Ledesma laziale a vita

Ledesma laziale a vita

Un’aquila che vola, una bandiera che sventola, un capitano coraggioso, un centrocampista insostituibile, un leader vero, un laziale a vita. Cristian Ledesma, un innamorato della Lazio. Testa alta, muscoli, gambe, volontà da uomo antico, ha centrato le 200 presenze in campionato con la maglia biancoceleste, è successo a Pescara. Ledesma…

Un’aquila che vola, una bandiera che sventola, un capitano coraggioso, un centrocampista insostituibile, un leader vero, un laziale a vita. Cristian Ledesma, un innamorato della Lazio. Testa alta, muscoli, gambe, volontà da uomo antico, ha centrato le 200 presenze in campionato con la maglia biancoceleste, è successo a Pescara. Ledesma aquila vera, la proclamazione non è di oggi, se l’è conquistata sul campo con anni di sacrifici e di prestazioni, sudando le maglie che ha indossato, stringendo i denti, giocando quando non avrebbe dovuto per via di guai fisici. Ledesma ha fede nella Lazio, è uno dei simboli positivi, un esempio da seguire. Non s’è mai lamentato, è andato avanti, sempre. Non ha mai cercato fama, non ha mai giocato da solo, s’è esibito con carisma, con la sua forza, ne ha da vendere.

LA STORIA – Duecento volte Ledesma, duecento partite con la Lazio in serie A. Duecento partite festeggiate in famiglia domenica sera, soffiando sulle candeline poste su una buonissima torta preparata dalla moglie Marta. Nel calcio, come nella vita, ci sono quelli che marciano attraversando il destino, non si fermano mai. Per loro non conta solo lo stile, ma la voglia di farcela. Ledesma è uno di questi, in tanti anni di Lazio ha scalato montagne, superato ostacoli, vinto sfide. E’ rinato più volte, si è ripreso la Lazio quando pensava d’averla persa. E’ ripartito con più forza e convinzione, è tornato su grandissimi livelli, oggi è uno dei centrocampisti più forti dell’intera serie A. Lo dice il campo, lo dicono i numeri. Ledesma e Pirlo si danno battaglia a distanza, sono in vetta alla classifica dei passaggi riusciti. Guida Pirlo con 427 palloni indovinati, segue Ledesma con 389, il duello andrà avanti per tutto il campionato. Pirlo regista della Juventus capolista, Ledesma simbolo del contropotere, fulcro della Lazio più bella e ambiziosa degli ultimi anni. Si diverte a sconvolgere le supremazie, ha l’istinto del leader, lo diceva Delio Rossi, individuò in lui le stimmate del caposquadra futuro. Petkovic lo utilizza a mo di sentinella, l’ha piazzato davanti alla difesa, da lui partono le iniziative, è lui l’equilibratore della squadra. Ledesma anima della Lazio, di ogni Lazio. Solo Ballardini, commettendo un errore imperdonabile, ebbe il coraggio di lasciarlo fuori seguendo logiche sbagliate, non solo tecniche.

LA STORIA – Ledesma si è temprato sui campi di calcio, sui campi di terra e polvere della Patagonia, lì dove iniziò a dare calci al pallone: «Era un pallone “eterno” durato non so quanti anni perché tutte le volte che io e i miei fratelli lo bucavamo papà si metteva a ricucirlo pazientemente. Tuttora penso sia il pallone più bello che io abbia mai usato» , raccontò una volta l’italo-argentino. Ledesma è il penultimo di nove fratelli, la sua famiglia da Buenos Aires si trasferì a Puerto Madryn, penisola di Valdez, un golfo affacciato sull’Oceano Atlantico dove le balene franco-australi transitano tra pinguini e leoni marini, è qui che è cresciuto: «Ascoltavo spesso, correndo dietro al pallone, quel vento e quel freddo che ti toglie il fiato e me li sono portati dietro per sempre» . Quel vento lo spinge in avanti, lo fa correre all’infinito, lo fa volare come un’aquila. Sventola la bandiera Ledesma.

Il Corriere dello Sport

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