Kozak, il futuro è un rebus

Kozak, il futuro è un rebus

 Due gol, una notte magica. Due gol al Mura, una riunione negli spogliatoi, la decisione finale: togliamo Kozak dal mercato. Lotito lo blindò dopo il match di ritorno contro gli sloveni, il Siena l’aveva praticamente preso, il giorno dopo l’affare si sarebbe chiuso. Era il 30 agosto e Libor realizzò…

 Due gol, una notte magica. Due gol al Mura, una riunione negli spogliatoi, la decisione finale: togliamo Kozak dal mercato. Lotito lo blindò dopo il match di ritorno contro gli sloveni, il Siena l’aveva praticamente preso, il giorno dopo l’affare si sarebbe chiuso. Era il 30 agosto e Libor realizzò quella doppietta, sembrava un nuovo inizio. E invece? Petkovic gli ha ridato fiducia contro il Genoa in campionato, arrivò una sconfitta. Kozak e Zarate giocarono insieme, fallirono. Da allora le gerarchie dell’attacco sono cambiate, in pole è balzato Sergio Floccari.

IL DESTINO -Il futuro di Kozak è di nuovo un rebus, che succederà da qui a gennaio? Bella domanda. Gli spazi si sono ristretti, il campo è più lontano, sembra di essere tornati indietro nel tempo. Kozak s’era convinto, aveva scelto di restare, aveva spinto tanto per partire. Kozak voleva trovare posto in un’altra squadra, in un club che fosse disposto a puntare realmente su di lui. Quei due gol, quella vittoria, i complimenti di tutti lo spinsero a crederci. Oggi la storia è cambiata un’altra volta, oggi Kozak trova posto nella panchina lunga. Petkovic ha un organico ampio, un reparto offensivo affollato, punta su un modulo che prevede la presenza di un solo centravanti di ruolo, chi perde il treno è costretto ad inseguire. Kozak ha totalizzato poco più di 180’ di gioco tra campionato ed Europa: ha giocato col Genoa da titolare e contro il Mura, per il resto è stato sganciato nel match col Palermo (all’89’) e contro il Maribor (al 90’). Poco, troppo poco. Klose è intoccabile, Floccari ha guadagnato fiducia, per Kozak le difficoltà sono aumentate. I prossimi mesi saranno decisivi, se continuerà ad accomodarsi in panchina e le gerarchie non muteranno, l’idea di partire potrebbe tentarlo nuovamente. Si vedrà, da qui a gennaio c’è tempo, ci saranno da giocare tante partite tra campionato, Europa League e Coppa Italia (la Lazio debutterà a dicembre).

IL PERSONAGGIO -Kozak ha perso la Nazionale, vorrebbe ritrovarla. E’ un ragazzo d’oro, non ha mai fatto polemiche, non esplode pubblicamente, ma dentro si macera. La musica house lo aiuta, lo ricarica ogni volta, cammina sempre con l’ipod in tasca, non molla mai le cuffie. Il gigante Kozak non smette di sognare, vorrebbe ripercorrere la carriera dei suoi idoli: Luca Toni e Jan Koller. In verità sono tre, c’è anche il connazionale Pavel Nedved. Libor è ancora giovane, ha 23 anni, non ha mai avuto paura delle grandi sfide. Da piccolo era il più alto dei compagni, lo mettevano sempre davanti perché beccava tutti i palloni. Da grande quei palloni li ha trasformati in gol. E’ ceco ma in realtà è nato e cresciuto a Brumov Bilnice, ai confini con la Polonia. E’ esploso con l’Opava, la squadra di una cittadina di sessantamila abitanti (dista 400 chilometri da Praga). E’ qui che vive la famiglia Kozak, grazie al satellite vede tutte le partite della Lazio. In prima fila c’è il papà di Libor, si emoziona ogni volta che lo vede giocare, ma la tv non lo sta inquadrando più. Sembra un vecchio film…

Il Corriere dello Sport

Cittaceleste

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