La Curva Nord diverte

La Curva Nord diverte

«Goool» in cinquantamila, tutti insieme dietro quel pallone, tutti sotto la Nord per la festa. E’ esploso l’Olimpico. All’ultimo grido, col cuore in gola, rischiando l’infarto: «Sergio Floccari!». Non finiva più! A casa la Juve. In casa, la finale per la Lazio. Bentornati, laziali. Sarà una festa privata quella del…

  «Goool» in cinquantamila, tutti insieme dietro quel pallone, tutti sotto la Nord per la festa. E’ esploso l’Olimpico. All’ultimo grido, col cuore in gola, rischiando l’infarto:  «Sergio Floccari!». Non finiva più! A casa la Juve. In casa, la finale per la Lazio. Bentornati, laziali. Sarà una festa privata quella del 26 maggio nella Capitale, siete tutti invitati aspettando la rivale: Inter o Roma. E se fosse derby per la Coppa Italia? Torneranno i laziali nella finalissima che si giocherà all’Olimpico, quattro anni dopo il trionfo del 2009. Loro ci sono già, gli altri ancora no. Notte bellissima, cerimonia sacra aperta da Olympia. Vola, disegna i cerchi in cielo, gira e rigira, non vuole planare, non vuole atterrare. Che spettacolo l’Olimpico colmo da lassù, beata lei. S’è goduta la scena dall’alto nel prepartita, da una posizione privilegiata, girando più di tre volte (così vuole la tradizione), volteggiando, rubando gli sguardi dei cinquantamila, il popolo degli spalti. Beh, fa sempre effetto vederla.  «Non scende», s’era allarmato qualcuno.
E’ scesa, sì. Non s’è persa stavolta, l’aquila biancoceleste: prima del match col Chievo s’appollaiò sul tetto dello stadio, fu recuperata a tarda sera. Ieri è rimasta in cielo per alcuni minuti e come pista d’atterraggio ha scelto la Curva Sud, quasi cercasse nuove geografie, quasi volesse conquistare un territorio marchiato romanista. Una traiettoria imprevista, è iniziato così lo show di Coppa Italia, è stato gustoso l’antipasto di Lazio-Juventus, una specie di finale anticipata. Olympia vola e l’Olimpico palpita, canta e s’accende di colori. Lo vorrebbero sempre così Lotito e i giocatori.

IL DODICESIMO – Serata danzante. Undici uomini in campo, maglia biancoceleste luccicante. Dodici uomini contando il popolo laziale, schierato in modo compatto, vestito coi colori d’ordinanza. Muri umani in Curva Nord e in Tribuna Tevere, non c’è stato spazio per un fiammifero. Monte Mario quasi esaurita, settore ospiti completo (duemila juventini presenti). E’ rimasto vuoto uno spicchio di stadio, zona Curva Sud, è stato lasciato libero per fare da cuscinetto tra le tifoserie. Cinquantamila anime scatenate, pronte a tifare a perdifiato per tutta la sera. Pronte a saltare contro i rivali perché  «chi non salta della Juve e della Roma è…!». Sono stati insidiati i record stagionali di presenze, il primato s’era registrato in campionato: Lazio-Milan fu seguita da 54.612 persone, s’è arrivati in prossimità della quota. Luci sul palco e spalti illuminati con i flash dei telefonini, effeti speciali di nuova generazione. Suonano gli inni biancocelesti e i tifosi si sgolano, riecheggia la voce di Lucio Battisti, orgoglio laziale. Un frastuono felice. Sventolano le bandiere, quelle extralarge, tutte disegnate, immortalano anche i padri fondatori, ripercorrono una storia lunga 113 anni.

Il Corriere dello Sport

Cittaceleste

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