LA MESSA – Ricordando Chinaglia, “Pioli e il Maestro…”

LA MESSA – Ricordando Chinaglia, “Pioli e il Maestro…”

di ALBERTO ABBATE ROMA – Implode, il Cristo Re, in un applauso infinito. E in un canto: “Chinaglia è il grido di battaglia”. Vola, Giorgione, aquila del primo scudetto, fra coriandoli di cielo. Scazzotta coi fulmini, Long John, scalcia le nuvole, ferma la pioggia, stoppa le lacrime. Solo per strappare…

di ALBERTO ABBATE

ROMA – Implode, il Cristo Re, in un applauso infinito. E in un canto: “Chinaglia è il grido di battaglia”. Vola, Giorgione, aquila del primo scudetto, fra coriandoli di cielo. Scazzotta coi fulmini, Long John, scalcia le nuvole, ferma la pioggia, stoppa le lacrime. Solo per strappare un altro sorriso, un raggio di sole. Lo stritolano, i laziali, lo celebrano in migliaia ai piedi dell’altare, afferrano quel dito eterno verso la Sud. Una gigantografia avvolge la bara e scannerizza quell’istante unico. La maglia numero 9 s’incolla alla banda del 74′: dalle bocche socchiuse di Wilson, Oddi, Pulici, Martini, Facco e Garlaschelli esce solo il suo nome. Giordano s’inginocchia, Ledesma si scioglie in un brivido. Succedeva questo il 16 settembre 2013 quando Chinaglia faceva ritorno in Italia, 5 mesi dopo aver fatto quel pessimo pesce d’aprile: smettere di battere.

RICORDO – Di generazione in generazione: non è stagnato il ricordo, è vivo. Ferma il tempo, lo scolpisce nella storia e nella memoria della Lazio. E sono quasi più leggeri, i rimpianti: “L’importante è che sia tornato, finalmente posso abbracciarlo insieme a papà e Maurizio. Chinaglia è il più nel regalo che il destino m’abbia fatto”, singhiozza ancora il gemellino Maestrelli. Connie ha traghettato il pensiero, ma il regalo più grande è lui, anima e corpo, il papà, il fratello, l’amico speciale a Roma: “Come quando mamma ci viziava tutti con lo zabaione”. E’ vero, sbirciarlo dentro un sepolcro oggi sembra ancora un oltraggio della vita, ma Giorgione è sempre negli occhi di ogni laziale. Gli somigliate tutti. Nella dolore di tre anni fa o nella gioia di questi tempi biancocelesti: “Chinaglia è e sarà grido di battaglia”. L’hanno giurato di nuovo tutti stasera alle 19, è una commemorazione eterna.

PIOLI Tutt’oggi si piega il leggio sotto il peso dell’assenza. Ma l’eco del suo spirito rimane forte, invade l’aria e ricolora Roma, casa. Il suo posto è sempre stato qui. E in fondo forse non è mai andato via, Giorgione. Persino l’ultimo viaggio, dopo l’esilio forzato, è il racconto di un Mito, di un diavolo angelico. Nelle sua braccia si tuffa un popolo, adesso che non c’è più un oceano di mezzo. La spuma di mare diventa acqua santa. Al Cristo Re spuntano le stigmate di Giorgione ovunque. Adesso masticate apocalissi, riscoprite la leggenda, dopo averla scortata a Prima Porta dal Maestro. A proposito, sentite il Fato: “Pioli somiglia a mio padre – svela Tommaso Maestrelli alla radio ufficiale biancoceleste – perché é stato bravissimo ad aver tirato fuori il massimo da ogni giocatore, ha reso tutti importanti. Tempo fa Pioli ricevette un premio intitolato a mio fratello, speravo che un giorno potesse sedersi sulla panchina della Lazio. Il fatto che abbia vinto quel premio e oggi è qui, mi rende felice. E’ una persona meravigliosa, mai sopra le righe, mi auguro rimanga a lungo”.

BOB LOVATI – Della serie: i colori biancocelesti erano nel destino. Adesso riscopritevi anacoreti di pura lazialità. Perché oggi c’è anche un altro signore da ricordare: “Oggi alla messa al Cristo Re si ricorderà anche Bob Lovati, altra persona speciale. Forse è questa la cosa più affascinante, non erano persone comuni, non ti annoiavi con loro. Suscitavano curiosità, interesse, erano persone vere. Oggi dicono tutti le stesse cose”. Qualcuno rimane in silenzio, fa un semplice ok. Niente esultanze, niente ciucci o mitragliate. Quel che è rimasto, Klose di un altro mondo.

 

 

IL RICORDO DI MANZINI – A margine della funzione si è soffermato anche il team manager della Lazio, Maurizio Manzini: “E’ difficile trovare parole adeguate per il grande Giorgio e Bob. Mi posso rifare a quello che hanno detto Felice e Pino, non se ne sono andati sono sempre qui con noi. Mi piace avere queste occasioni per ricordarlo, in queste occasioni uno è più concentrato su questo ricordo di due personaggi che saranno indelebili nella storia della nostra società. La Lazio è una grande famiglia che attraversa momenti belli e brutti. Noi laziali alla fine ci rialziamo sempre. Di Giorgio ricordo sempre quel famoso indice puntato verso la Curva Sud , che non voleva essere un gesto di scherno, ma una sfida sportiva. Di Bob ricordo con piacere le sue tantissime battute che ti mettevano sempre a tuo agio in qualsiasi situazione. Mi è sempre rimasta impressa una foto che stava nella sede della Lazio che lo vedeva abbracciato a Re Cecconi, ridevano entrambi può darsi che lo stesse schernendo con una delle sue battute”.

 

LA LETTERA DI CHINAGLIA – “Ciao, come stai? Ti scrivo queste poche righe per dirti che di voi non ho mai invidiato nulla e che non sono scappato. Sono andato via perchè doveri familiari mi impongono di stare qui in America. Ma non vi dimenticherò mai e vi seguirò sempre. Andiamo Chinaglia Andiamo, Giorgio” è con grande commozione che dal pulpito Felice Pulici legge questa lettera che Giorgio aveva rivolto a tutti in quella calda giornata del 27 luglio 1975, il primo ritiro senza Long John.

Venerdì, in occasione della trasmissione “IO TIFO LAZIO”, in onda su CITTACELESTE TV, dalle 21 alle 23, canale 669 del digitale terrestre, potrete vedere tutte lee immagini e i ricordi di Long John e Bob Lovati, dalla voce dei protagonisti del 1974.

 

 

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