La Lazio scivola sempre più giù

La Lazio scivola sempre più giù

Il quotidiano Blick lo aspetta ct della Svizzera, Glik lo ha affondato, sfilandogli un altro pezzo di panchina. Lotito gli aveva concesso tre partite di campionato e tempo sino a Natale per risollevare la Lazio: al suo posto non aspetteremmo altre tre ore per sollevarlo dall’incarico. Non solo Petkovic non…

Il quotidiano Blick lo aspetta ct della Svizzera, Glik lo ha affondato, sfilandogli un altro pezzo di panchina. Lotito gli aveva concesso tre partite di campionato e tempo sino a Natale per risollevare la Lazio: al suo posto non aspetteremmo altre tre ore per sollevarlo dall’incarico. Non solo Petkovic non ha invertito la rotta e s’è giocato malissimo la prima carta, ma neppure è riuscito a dare la sensazione di poter più incidere. Ha perso un’altra volta, sempre nello stesso modo e la sua squadra sta scivolando verso la zona retrocessione. Una sola vittoria nelle ultime dieci giornate. Ora si trova all’undicesimo posto e con soli quattro punti di vantaggio sul Livorno, che domenica si presenterà all’Olimpico per un autentico spareggio salvezza. I giocatori hanno almeno reagito alle frustate di Lotito, che in settimana si è presentato a Formello per scuoterli, e hanno cercato il pareggio sino al novantesimo. Per la voglia lo avrebbero meritato. Non per il gioco e per la confusione tattica creata (non da loro) di nuovo sul campo. Ha vinto il Torino di Ventura, vecchio maestro. Si è difeso bene. E’ ripartito con pericolosità. E ha dato un’altra lezione da campionato italiano a Petkovic, che domina solo a parole e nel conto degli angoli (15-1 alla fine). L’assenza di Klose è pesantissima, quasi insopportabile. Ma il suo calcio non produce occasioni da gol. E il bosniaco ha finito la partita con un assalto scriteriato e il solito improbabile 4-2-4. Perea, Floccari, Keita e Candreva davanti. Ederson mediano. Lulic terzino. La Lazio fa una fatica enorme ad attaccare. Gli altri segnano con il minimo sforzo. E portano sempre a casa tre punti.

MOSSA – Ventura ha aspettato l’ultimo minuto per decidere la formazione, non l’idea di come avrebbe giocata la partita. Sullo, il suo vice, è un asso nello studio degli avversari e il Torino è sceso in campo per giocare sui difetti della Lazio. Dentro D’Ambrosio, fuori il trequartista El Kaddouri, bloccato da un infortunio nel riscaldamento, senza modificare il disegno: 3-5-2 con il trio Basha-Vives-Farnerud in mezzo al campo. Cerci si è sistemato largo per mettere in costante apprensione Pereirinha. E’ molto facile leggere le partite di Petkovic. Sono tutte uguali. Possesso palla e una manovra lenta di aggiramento. Una fatica enorme per arrivare in area. Tante difficoltà a difendere, perché Onazi, Hernanes e Biglia, invece di aspettare, devono salire, provando a prendere “alti” il pallone. Escono e scoprono la propria zona. Ventura aspettava e i suoi interpreti sono stati bravissimi. Basha e Farnerud si infilavano dietro a Hernanes e Onazi. Nessuno riusciva a scalare le marcature e Biglia aveva il fiato grosso, perché il Toro era velocissimo nella circolazione del pallone, che Vives faceva girare da maestro. Così è automatico il contropiede. Giallo a Biglia per una trattenuta su Farnerud che stava filando via. Dagli sviluppi della punizione è nato il gol decisivo della partita. D’Ambrosio è sbucato alle spalle di Perea e ha messo nel cuore dell’area il pallone con cui Cerci aveva scavalcato la linea difensiva della Lazio, come sempre impalata. Cana s’è fatto una bella dormita e Glik, solo soletto, ha bucato Marchetti. Quattro minuti più tardi, ancora da una combinazione con D’Ambrosio sulla fascia destra, è nata l’occasione del raddoppio, sprecata da Cerci. 

 

POCO PESO – La Lazio ha ricominciato a giocare nello stesso modo in cui aveva iniziato, lenta e improduttiva: 55% nel possesso palla, 12 cross in area (contro 3 del Torino), 5-1 negli angoli il conto complessivo del primo tempo senza creare vere occasioni, a parte un colpo di testa di Lulic, un tiro dal limite di Biglia e un cross velenoso di Candreva non capitalizzato da Perea. Dopo l’intervallo Petkovic ha sganciato Keita e arretrato Lulic, togliendo Pereirinha. Poi ha inserito anche Floccari per Biglia e nell’ultimo quarto d’ora Ederson al posto di Hernanes. Il Toro si è rintanato nella propria area, difendendo a cinque. La Lazio si è rovesciata in avanti, è stato un assedio continuo (10 angoli a zero) e senza sbocchi. Ci hanno provato da fuori Hernanes (in avvio), Candreva e Keita nel finale. Il pallone buono per il raddoppio è capitato a Cerci, ma lo ha sprecato. E sarebbe stata una punizione troppo pesante per la Lazio, sempre più in crisi. Di gioco, di identità, di risultati. 

 

Corriere dello Sport
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