Lazio, ritrova i tuoi big

Lazio, ritrova i tuoi big

Piace la Lazio dei giovani, ma nel cantiere aperto di Formello ci sono anche tanti big da recuperare. Il campionato di Petkovic, dopo la svolta di Trebisonda e il pareggio pieno di promesse con la Fiorentina, scatterà domenica prossima a Bergamo. Sta nascendo il progetto del futuro, la nuova linfa…

Piace la Lazio dei giovani, ma nel cantiere aperto di Formello ci sono anche tanti big da recuperare. Il campionato di Petkovic, dopo la svolta di Trebisonda e il pareggio pieno di promesse con la Fiorentina, scatterà domenica prossima a Bergamo. Sta nascendo il progetto del futuro, la nuova linfa garantita da Felipe Anderson e Perea, altri gioielli da lucidare e rimettere in vetrina. Sono i big a fare la differenza e la Lazio sinora è come se avesse giocato senza Klose. Si è arreso dopo il derby ed è volato in Germania per operarsi al piede destro. Da alcune settimane un’infiammazione al metatarso (provocata da un nervo) gli impediva di giocare al massimo. Ora ha ripreso a correre e si prepara al rientro, pronto a rimettersi la Lazio sulle spalle, a trascinarla verso la Champions, inseguendo le prime tre della classifica. Sono mancati i gol e tutto il peso di Miro in attacco, ma Petkovic ha intenzione di procedere anche nel pieno recupero di Hernanes, giù di condizione atletica (parole sue) e forse troppo nervoso, perché ancora incapace di esprimersi sui livelli della passata stagione. Serve il vero Profeta per vincere le partite equilibrate e tornare a mettere paura alle grandi del campionato. Ma c’è anche un altro protagonista della Lazio sinora poco utilizzato e non ai livelli delle passate stagione. Una sicurezza in termini di rendimento e attaccamento alla maglia biancoceleste. Petkovic aspetta il rientro dall’Uruguay di Alvaro Gonzalez, il mediano principe dei biancocelesti. Rongoni e il tecnico di Sarajevo hanno studiato un mini-ciclo di preparazione per il Tata e per gli altri nazionali. La rosa ampia permetterà di rifiatare e di allenarsi meglio.

KLOSE: Si è rialzato dopo l’ultimo infortunio Cerca la riscossa ha voglia di gol

ROMA – Mancano i big, mancano tanto. Mancano i gol di Klose ad esempio, quelli pesanti, quelli decisivi. Nel 2013 il tedesco ne ha sfornati pochi, soltanto sei. Sei reti distribuite in due partite, anzi in due campionati: cinque le segnò tutte d’un fiato al Bologna (il 5 maggio), una l’ha segnata alla Juve il 31 agosto scorso. Servono i gol di Klose, li ha sempre distribuiti con regolarità, nel 2013 non ci è riuscito per via degli infortuni. Manca l’apporto dei big, è riscontrabile nel rendimento offerto dalla Lazio in questo inizio d’annata, nei risultati raccolti dalla squadra. Quando si parla di Klose, di Hernanes o di Gonzalez non si parla di comparse, sono giocatori imprescindibili per il gruppo di Petkovic.

IL FUTURO –

Infortuni, incidenti vari, stop lunghi, contratti in scadenza. Sono tanti i fattori che possono incidere sullo stato psico-fisico di un calciatore, nessuno ha il cuore di pietra, neppure i campioni. Klose ha 35 anni, ha l’esperienza dei grandi, anche lui può accusare un calo, anche nella sua testa possono frullare certi pensieri. Il contratto firmato con la Lazio scadrà a giugno, è logico che s’interroghi, che inizi a pensare al futuro: «Non so cosa succederà, analizzerò tutto anno dopo anno cercando di capire quale sarà la scelta più giusta da fare» , dice e ripete da un po’ di tempo. Klose è un professionista esemplare, è un uomo d’un pezzo, lotterà sino all’ultimo giorno in cui indosserà la maglia biancoceleste, su questo non ci sono dubbi. E’ un anno particolare per lui, lo porterà a giocare i Mondiali in Brasile, è un appuntamento imperdibile, con la Germania vuole battere tutti i record possibili e immaginabili.

IL RIENTRO –

C’è bisogno del miglior Klose, dell’uomo di ghiaccio, del goleador-highlander, del bomber dei bomber. Ha superato l’infortunio accusato al piede destro, ha ripreso a correre venerdì, ha continuato ad allenarsi sabato, domani potrebbe tornare in gruppo. Petkovic lo aspetta, spera di poterlo convocare in vista del match di domenica a Bergamo. Non è detto che Klose giochi, è più facile pronosticarlo in panchina. E’ fermo da quasi venti giorni, ha subito un’operazione, deve recuperare la forma fisica. La speranza è che Miro non si fermi più, che si sblocchi, che inizi a segnare come ai tempi d’oro. L’esplosione di Perea fa piacere, l’exploit di Floccari in Turchia promette bene, ma Klose è Klose, la sua capacità realizzativa è unica. In una Lazio che tira a ripetizione (dopo la Juve è la squadra più pericolosa del campionato) uno come Klose deve garantire grappoli di gol. Non è un caso che i biancocelesti gravitino nelle zone basse della graduatoria relativa alle percentuali realizzative (la Lazio è al quattordicesimo posto). L’assenza di Klose s’è fatta sentire, è un cannoniere vero, se sta bene non fatica ad andare in doppia cifra. Nelle prime due stagioni s’è dovuto fermare per infortunio, il suo score è rimasto bloccato. Quest’anno la iella l’ha colpito subito, se c’era un dazio da pagare forse è meglio averlo pagato subito. D’ora in poi è giusto attendersi gioie e gol, tantissime soddisfazioni. Il passato felice può ritornare. Non manca la speranza…

GONZALEZ: Petkovic studia un mini-ciclo di preparazione per l’uruguaiano

ROMA – Otto presenze, solo quattro da titolare, sei volte in panchina su dieci partite ufficiali della nuova stagione e in due occasioni senza neppure entrare in corsa. Alvaro Gonzalez è partito in ritardo, ma Petkovic lo aspetta. Nelle scorse settimane ha sofferto la concorrenza e la crescita di Onazi, nuovo padrone della linea mediana. Ma nei prossimi giorni costruirà il suo rilancio e si trasformerà in un valore aggiunto per la Lazio. Nessuno lo ha dimenticato, tutti conoscono il valore dell’uruguaiano, abituato a risalire la corrente, a soffrire in silenzio, a imporsi con la corsa e lo spirito di sacrificio, doti indispensabili per trovare un posto in squadra. Gonzalez è con la Celeste. Il ct Tabarez lo ha lasciato in panchina nel confronto con l’Ecuador e forse lo impiegherà domani notte nel confronto di Montevideo con l’Argentina. L’Uruguay deve rincorrere la qualificazione ai Mondiali in Brasile passando dagli spareggi, previsti a metà novembre.

LAVORO INDIVIDUALE

– Gonzalez rientrerà a Formello soltanto venerdì con Biglia e difficilmente verrà impiegato a Bergamo con l’Atalanta. Onazi rientrerà in anticipo, già domani dovrebbe allenarsi con la Lazio (il ritorno tra Nigeria ed Etiopia è in calendario il 16 novembre) e l’uruguaiano quasi certamente giocherà titolare a Nicosia con l’Apollon Limassol in Europa League. Petkovic, proprio per favorire il turnover e migliorare la condizione, ha previsto dei mini-cicli di richiamo atletico per i nazionali. Gonzalez ha saltato il ritiro di Auronzo di Cadore perché sino all’inizio di luglio è stato impegnato con l’Uruguay in Confederations. E poi nel mese di agosto s’è trovato subito in campo, proiettato in partite di alto livello e senza potersi allenare con regolarità proprio a causa degli impegni con la nazionale. A Ferragosto era sbarcato in Giappone per un’amichevole, all’inizio di settembre in Sudamerica per le qualificazioni mondiali. Un volo intercontinentale dietro l’altro. Questo non gli ha permesso di allenarsi con continuità e di raggiungere una buona condizione. Gonzalez peraltro veniva da un finale di stagione sofferto e in cui era stato costretto a fermarsi più volte oppure a giocare con le infiltrazioni per una fascite plantare che lo tormentava al piede destro.

CONCORRENZA

– Non s’è ancora visto quest’anno il vero Gonzalez, ma la Lazio è pronta a recuperarlo, alternando le partite agli allenamenti. Il piano scatterà al rientro dell’uruguaiano, che alla fine di agosto era in leggero sovrappeso. Se Onazi sta crescendo in modo esponenziale, Alvaro era e resta il re del pressing, uno dei giocatori preferiti da Petkovic per la capacità di accorciare i reparti, di inserirsi in attacco, di correre per quattro e soccorrere i compagni in difficoltà. Nel disegno tattico della nuova Lazio, che vuole essere competitiva su tre fronti, si gioca il posto e si divide lo spazio con il nigeriano. Ma non è escluso, considerando il progetto del 4-3-3, che Vlado presto possa considerare una linea mediana più robusta con Gonzalez e Onazi ai fianchi di Biglia o di Ledesma in cabina di regia. Il cantiere appena aperto a Formello produrrà tante sorprese nelle prossime settimane. E l’uruguaiano va considerato un rinforzo per l’autunno. Quasi un acquisto.

HERNANES: Si sente scarico deve rilanciarsi
Ha ammesso di essere fuori condizione, il nervosismo lo sta limitando (5 gialli in 9 gare). Insegue nuovi stimoli

ROMA – Fuori forma sì, triste no, così dice di sentirsi: «Non ero in gran forma e sono arrivate accuse. La parte fisica non è ancora la migliore» . Hernanes è annebbiato, si sente fuori forma, l’ha confessato recentemente. Hernanes non è un malato immaginario, si sente giù fisicamente, deve recuperare le energie migliori. La convocazione del Brasile non l’ha aiutato, sarebbe stato utile lavorare a Formello e invece s’è trovato sballottato tra Seul e Pechino per partecipare alle amichevoli contro Corea del Sud (è entrato al 68’) e Zambia (si gioca domani). Il vero Profeta non s’è visto quest’anno, il suo stato di forma ha condizionato il rendimento della Lazio. Cosa frena Hernanes? Cosa lo blocca? Qual è il motivo del suo calo? C’entra il contratto in scadenza nel 2015? C’entra la trattativa per il rinnovo? Le domande si sono moltiplicate negli ultimi due mesi. Hernanes l’anno scorso era rinato, la cura Petkovic l’aveva cambiato e rigenerato. Da centrocampista, nel ruolo che più gradisce, aveva trovato grandi motivazioni. Dopo un’estate un po’ travagliata era esploso tra l’esordio nei play off europei (gol al Mura) e la prima giornata di campionato (gol all’Atalanta). Hernanes siglò cinque gol nelle prime 8 gare stagionali, ma non fu determinante soltanto sotto porta. Era nel vivo del gioco, contrastava e costruiva, incideva.

LO STRESS –

Il Profeta moderno è lontano parente del Profeta di un anno fa, non a caso viene sostituito spesso (così come accadeva con Reja in panchina). E’ stato richiamato 5 volte (una volta in Supercoppa, due in campionato, due in Europa League). La Confederations l’ha tenuto in campo sino a luglio, in tutto nell’annata 2012-13 ha disputato 58 partite. Ha fatto poche vacanze, non ha svolto una preparazione regolare, anche per questo ha le gambe pesanti, è frenato nello scatto. Non è brillante, la mancanza di lucidità l’ha reso falloso. Hernanes è in diffida in campionato, il prossimo giallo farà scattare la squalifica. Uno stop l’ha già scontato, pesò il doppio giallo preso a Torino contro la Juventus. In nove partite (ha saltato un turno di serie A) ha beccato cinque gialli (uno in Supercoppa, vale in campionato). Cinque gialli sono tanti, basti pensare che in tutta la scorsa stagione ne collezionò 7 tra serie A, Europa League e Coppa Italia. Hernanes non è tranquillo, lui dice di no, ma il caso contratto un peso l’avrà. In Nazionale, storia di pochi giorni fa, ha atterrato Neymar in allenamento, quello scontro ha rischiato di mandare ko il campione del Barça. Hernanes non è sereno, in estate l’idea di partire l’ha sfiorato, presto sarà di fronte ad un bivio, dovrà decidere cosa fare: rinnovare o partire? Lotito entro dicembre formulerà una nuova offerta, le prime sono state respinte. C’è stato un avvicinamento tra le parti, non è bastato per arrivare alla firma. I tormenti di Hernanes si riflettono sul campo, è inevitabile. Dopo l’ultima intervista rilasciata in Brasile le ombre si sono moltiplicate: «Il contratto? Prima penserò al Mondiale…» . Prima penserà al Mondiale, ha detto. Le cose sono due. 1) Hernanes ha voluto mettere fretta a Lotito, l’ha rinviato per pungolarlo, per farlo uscire allo scoperto. 2) Hernanes vuole lasciare la Lazio, è impensabile che il suo futuro possa decidersi dopo il Mondiale, sarebbe ad un anno dalla scadenza.

IL POSTO –

Hernanes deve scuotersi, tornerà in Italia nei prossimi giorni e Petkovic s’attende segnali di rinascita. Il rapporto tra i due ha vissuto momenti migliori: Vlado ad inizio stagione provò ad avanzarlo nuovamente, il brasiliano non gradì. E l’esclusione nel match col Catania non fu digerita da Hernanes: quando entrò e segnò esultò senza gioire. Hernanes deve tornare a sentirsi il Profeta della Lazio, nel suo ruolo c’è Felipe Anderson che spinge. I gol li ha fatti, ne ha realizzati tre (due in campionato, uno in Europa League), ma hanno avuto un peso minore rispetto alle prestazioni deludenti che ha offerto. Hernanes era sinonimo di vittoria, sotto la maglia c’era magia. Non c’è più?

Corriere dello Sport

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