La prima di Petkovic

La prima di Petkovic

No, non sarà come i derby giocati in Svizzera. «Anche perché gli abitanti dell’intero Paese sono poco più di quelli di Roma». Ecco, già il paragone con le stracittadine vissute da giocatore a Sarajevo può cominciare a reggere. «Le ho vissute con il Sarajevo contro lo Zeljeznicar, lì c’erano 50-60…

No, non sarà come i derby giocati in Svizzera. «Anche perché gli abitanti dell’intero Paese sono poco più di quelli di Roma». Ecco, già il paragone con le stracittadine vissute da giocatore a Sarajevo può cominciare a reggere. «Le ho vissute con il Sarajevo contro lo Zeljeznicar, lì c’erano 50-60 mila spettatori sugli spalti». Gli stessi, come numero, che popoleranno questa sera l’Olimpico. Per Petkovic sarà una prima volta che può segnare una stagione ed una carriera. Perché, come ha ben compreso, «questa è una partita diversa da tutte le altre. E’ come una finale. Vale tre punti come le altre gare, ma questi tre punti hanno un peso diverso».

Zeman leggenda
Ne sa qualcosa il dirimpettaio del tecnico laziale, quello Zeman che alla vigilia del suo primo derby, vissuto sulla panchina laziale, definì la stracittadina una partita come le altre. Finì con un 3-0 in favore della Roma che Zeman faticò a scrollarsi di dosso. Petkovic spera ovviamente in un debutto opposto, ma del tecnico della Roma è comunque un grande estimatore. «Lo seguo da anni, è molto conosciuto anche all’estero. Grande uomo, grande allenatore, ha fatto tanta strada, diventando una leggenda». Un mito che il mite Petkovic proverà ad offuscare con le sue stesse armi. «La Roma è forte perché gioca sempre all’attacco? Noi invece facciamo catenaccio e contropiede…», dice scherzando. Poi più serio: «La Roma non è temibile solo in attacco, è temibile in ogni settore. L’unico modo di limitarla è fare il nostro gioco. Per vincere il derby dobbiamo giocare da Lazio».

Effetto Manicone
Petko sostiene che, come di consueto, non farà la partita sull’avversario. Però ammette: «I derby sono partite talmente particolari che spesso a deciderle sono piccoli dettagli». E allora, pur non ammettendolo, magari stavolta Petko derogherà ai suoi principi. E un’occhiatina di riguardo ai difetti dell’avversario la darà. Anche perché al suo fianco l’allenatore di Sarajevo ha un uomo che dell’allenatore della Roma conosce tutto: è il suo vice Antonio Manicone, che giocò per due stagioni nel Foggia di Zeman e all’epoca era uno sorta di allenatore in campo per Sdengo. Pare che in settimana i colloqui tra il tecnico della Lazio e il suo secondo siano stati più frequenti del solito. Facile immaginarne il motivo.

Scelte senza sorprese
Certamente i due non avranno parlato della formazione, perché sotto questo punto di vista le scelte sono state fatte da tempo. Petko potrà mandare in campo la formazione migliore. L’unico dubbio riguardava il possibile impiego di Radu al posto di Lulic. Il romeno, rientrato giovedì in Coppa dopo sette mesi, ha mostrato di essere pienamente recuperato. Ma il tecnico preferisce non rischiarlo appena tre giorni dopo la prima partita. E così sarà la solita Lazio. «Dovremo giocare concentrati dall’inizio alla fine, in partite come questa la testa è tutto o quasi», avverte Petkovic. Che stavolta, a differenza di quanto fece prima dei match con Napoli e Milan (uno perso, l’altro vinto) non dice che la sua Lazio è favorita. «In un derby non ci può mai essere una squadra favorita. La Roma ha un piccolo vantaggio: non avendo le coppe ha giocato meno di noi, non solo questa settimana, ma in generale nell’ultimo mese».

Aquile e piccioni
Petkovic non entra nella polemica sulla mancata conferenza congiunta con Zeman, ci torna invece il presidente Lotito: «A noi non è arrivata nessuna proposta. Non so se la Roma usa il piccione viaggiatore per mandare le sue richieste. Noi abbiamo l’aquila». Olympia, però oggi non volerà come in occasione dei precedenti derby. Questione di ordine pubblico. Già, la stracittadina romana non è una partita come le altre.

La Gazzetta dello Sport

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