L’aquila vola via..

L’aquila vola via..

L’aquila Olympia aveva già capito tutto. Anziché planare sul prato, s’è issata sul tetto dell’Olimpico e non è più scesa, per poi addirittura sparire. Quasi sapesse che col Chievo, più omeno come al solito, per la Lazio sarebbe finita male. E così è stato. Per la decima volta su undici…

L’aquila Olympia aveva già capito tutto. Anziché planare sul  prato, s’è issata sul tetto dell’Olimpico e non è più scesa, per poi addirittura sparire. Quasi sapesse  che col Chievo, più omeno come al solito, per la Lazio sarebbe  finita male. E così è stato. Per la decima volta su undici i veneti, cinici e opportunisti il giusto, fanno bottino a Roma, e stavolta è addirittura pieno, grazie al settimo sigillo di Paloschi, lesto a riprendere in posizione regolare il tiro di Jokic respinto dalla traversa, e ai peccati mortali di Petkovic. Una formazione sbagliata,  l’incomprensibile rinuncia a Mauri e soprattutto a Hernanes,  il ripensamento tardivo e una squadra alla quale era comunque stata sottratta identità e qualità, difficile recuperare in corsa tanto più quando manca un tipo essenziale come Klose. Così, in un colpo solo, tutti i record  dell’era  Petkovic vanno per aria: le  partite utili consecutive si fermano a 16 (Mancini ed Eriksson in salvo), le vittorie consecutive in casa a 6 (e qui gode Zoff). Ma soprattutto, è il campionato che torna
in gioco. E più che pensare alla Juve fuggitiva, o a quella di Coppa Italia da affrontare martedì, forse è il caso di ricordare a tutti, tecnico in testa, che i posti Champions sono tre. E si fa presto  a perdere quel treno milionario. Petkovic peccatore Già costretto a fare a meno dell’infortunato  Klose, Petkovic decide chissà perché che la Coppa Italia è troppo più importante del Chievo. Così, per la prima volta in assoluto in campionato, decide di partire senza Hernanes e Mauri, che fin qui ne hanno saltato una a testa  per squalifica. E’ un peccato grave di presunzione, che la Lazio paga perdendo non solo il suo
più autorevole finalizzatore, ma coloro che sanno dare del tu al pallone, che sanno creare calcio e occasioni. L’idea di supplire a questo rischioso doppio avvicendamento, è quella di varare un modulo assai offensivo, un 4-3-3 con Candreva e Lulic ai fianchi di Floccari, e con due guastatori come Gonzalez e il vecchio Brocchi (seconda da titolare, imbarazzante) ai fianchi di Ledesma. Probabilmente i sei gol a zero rimediati dal Chievo nelle ultime trasferte nella Torino granata e a Bologna traggono in inganno Petkovic.  Gli ospiti non chiedono infatti di meglio che farsi schiacciare dietro, e il 3-5-2 iniziale di Corini
diventa subito un 5-3-2 con Sardo (infortunato e sostituito dopo mezzora da Vacek) e Jokic bassi sulla linea di Andreolli, di un monumentale Dainelli e di Cesar, coi tre davanti, guidati da Luca Rigoni, cortissimi a fare da frangiflutti. In spazi così ristretti la falcata di Lulic, che dovrebbe invece partire da lontano, e la corsa di un Candreva comunque in ribasso, diventano optional inutilizzabili. Risultato: un primo tempo che più mediocre non si può, con la Lazio sempre nell’altrui metà campo ma senza sbocchi. La ricerca di qualche inutile palla inattiva non sfruttabile vista l’assenza di lunghi (manca pure
Ciani) e del tiro da fuori, degno di nota solo quello di Konko che costringe Puggioni alla respinta coi pugni, unica sua parata  del match, dicono già che questa volta il mito Petkovic ha toppato
di brutto. Pentimento inutile Come spesso succede, il pentimento del tecnico,  che toglie Brocchi e inserisce Mauri all’inizio della ripresa, trova  una Lazio in confusione, che vorrebbe ma non può, cade nella
trappola dell’arrocco del Chievo e finisce con l’allungarsi.Unerrore fatale, di cui gli uomini di Corini,  che comunque davanti hanno due in gamba che sanno approfittare di quel poco che passa il convento,
approfittano subito. Costruisce Thereau e dopo il tiro di Jokic finalizza Paloschi, che s’era già fatto apprezzare nel primo  tempo con un malizioso pallonetto da metà campo. Solo allora Petkovic chiama in campo anche Hernanes (alla fine anche il Kozak della disperazione) e solo allora, col brasiliano, la Lazio sarà  finalmente capace di costruire qualcosa di apprezzabile. Ma le due occasioni sciupate da Dias e da Mauri (in comproprietà con Floccari) non fanno che sancire l’epilogo di una serata-no, dove il mediocre arbitro Giacomelli (grottesca l’ammonizione di Hernanes per simulazione) comunque non aggiunge e non toglie niente. Il Chievo, dall’alto di una classifica che comincia a farsi quasi sontuosa, se la ride. Per la Lazio impegnata su tre fronti, il difficile  comincia adesso, a cominciare dall’1-1 da difendere martedì in
Coppa Italia, per passare al Genoa dell’ex Ballardini da affrontare domenica a Marassi senza gli squalificati Biava e Dias. I record  appartengono ormai al passato.

La Gazzetta dello Sport

Cittaceleste

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy