Lazio k.o. in 8 minuti

Lazio k.o. in 8 minuti

La Lazio è sparita, inghiottita da un eccesso di presunzione (o di inesperienza?) del suo allenatore e dai suoi limiti strutturali, esplosi in modo fragoroso al vecchio Cibali e annunciati da una deriva pericolosa, i cui segnali s’erano già avvertiti nelle precedenti quattro partite. Ha stravinto il Catania e Maran…

La Lazio è sparita, inghiottita da un eccesso di presunzione (o di inesperienza?) del suo allenatore e dai suoi limiti strutturali, esplosi in modo fragoroso al vecchio Cibali e annunciati da una deriva pericolosa, i cui segnali s’erano già avvertiti nelle precedenti quattro partite. Ha stravinto il Catania e Maran ha impartito una lezione di calcio a Petkovic, che avrebbe dovuto correggere rotta prima di franare nell’imminenza del derby con la Roma. La dote costruita dal tecnico di Sarajevo con un avvio di stagione da applausi si è dissolta in fretta. Nel giorno dei fazzolletti bianchi e della  panolada di protesta dei tifosi del Catania per il gol rubato a Bergessio con la Juve domenica scorsa, hanno vinto anche Mazzoleni e i suoi collaboratori. L’arbitro di Bergamo ha tenuto in pugno la partita con personalità, indovinando ogni decisione. Giusto il rigore del raddoppio concesso al Catania (fallo di mano di Dias); regolare il 3-0 firmato da Gomez e convalidato dopo la segnalazione di Guida, arbitro d’area, perché Biava ha respinto
Biancocelesti travolti dal poker del Catania, inghiottiti da un eccesso di presunzione e dai propri limiti strutturaliquando il pallone aveva già superato la linea di porta; è sembrata corretta anche la decisione di far proseguire il gioco (Konko a terra, Gomez in fuga) nell’azione del quarto e ultimo gol del Catania, siglato da Barrientos, ancora con tutta la Lazio sbilanciata in avanti.

ANALISI – E’ stata una resa indecorosa. I quattro gol di scarto neppure rendono pieno merito al Catania, che poteva entrare nella storia con una vittoria ancora più larga. Rapidi e aggressivi, più forti nei contrasti e pronti a ripartire, i giocatori di Maran hanno spappolato la Lazio, molle e compassata, dal primo all’ultimo minuto. Entravano da tutte le parti, viaggiavano a velocità doppia, dimostrando una condizione fisica superiore e un’idea di calcio più efficace. Petkovic dovrà riflettere a lungo su questo pomeriggio da incubo. Nove mesi fa Reja ne prese cinque a Palermo, ma si presentò in condizioni di emergenza e improvvisando la difesa a tre. Ieri mancava soltanto Klose e nel ballottaggio tra Gonzalez e Brocchi, l’ex allenatore dello Young Boys ha puntato su Cavanda, uno dei peggiori in campo, riportando Lulic a centrocampo. Anche la scelta iniziale di preferire Rocchi a Floccari, più forte fisicamente e adatto al modulo con una punta, non ha convinto. Ora si tornerà a parlare del mercato estivo, della rinuncia della società ad acquistare un altro mediano o un terzino sinistro che potesse sostituire Radu, non ancora pronto. In realtà la stessa Lazio sinora aveva convinto tutti. Forse l’analisi deve portare su altri temi. Gioco dispendioso e rischioso in eccesso, soprattutto se non ci sono marcate differenze di valori. La formula dei quattro trequartisti con solo Ledesma a guardia funziona se tutti sono al top, ma non può durare una stagione intera e giocando ogni tre giorni. Non è un caso che la Lazio abbia smarrito gli equilibri nel giorno in cui, alla squalifica di Klose, si sono aggiunte le pessime prestazioni di Hernanes e Candreva, sino a ieri i veri trascinatori, senza parlare di Gonzalez, in panchina perché esausto. Sono mancati anche tutti gli altri. Konko a questi ritmi non tiene, Lulic sembra il cugino del talento ammirato l’anno scorso, e Petkovic non si fida ancora di altre pedine in organico, a cui rinuncia sistematicamente. Più del modulo, il suo errore è stato questo: rendendosi conto del calo di condizione generale, avrebbe dovuto disegnare una squadra più accorta. Invece è andato al massacro, predicando il suo calcio d’attacco.

SPAZI – La partita della Lazio è durata solo otto minuti. Rocchi ha avuto il tempo di fallire una clamorosa occasione da gol, sparando a lato sulla respinta di Andujar. Poi è andato in scena lo show del Catania, tenuto in vita dal solito canovaccio. Palla persa dai biancocelesti e azioni laceranti di contropiede. Quando Candreva ha sbagliato l’appoggio a Mauri, Spolli è uscito palla al piede dalla difesa e con un passaggio semplice ha innescato Gomez. Non c’era più nessuno. Konko troppo avanti, l’argentino ha puntato Biava e ha sparato una botta sotto la traversa, battezzata fuori con superficialità da Bizzarri. Sotto di un gol, la Lazio si è sbriciolata, dimostrando scarso carattere. Poco dopo, nato da un’azione identica, Barrientos si è divorato il raddoppio, che è arrivato su rigore al 25′. Sbadato Cavanda, ha perso palla e s’è fatto infilare. Dias, costretto a uscire su Izco, è stato superato in dribbling e ha toccato il pallone con il gomito. Rigore sacrosanto, trasformato da Lodi. La bambola non era finita. Tre minuti dopo il Catania ha chiuso il conto. Konko ha permesso a Marchese un cross tagliatissimo in area: Gomez è sbucato dietro a Cavanda e con il piatto volante ha messo alle spalle di Bizzarri. Biava ha tentato il disperato salvataggio, ma il pallone aveva superato la linea e Mazzoleni ha convalidato. Nell’intervallo Petkovic ha provato a correggere la disposizione tattica: fuori Hernanes e Cavanda, dentro Brocchi e Floccari. La Lazio è passata al 4-3-1-2 con modesti risultati. A parte i tentativi da fuori di Floccari, Mauri e Candreva, zero occasioni da gol. Il Catania, invece, era pericoloso ad ogni ripartenza e al 25′ ha calato il poker con Barrientos, servito da un assist dell’indemoniato Gomez. Altro contropiede fulminante, nato da un angolo a favore dei biancocelesti, che nel finale sono stati graziati due volte da Castro. Altrimenti sarebbe stata cinquina…

Il Corriere dello Sport

Cittaceleste

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy