionato, contro il Pescara all’Olimpico. Il rendimento s’era afflosciato, la Lazio s’era persa.

LA SVOLTA -Viva Klose, è la luce, la speranza di una squadra che vuole uscire definitivamente dal tunnel. Il terzo posto è lontano, non è bastata la vittoria di ieri per avvicinarlo. La rinascita di Klose può generare miracoli, s’è visto. La Lazio si presenterà al rush finale con il suo asso, con il suo campione assoluto. Il bello è che con Miro tutto è possibile, non c’è traguardo irraggiungibile, non c’è rimonta insperabile. Quanto è mancato, quanto è stata dura la lotta Champions senza di lui. Ha fatto sempre abbracciare il suo pubblico, ieri l’abbraccio l’ha ricevuto. “Col numero 11 Miro Klose”, ha urlato lo speaker al 30’ minuto del secondo tempo. Un piede dietro l’altro, la corsa che si faceva sempre più veloce, il primo attacco verso la porta, quegli scarpini luccicanti, la rimonta sul Catania. E’ mancato solo il gol, l’ha tenuto in caldo…

Il Corriere dello Sport

Cittaceleste

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