La rincorsa del nuovo Cavanda

La rincorsa del nuovo Cavanda

C’è uno scettro sulla fascia. Cavanda, può essere tuo! «Ho corso come uno schiavo per camminare come un re» , cinguettava il terzino su twitter, prima d’abbandonare il ritiro d’Auronzo. Ora il trono è lì, Lulic può lasciarlo vacante per un giorno. E’ tornato acciaccato dalla Bosnia, Cavanda scalpita per…

C’è uno scettro sulla fascia. Cavanda, può essere tuo! «Ho corso come uno schiavo per camminare come un re» , cinguettava il terzino su twitter, prima d’abbandonare il ritiro d’Auronzo. Ora il trono è lì, Lulic può lasciarlo vacante per un giorno. E’ tornato acciaccato dalla Bosnia, Cavanda scalpita per una comparsa al Bentegodi. Non vuole illudersi, ma sa che è la sua grande chance. E stavolta non può davvero bruciarla. Se l’è sudata al fresco delle Dolomiti, Petkovic l’ha riscaldata ieri, con un fratino da titolare sulla corsia sinistra a Formello.

DUE ANNI DA METEORA – Valigie disfatte da qualche settimana, Cavanda s’è ripreso la Lazio, se la tiene stretta. E’ rinato, l’hanno ribattezzato nell’acqua biancoceleste. Le treccine di Lavaredo hanno conquistato Petkovic. E’ ripartito da zero, Luis Pedro. S’era bruciato con Reja, è più maturo, consapevole degli sbagli. Zio Edy aveva provato a lanciarlo, s’era scontrato col suo carattere irriverente, troppo sfrontato. All’inizio erano rose, poi non sono sbocciate. Fato avverso, incomprensioni, errori. Tutto partì al 94′ di Juventus-Lazio, quel black out su Krasic, mai perdonato da Reja a Cavanda. Un mese dopo sarebbe tornato a Torino, sponda granata, spedito dalla Lazio in prestito. Tre presenze, sei mesi di disgelo, il nuovo fuoco con Reja: una convocazione rifiutata prima di Milan-Lazio, uno screzio prima di Lazio-Vaslui, poi la pace, l’ultima partita da titolare in campionato (con lUdinese, il 16 dicembre 2011) e un’altro biglietto aereo per Bari. E rieccoci qui.

PETKOVIC CI CREDE – Si riavvolge il nastro, si resetta la strana storia di Luis Pedro Cavanda, talento e sregolatezza. Ingenua arroganza: «Hai paura?» , gli disse un giorno Reja, una mattina del 22 settembre 2010. La risposta: «Mister, ho due gambe anch’io» . Aveva 19 anni, la sera avrebbe fermato il fenomeno Ronaldinho. Sembrava nata una stella, s’è rivelata una meteora. Eppure Cavanda oggi ha solo 21 anni e tutta una carriera davanti. Le potenzialità erano e rimangono intatte, immense. E’ esuberante, il belga – c’è poco da fare – ma se controllato, può diventare esplosivo sulla fascia. E Petkovic è disposto a convogliare sul campo la sua energia. A trasformarla in oro.

INGENUA IRRIVERENZA – Cavanda ci riprova, non può fallire. Lo ha promesso a mamma Eufrais: a lei e alla sorellina Gabriella manda spesso parte del suo stipendio, è molto legato alla famiglia. E alla sua terra: è nato in Belgio, ma ha origini angolane, è tornato in Africa in estate. Luis Pedro non ha vissuto un’infanzia semplice. E’ segnato dalla sofferenza, l’ha affrontata sempre col sorriso. Ha il ghigno di chi sfida la vita, spesso crudele. Di chi, crescendo, ne sta godendo i frutti del sacrificio. Non gli hanno mai regalato niente, ora però deve sudare ancora. Non basta più il talento per restare in alto.

L’AMICIZIA CON CIANI – Pochi decolli repentini, troppi atterraggi bruschi. E adesso non cè più il paracadute per Cavanda. E’ la sua ultima occasione, l’hanno consigliato in tanti. Diakité stravede per lui, era la mascotte di Cisse, è la nuova spalla del fac-simile Ciani. Del “Leone” ha ritrovato la musica: Rap, R&B. Luis Pedro sta istruendo il francese sulla vita romana: Michael sta prendendo casa ai Parioli, ha già iscritto i due figli in una scuola sulla Cassia. Cavanda invece sta ancora studiando: lo fa privatamente, insegue il diploma. La maturità.

fonte: CdS

Simone Davide-Cittaceleste.it

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