Lazio, decollo fallito

Lazio, decollo fallito

Ora Mazzarri è nuovamente faccia a faccia con l’odiata Juventus, perché il Napoli strapazza la Lazio e affianca i bianconeri in testa al campionato. Un Napoli tornato solido, vitale, determinato, in grado di superare l’imbarazzo iniziale e di ammansire in fretta le velleità di una Lazio flaccida, spaesata, fuori partita,…

Ora Mazzarri è nuovamente faccia a faccia con l’odiata Juventus, perché il Napoli strapazza la Lazio e affianca i bianconeri in testa al campionato. Un Napoli tornato solido, vitale, determinato, in grado di superare l’imbarazzo iniziale e di ammansire in fretta le velleità di una Lazio flaccida, spaesata, fuori partita, con un punteggio rotondo, persino troppo stretto. Una Lazio incapace di proporre una reazione degna di questo nome, dopo il primo gol di Cavani. A Petkovic non riesce il sognato colpaccio al San Paolo e la squadra incappa nella seconda sconfitta consecutiva, che la ricaccia un po’ indietro dalla zona nobile della classifica. Nulla è compromesso, ma bisogna rimediare subito agli errori. La sfida vive il primo episodio cruciale dopo 2 minuti quando Klose segna una rete, viziata da un netto fallo di mani, incredibilmente ignorato dall’arbitro e dall’inutile giudice di porta. I partenopei protestano ferocemente, De Sanctis minaccia di andarsene, per fortuna il tedesco ammette il fallo e Banti annulla con i napoletani che lo applaudono per la sportività.
Nel primo quarto d’ora la Lazio piace, con il pressing alto e il gran movimento dei centrocampisti, il Napoli soffre e Mazzarri si agita in panchina. Un diagonale di Maggio, che sfiora il palo, è il primo segnale del risveglio partenopeo. Piano piano i biancocelesti concedono campo, si fanno timidi, con Candreva che stenta nel contenere Zuniga e Cavanda che viene sovrastato dal passo veloce dell’arrembante Maggio. Il Napoli s’impadronisce delle fasce e anche della partita, che sblocca al 19’: botta di Cavani dal limite, palla che tocca il fianco di Ciani e inganna Marchetti. La formazione di Petkovic accusa il colpo, pasticcia a centrocampo, lenta nella circolazione della palla, senza sbocchi offensivi. Poi subisce la seconda rete, grazie a una grave amnesia, che rispecchia quella commessa in occasione del gol subito dal Genoa. Cannavaro riceve palla dal portiere, Klose abbozza un contrasto, ma poi desiste, il difensore vede libero Cavani e lo serve con un passaggio di 50 metri, con Ciani che si dimentica dell’attaccante. Tiro potente sul quale Marchetti si fa trovare gravemente impreparato, con le mani molli. Il doppio vantaggio galvanizza gli azzurri, che giocano in scioltezza, arrivando sempre primi sulla seconda palla, mentre i biancocelesti appaiono impotenti e non riescono né ad organizzare gioco, né a tirare in porta. Solo qualche corner e cross sballati.
La Lazio si scuote ed esce dal torpore in avvio di ripresa, che comincia con piglio aggressivo. Petkovic inserisce Ederson e Floccari, riporta Lulic a fare il terzino, e passa al 4-4-2. Klose (16’) trova l’unica giocata della serata, ma l’ottimo colpo di testa viene neutralizzato da De Sanctis, con un super intervento vicino al palo di destra. Ma al 19’, lo stesso minuto del primo gol, Cavani manda in archivo la pratica firmando la seconda tripletta alla Lazio. Scatta al limite del fuori gioco, ancora lasciato colpevolmente solo, dribbla a rientrare il portiere e sigla il 3-0. Protestano i biancocelesti, ma la posizione del Matador è regolare. La Lazio è in ginocchio, Marchetti evita il tracollo su Hamsik, Cavani calcia alto un rigore (fallo di Konko su Insigne), Zunica sfiora la base del palo, Insigne si pappa il quarto gol.

I biancocelesti ci mettono volontà, ma il costrutto è scarso e la partita è tutta in salita con il Napoli che la gestisce facilmente. Aspetta gli avversari e riparte con micidiali contropiede affidati a Insigne, orgoglio partenopeo e nuovo idolo dei tifosi. La sfida perde i suoi contenuti e scade inesorabilmente di tono, con la Lazio che attende solo il triplice fischio. Una sconfitta pesante, un’autentica mazzata, che ne ridimensiona un po’ le ambizioni e costringerà l’allenatore svizzero a rivedere qualcosa perché la squadra, al San Paolo, gioca senza personalità e senza cattiveria (3 tunnel subiti!) Tre partite senza reti rappresentano un campanello d’allarme preoccupante e deve preoccupare la resa senza attenuanti contro la nuova capolista.

fonte: il messaggero

Simone Davide

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