Klose: «Sì arbitro, l’ho toccata»

Klose: «Sì arbitro, l’ho toccata»

Se il Matador ce l’avesse la Juve, l’Italia non avrebbe il campionato. Ma Cavani è rimasto al Napoli e così il duello con i bianconeri si rinnova: l’entusiasmante tripletta con la quale ha triturato la Lazio, vale l’aggancio al vertice! E qui hanno subito tirato fuori le statistiche: l’ultima volta…

Se il Matador ce l’avesse la Juve, l’Italia non avrebbe il campionato. Ma Cavani è rimasto al Napoli e così il duello con i bianconeri si rinnova: l’entusiasmante tripletta con la quale ha triturato la Lazio, vale l’aggancio al vertice! E qui hanno subito tirato fuori le statistiche: l’ultima volta delle due rivali appaiate in vetta risale al torneo 1989-90. Indovinate un po’ chi vinse lo scudetto… L’uruguagio è giunto al sesto triplete personale (un anno fa contro il Milan il più recente exploit), e ha pure fallito un rigore per eccesso di sicurezza (sul 3-0, vabbè). Ha scavalcato cannonieri del calibro di Luis Vinicio e Cané, ha nel mirino Savoldi, di questo passo anche un certo Maradona (115 reti) vedrà in pericolo il suo primato. Che siano benedetti i milioni scuciti dall’accorto De Laurentiis: mai investimento fu tanto proficuo.
Quel gol Alle spalle di questo inesorabile cannoniere, sempre più leader, c’è stata una squadra compatta e intelligente. Esaltata nel primo tempo dai guizzi di Hamsik, puntellata da un Cannavaro autoritario e pure precisissimo nel fornire assist (il secondo gol lo propizia lui con un mirabile lancio) e salvata nel momento negativo dal carattere di De Sanctis. Il portiere, preso un gol su angolo al 3′, attimo clou del veemente avvio laziale, è andato da Klose e lo ha incastrato: dillo che mi hai fregato deviando con la mano, dillo! Solo un sassone, probabilmente, poteva confessare la furbata, pentendosene, mentre Banti si avviava a centrocampo. Klose lo ha fatto, meritandosi la stretta di mano e non il giallo da parte dell’arbitro (per una volta è stato moralmente giusto calpestare il regolamento). Come abbiano potuto ben tre ufficiali di gara (Banti, il giudice di linea Damato e il guardalinee Di Fiore) non vedere la scorrettezza resterà un mistero.

La prodezza Sotto gli occhi del mondo c’è invece la doppia prodezza con la quale Cavani dà la svolta a un match cominciato in salita per gli azzurri, schiacciati dal possesso palla degli uomini di Petkovic, belli da vedere ma tatticamente fin troppo sbilanciati in attacco: lo 0-2 vede el Matador galoppare sul lancio di Cannavaro in una prateria priva di ostacoli. Il primo gol è invece una invenzione personale di Cavani, il cui tiro dal limite ha trovato la decisiva quanto involontaria collaborazione di Ciani.
In cassaforte Siamo alla mezz’ora, ci sarebbe il margine di tempo per un recupero. Ma al posto della reazione laziale si assiste al Napoli-show. Galvanizzati dal popolo in delirio (35.000 spettatori appena, però, meritano una riflessione sulla politica dei prezzi: può un bimbo di cinque anni pagare 30 euro?), gli uomini di Mazzarri paiono trasformati rispetto alla scialba prova di Catania. La squadra si ritrova a memoria, imperforabile dietro, possente a centrocampo, ispirata davanti.

La lezione Giocando sul 2-0, con l’orgogliosa Lazio a tentare la risalita (Klose gira di testa ma De Sanctis gli dice no), il secondo tempo è un festival della canzone partenopea. I tenori sono rimasti due, d’accordo, ma cantano a squarciagola. E nuovi protagonisti, vedi Insigne, salgono alla ribalta. Petkovic corregge il suo assetto inserendo la seconda punta, ma al 19′ Cavani chiude la sfida zompando su un lesto suggerimento di Campagnaro e facendo secco Marchetti. Era in fuorigioco? Le proteste a caldo attendono una ripresa tv inconfutabile, intanto c’è da dire che la difesa laziale somiglia a quella della Roma zemaniana: è altissima. Ed è contro chi si apre tanto che il Napoli sa fare più male.

fonte: gazzetta dello sport

Simone Davide

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