L’ Uefa insiste: Lazio attenta

L’ Uefa insiste: Lazio attenta

Dieci pagine durissime, severe, condannano il comportamento della tifoseria laziale: «Un comportamento reteirato, antisportivo, razzista, sordo ad ogni avvertimento e segnale lanciato attraverso le sanzioni» , è stato scritto questo nelle motivazioni che portarono il Giurì d’Appello di Nyon a respingere il ricorso della Lazio e a confermare la sentenza…

Dieci pagine durissime, severe, condannano il comportamento della tifoseria laziale:  «Un comportamento reteirato, antisportivo, razzista, sordo ad ogni avvertimento e segnale lanciato attraverso le sanzioni» , è stato scritto questo nelle motivazioni che portarono il Giurì d’Appello di Nyon a respingere il ricorso della Lazio e a confermare la sentenza emessa dalla Disciplinare dell’Uefa (due turni a porte chiuse). Il presidente Lotito è in possesso degli incartamenti, li sta studiando, insieme ai suoi legali deciderà entro oggi se ricorrere o meno al Tas di Losanna. L’Uefa non ha voluto sentire ragioni, insiste, punta il dito contro i tifosi laziali. Il governo calcistico europeo
Dieci pagine con toni severi Lotito entro oggi deciderà con i legali se presentare il ricorso al Tas di Losanna per riaprire lo stadio ai tifosicondanna la maggioranza del popolo biancoceleste pur sapendo che solo pochi si sono macchiati di comportamenti razzisti, non c’è distinzione.  «Il saluto fascista per l’Uefa è razzismo…» , è stato ribadito nelle dieci pagine di motivazioni. La società è stata anche rimproverata per non aver inviato un numero maggiore di steward in Curva Nord con l’intento di tenere sotto controllo i tifosi “ribelli”. La Lazio, in sede d’appello, provò a difendersi senza ottenere successo, ribattè punto su punto. L’Uefa chiede che le frange razziste vengano isolate una volta per tutte. Lotito ha intrapreso una battaglia da anni, non riconoscere i suoi sforzi e le sue sfide è stato ingeneroso. Il tempo passa, cresce la sensazione che sia stata emessa una sentenza politica per un comportamento politico.

IL TAS – La Lazio, rivolgendosi al Tas, vorrebbe ottenere innanzitutto un provvedimento cautelare. Il Tribunale di Losanna, teoricamente, in attesa di fissare l’udienza per trattare il ricorso, potrebbe sospendere la squalifica: in questo caso le porte dell’Olimpico verrebbero aperte in occasione del ritorno dei quarti di finale contro il Fenerbahce (match in programma giovedì 11 aprile). Lotito vuole valutare bene il da farsi, l’Uefa s’è dimostrata intransigente, potrebbe assumere una posizione ancora più rigida. La discussione è aperta in società, c’è chi spinge per fare un tentativo e c’è chi preferisce desistere. L’Uefa non ammette giustificazioni in tema di razzismo, le notizie giunte ieri da Nyon sono state chiarissime, i vertici del calcio europeo hanno invitato alla “tolleranza zero”. E’ stato ricordato che gli arbitri hanno il potere di interrompere le gare in caso di atteggiamenti razzisti:  «L’arbitro prima può far lanciare un appello dagli altoparlanti della stadio, in caso di recidiva può sospendere la gara per cinque o dieci minuti e se la situazione non cambia può ordinare la fine anticipata della partita» , ha dichiarato in conferenza stampa il segretario generale dell’Uefa, Gianni Infantino. Bisognerà fare sempre più attenzione ai comportamenti tenuti sugli spalti, se qualcuno proverà a rovinare l’onore della Lazio e del suo popolo andrà individuato e segnalato all’autorità competente.

IL FUTURO – La Lazio sta pagando a caro prezzo il comportamento di pochi stupidi, lo stesso accade a Istanbul. Il Fenerbahce ha avuto lo stadio chiuso per due turni in Europa League, tornerà aperto in occasione del match di andata contro i biancocelesti. Nella serata della gara verranno distribuiti ai tifosi turchi dei volantini che spiegheranno loro come comportarsi, è un’iniziativa voluta fortemente dal club. Non è tutto: allo stadio verrà trasmesso anche un videomessaggio sui maxischermi, sarà ripetuto più volte nel corso dei novanta minuti. Parleranno i calciatori, proveranno a sensibilizzare l’ambiente, a far capire che il calcio non è violenza, non è politica.

Il Corriere dello Sport

Cittaceleste

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