Ledesma, il simbolo, fa 300

Ledesma, il simbolo, fa 300

Cifra tonda e sogni di gloria. Oggi a Palermo Cristian Ledesma festeggia la sua 300ª partita in Serie A e il compleanno cade nel momento migliore per lui e per la Lazio. Mai nella sua carriera Ledesma si era ritrovato in lotta per lo scudetto e mai (in epoca recente,…

Cifra tonda e sogni di gloria. Oggi a Palermo Cristian Ledesma festeggia la sua 300ª partita in Serie A e il compleanno cade nel momento migliore per lui e per la Lazio. Mai nella sua carriera Ledesma si era ritrovato in lotta per lo scudetto e mai (in epoca recente, ovvio) la squadra biancoceleste aveva accarezzato sogni tricolori.

Uomo di fiducia
Della squadra-sorpresa del campionato Ledesma è lo specchio fedele. Rendimento alto e costante, ma sempre a fari spenti. Il classico lavoratore poco appariscente della cui forza ti rendi conto solo quando non c’è. Cosa che peraltro accade piuttosto di rado. Perché gli allenatori (Petkovic oggi, come chi lo ha preceduto ieri) rinunciano a lui solo se obbligati. In questo campionato è accaduto una sola volta, alla 10ª giornata nel match interno col Torino: assenza dovuta a squalifica. Prima e dopo Ledesma è stato sempre in campo, anzi al centro del campo, a dirigere le operazioni. Lui è il perno sul quale poggia la Petko-Lazio. Vertice basso del centrocampo a cinque, è al tempo stesso regista basso della squadra e schermo della difesa. Di più. E’ l’allenatore in campo cui Petkovic affida il compito di tradurre il suo verbo per i compagni. Ecco perché, pur non avendo i numeri di Hernanes né la forza psico-fisica di Klose, è il vero insostituibile tra i biancocelesti.

Cuore Lazio
Motivo per cui oggi a Palermo il centrocampista italo-argentino non sarà minimamente interessato dalla mezza rivoluzione varata da Petkovic. Il tecnico cambia modulo (via libera al 3-5-1-1) e alcuni uomini (Klose e Konko a riposo, Gonzalez in dubbio), ma piazza sempre Ledesma sulla torre di controllo da cui dirigere il traffico. Confidando sulla sua saggezza tattica e sul suo proverbiale temperamento. Ledesma, da sette anni in biancoceleste, è uno dei senatori del gruppo ed è soprattutto uno che ormai si è cucito addosso i colori del club. Non ha dimenticato il pesante ed umiliante 5-1 subito un anno fa al Barbera e vuole a tutti i costi cancellarlo. Non l’ha dimenticato anche perché quella partita la giocò da difensore centrale. La Lazio era in piena emergenza e Reja gli chiese di sacrificarsi in una posizione non sua. Risultato: la Lazio naufragò, Ledesma pure.

Pensando a Delio
Oggi le cose sono diverse. L’emergenza c’è ancora, più contenuta però. Ma soprattutto Ledesma non sarà costretto ad emigrare in altra zona del campo. Sarebbe stato il colmo nel giorno della sua gara numero 300 in Serie A. Una storia cominciata a Lecce nel 2002: non aveva neppure 20 anni quando Delio Rossi lo fece debuttare. Coi salentini ha poi giocato altre 96 partite in A nei quattro anni successivi. Quindi, nel 2006, lo stesso Delio Rossi lo volle alla Lazio, dove Ledesma ha fatto prima 100, poi 200 ed ora si accinge a toccare quota 300. Poteva in un giorno simile mancare l’allenatore cui Ledesma deve gran parte delle sue fortune? No, non poteva mancare. E infatti se oggi la Lazio di Petkovic uscirà indenne dal Barbera si allungherà a 15 partite la serie utile dei biancocelesti. Eguagliando, appunto, quanto seppe fare la Lazio di Delio Rossi nel 2006-07. Ledesma c’era già allora. Ed anche all’epoca era uno dei pochi insostituibili.

La Gazzetta dello Sport

Cittaceleste

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