La Lazio rischia di perdere Keita e Candreva. Lotito: «È colpa dell’ambiente»

La Lazio rischia di perdere Keita e Candreva. Lotito: «È colpa dell’ambiente»

ROMA – «Se ne vogliono andare via». C’è pure Keita insieme a Miro Klose a Marchetti, Lulic, Onazi e molti altri, tutti con un piede fuori dalla Lazio. Come a suo tempo è valso per Hernanes e come adesso vale anche per Candreva che, tre settimane fa, è passato dal…

ROMA – «Se ne vogliono andare via». C’è pure Keita insieme a Miro Klose a Marchetti, Lulic, Onazi e molti altri, tutti con un piede fuori dalla Lazio. Come a suo tempo è valso per Hernanes e come adesso vale anche per Candreva che, tre settimane fa, è passato dal presidente per chiedere di essere ceduto incassando la risposta di sempre: «Tu porta l’offerta giusta e poi sarai accontentato». È la fuga dei talenti. Del resto, perché restare? La stagione della Lazio è sull’orlo del «game over», gli obiettivi sono tutti tramontati insieme ai proclami della scorsa estate e alle prospettive per un futuro che, ad oggi, si colora inevitabilmente con tinte fosche. Così anche il bimbo prodigio, Keita, sta facendo i suoi calcoli (a breve avrà passaporto spagnolo, ulteriore incentivo per i club che lo tengono sott’occhio) proprio mentre il suo agente discute con la società l’adeguamento del contratto (da 250 a 400 mila euro): con Reja non si prende e lo sfogo di Marassi è solo l’ultimo episodio di una lunga serie al cospetto di un tecnico che considera l’esperienza il valore numero uno e la classe quasi un ingombro. Come se alla Lazio essere giovani e talentuosi fosse un handicap: il caso Zarate cambia forma ma torna puntuale a spaventare i laziali.

 

Fatto sta che, nel mezzo di una contestazione che fa sempre più proseliti e che domenica lascerà lo stadio vuoto nell’«ultima spiaggia» contro il Parma (ma anche per le restanti partite interne), e in assenza di un progetto forte che consenta di guardare al di là della triste attualità, tutti i giocatori più rappresentativi meditano l’addio. Anzi, più di uno: come Klose (che rientrerà domenica e cioè, come sempre, a giochi fatti) e Marchetti, tutti concordi sul fatto che con la Lazio non ci si possa affermare. La rivoluzione, insomma, parte dal basso ed è già in atto.
E il presidente contestato, Claudio Lotito, da una parte non si rassegna alla mediocrità di un campionato nato sotto la buona stella del 26 maggio e dall’altra assegna all’ambiente a lui ostile la responsabilità doppia, di questo fallimento e della diaspora che ne segue.
«Il campionato non è finito, noi in questo momento dobbiamo concentrarci, anche se questo clima condiziona la squadra – ha detto ieri alla Lumsa, subito dopo la protesa di un tifoso, schedato per avergli sbandierato in faccia il cartoncino «Libera La Lazio» – Alcuni giocatori non ne possono più, è questa la frase giusta: non è che i giocatori non vogliono venire alla Lazio, è che se ne vogliono andare. Non perché ci sia un rapporto brutto con la società, tutt’altro. Qualcuno mi ha detto “presidente, qui non mi diverto più, sta diventando un problema”. Anche per loro vivere in un questo contesto non è piacevole. Se questi sono i tifosi che vogliono il bene della Lazio, fate voi». Rapporti, comparto tecnico e struttura aziendale: ora la rifondazione è una necessità vitale. (Corriere della Sera)

Cittaceleste.it

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