Ledesma si sente un Re

Ledesma si sente un Re

Novanta minuti e più sotto l’acqua. A sgolarsi dal primo all’ultimo. Sbracciandosi. «State alti! State alti!», urla ai suoi anche quando mancano diedi minuti alla fine. Non fa solo il direttore d’orchestra in questa domenica. Con un cappellino in testa e un cappotto zuppo in più dei suoi ragazzi lui…

Novanta minuti e più sotto l’acqua. A sgolarsi dal primo all’ultimo. Sbracciandosi. «State alti! State alti!», urla ai suoi anche quando mancano diedi minuti alla fine. Non fa solo il direttore d’orchestra in questa domenica. Con un cappellino in testa e un cappotto zuppo in più dei suoi ragazzi lui è in campo. Quasi fisicamente in campo. E alla fine il triplice fischio è una liberazione vera. Vladimir Petkovic fa centro al primo tiro. Un derby, una vittoria. «Solo quando l’arbitro ha fischiato tre volte ero sicuro di aver vinto», dice il tecnico biancoceleste poco dopo essere stato sotto la Nord con la squadra, per abbracciare i tifosi a cui aveva chiesto di dargli una mano. Per l’allenatore della Lazio è «una delle emozioni più forti della carriera». Lui che il derby non sapeva cosa fosse, tranne ascoltare i racconti di colleghi e amici, adesso può comprendere quali emozioni può scatenarti, quanto può portanti in alto, o in basso, nell’arco di una sola ora e mezzo. Quando se ne va dall’Olimpico, con la sbornia ancora a frastornarlo, non sa ancora dove festeggerà. Ma vuole però dedicare la vittoria a chi ha puntato su di lui: «Dedico il derby alla società, alla Lazio, a quelli che hanno creduto in me e nel mio progetto. Lo dedico ai giocatori che hanno capito quanto vale questo gruppo. Adesso, stasera (ieri sera, ndr), ci godiamo questo momento di gioia. Domani (oggi, ndr) i ragazzi saranno liberi, nessun allenamento. Dobbiamo staccare un po’ prima di ricominciare». Perché la Lazio ha vinto la stracittadina soprattutto con la testa. «Abbiamo dimostrato – spiega Petkovic – di più della Roma, siamo stati bravi ad adattarci al campo e ai vari momenti della partita, variando molto il nostro gioco. La squadra ha saputo interpretare bene il match e io sono orgoglioso di questo gruppo. Anche sotto di una rete siamo rimasti calmi e bravi ad aspettare il nostro momento. La partita l’abbiamo vinta mentalmente, prima di tutto. Solo all’ultimo abbiamo sofferto un po’». Lungo i novanta minuti «abbiamo sfruttato un gioco fatto di palle lunghe, come abbiamo anche provato a imporre i nostri schemi. Sia chiaro, le palle lunghe, però, sono frutto di un costante lavoro in allenamento. In questo derby sono venute fuori tutte le nostre qualità». Il tecnico è convinto che la Roma non sia stata mai pericolosa, la difesa non ha avuto distrazioni e il centrocampo ha retto bene: «A parte il secondo gol, mi sembra che i giallorossi non abbiano mai fatto nulla di preoccupante. Se il nostro punto debole resta prendere gol sui calci piazzati? No, la Roma ci ha sorpresi una sola volta in 90 minuti. Non c’è nulla di negativo da parte nostra. Non voglio parlare di nulla tranne che di questi tre punti conquistati». Anche perché, secondo il bosniaco, il gol di vantaggio di Lamela è viziato da una spinta. Insomma, per lui è irregolare: «Abbiamo pagato degli episodi che seconde me sono discutibili, in televisione l’hanno visto tutti, c’era un chiaro fallo sulla rete del vantaggio di Lamela. Comunque la differenza l’abbiamo fatta noi». E così Petkovic batte quel Zeman che alla vigilia della partitissima era una leggenda: «È però sottinteso che la mia opinione su di lui resta uguale, anche se l’ho sconfitto resta una leggenda del calcio italiano». Bosniaco 1, boemo 0. Il laziale torna così a vincere in campionato dopo la sconfitta, pesante, di Firenze. Il morale torna altissimo, anche grazie al suo lavoro fatto su ogni giocatore. Gli chiedono: rigiocherebbe subito il derby? «Le mie emozioni sono tutte positive, ha vinto la mia Lazio. Ma ora godiamoci questo»

Il Corriere dello Sport

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