La sindrome di Bergamo

La sindrome di Bergamo

ROMA – Ci sono due Lazio in campionato. Da Champions all’Olimpico, da retrocessione in trasferta. I numeri scavano la differenza. Abissale, quasi inspiegabile, testimoniata da un rendimento ondivago, la stessa altalena seguita nel girone di ritorno del passato campionato. Una sola vittoria in 14 partite fuori casa, eppure in Europa…

ROMA – Ci sono due Lazio in campionato. Da Champions all’Olimpico, da retrocessione in trasferta. I numeri scavano la differenza. Abissale, quasi inspiegabile, testimoniata da un rendimento ondivago, la stessa altalena seguita nel girone di ritorno del passato campionato. Una sola vittoria in 14 partite fuori casa, eppure in Europa League è andata in modo diverso, non solo perché la squadra di Petkovic ha rimontato a Trabzonspor, pareggiando 3-3 su un campo difficilissimo. Nello scorso inverno aveva ripreso il Borussia Moenchengladbach nei sedicesimi d’andata (3-3) e si era imposta con lo Stoccarda (2-0) prima di cadere a Istanbul con il Fenerbahce in una partita condizionata dalle sviste arbitrali dello scozzese Collum. Domani sera a Nicosia proverà a mettere sotto l’Apollon Limassol, cancellando (in parte) la beffa di Bergamo. Gol in contropiede di Denis a sei minuti dalla fine a sancire l’apertura ufficiale di una crisi a cui Lotito e il ds Tare stanno cercando di porre rimedio. C’è una profonda diversità tra l’Europa League e il campionato italiano, di sicuro più tattico e complicato. E forse bisogna ragionare sul tipo di calcio, molto più che sulle sostituzioni o sui moduli scelti da Petkovic, per provare a trovare una motivazione alla crisi in trasferta. Risiede, senza buttare via tutto o farsi trascinare dall’onda emotiva, in una vocazione offensiva. Una mentalità più europea che italiana.

DA CHAMPIONS

– All’Olimpico la Lazio ha quasi sempre divertito e prodotto un buon calcio. E’ accaduto nel passato campionato e anche nello scorcio iniziale di questa stagione. Quattro partite, dieci punti: 2-1 con l’Udinese, 3-0 al Chievo, 3-1 con il Catania, 0-0 tra i rimpianti con la Fiorentina, dominata e messa alle corde per stessa ammissione di Montella, che non aveva mai sofferto così tanto per strappare un pareggio. Meglio hanno fatto soltanto la Roma e il Verona, a punteggio pieno (12 punti in 4 partite casalinghe). Sullo stesso piano della Lazio c’è il Napoli di Benitez, che si è fermato a quota 10 punti perché ne ha persi due al San Paolo con il Sassuolo. Dietro seguono tutte le altre. Dieci punti in quattro partite significano un terzo posto nella classifica parziale e un rendimento da Champions, in linea con le aspettative e con i valori della squadra. Otto gol all’attivo (due di media ogni 90 minuti) e uno soltanto al passivo. Forse è questo il dato più interessante. All’Olimpico la Lazio si dimostra squadra equilibrata. Attacca, perché gioca in casa. Ha coraggio, perché è spinta dai suoi tifosi. Riesce stabilmente ad accorciare i reparti (come chiede Petkovic) perché nel campionato italiano il fattore campo ha ancora un peso determinante. Gli avversari se ne stanno a guardia, raccolte davanti alla propria area di rigore. Lo ha fatto anche la Fiorentina.

DA SERIE B

– In trasferta Petkovic non riesce ad interrompere la serie negativa e forse a Bergamo, quando ha messo anche Klose e ha finito con quattro punte, è stato tradito proprio dalla voglia di vincere. La Lazio ha avuto il 60,3 per cento del possesso palla, ha crossato 17 volte nell’area di rigore dell’Atalanta (subendone solo 11), ha indovinato un’infinità di passaggi (365 contro 197), a testimonianza di aver controllato a lungo la partita. Ha commesso più falli (17 contro 7) perché è fondamentale interrompere il gioco quando si perde il pallone. Non c’è riuscito Onazi con Cigarini sul passaggio sbagliato di Cavanda e l’Atalanta ha vinto. Colantuono in festa con un contropiede all’italiana. Petkovic in crisi. Eppure la Lazio aveva giocato meglio (e rischiato meno) rispetto alla trasferta di Reggio Emilia con il Sassuolo (da 2-0 a 2-2). In precedenza la squadra biancoceleste aveva perso fuori casa il derby con la Roma e alla seconda di campionato con la Juventus (1-4), altra occasione in cui il tecnico di Sarajevo se l’era giocata all’attacco. Il totale fa 1 solo punto in quattro partite esterne e ben 10 gol al passivo. Terz’ultimo posto nella classifica parziale delle trasferte come Sassuolo, Chievo e Bologna. Peggio hanno fatto soltanto Catania e Udinese, sempre sconfitte fuori casa. Medie da retrocessione. Numeri da cambiare. Serve ancora più coraggio ai giocatori o Petkovic deve diventare più prudente?

Corriere dello Sport

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy