Ledesma:”Con Petko mi diverto”

Ledesma:”Con Petko mi diverto”

ROMA – La bandiera, il capitano leader, l’uomo silenzioso, il calciatore saggio. Semplicemente Ledesma, buon compleanno Cristian: «Ormai ho trent’anni, i giovani sono altri. Io faccio finta d’esserlo» . Conta lo spirito, la grinta, l’audacia. Quel 24 – settembre (ieri compiva gli anni) – sbrana ancora l’erba, ringhia sulla palla,…

ROMA – La bandiera, il capitano leader, l’uomo silenzioso, il calciatore saggio. Semplicemente Ledesma, buon compleanno Cristian:  «Ormai ho trent’anni, i giovani sono altri. Io faccio finta d’esserlo» . Conta lo spirito, la grinta, l’audacia. Quel 24 – settembre (ieri compiva gli anni) – sbrana ancora l’erba, ringhia sulla palla, è famelico. E ora insegna pure calcio: «Non sono indispensabile, mi ritengo importante per la squadra e per il gruppo. E’ fondamentale essere insostituibile per i compagni, loro devono aver bisogno di me» . Sarà una guida anche domani sera a Napoli:  «Andremo lì a imporre il nostro gioco. Non siamo affatto demoralizzati, cerchiamo la vittoria». «Che bello poter andare all’attacco come quest’anno» Ieri compleanno  con i genitori Cristian, il regalo suo più grande.

LA FESTA CON I GENITORI  – I laziali lo adorano, amore corrisposto: «Ringrazio la gente per tutto l’affetto che mi dimostra ogni giorno. Un grazie infinito anche a tutti coloro che sostengono la Lazio da sempre, uno spettacolo a Londra» , urla Ledesma a Lazio Style. Trent’anni e la gioia di sentirli. D’essere diventato quell’ometto che avrebbero voluto mamma Norma e papà Miguel. Ieri, insieme al cognato e ad altri amici, hanno festeggiato con lui a Roma:  «Sono felice che la mia famiglia mi abbia raggiunto. Erano pure a Londra, a White Hart Lane. Un’emozione vederli sugli spalti». Aveva 14 anni, Cristian, quando lasciò casa alla ricerca di un sogno. I suoi genitori l’hanno visto crescere a distanza. E non possono che essere orgogliosi.

IL GENEROSO CRISTIAN  – C’era una volta il “pequeno” Cristian Ledesma. Si specchiava sul golfo di Valdez, aveva sul volto la terra dei campi, fra le braccia un amico speciale:  «Era un pallone ‘eterno’- racconta nella sua biografia –  perché tutte le volte che io e i miei fratelli lo bucavamo il solito papà tuttofare si metteva lì a ricucirlo pazientemente» . Cristian non dimenticherà mai quel pallone fatto di sacrifici e sudore, chiunque dovrebbe averne uno. Per questo il centrocampista biancoceleste un anno fa aveva fatto recapitare in Argentina 100 palloni alla “scuola calcio Cristian Ledesma”, il vecchio Alumni di Puerto Madryn, la squadra dove il playmaker iniziò a muovere i primi passi. Lì il suo nome è inciso sulla costa.

<br>PETKOVIC, CHE MENTALITA’!  – Non ha dimenticato la strada, il grande freddo, il vento della Patagonia. Una parte di cuore l’ha lasciato lì, Cristian. In Italia è diventato uomo, a trent’anni è leader indiscusso della Lazio. Passano le stagioni, Ledesma resta:  «Ogni anno si fanno sempre formazioni affrettate e non c’è mai il mio nome. Ma poi comanda il campo. E, lo dice la mia carriera, con tutti gli allenatori ho sempre dimostrato d’essere importante per la squadra» . La Lazio di Petkovic lo diverte:  «Arrivo con più facilità nell’area avversaria, pur giocando in copertura. Mi capita di riuscire a spingermi di più, ad attaccare, in queste prime uscite. Che poi è quello che cercavo da tempo. In generale, c’è stato un vero e proprio cambiamento di mentalità, mica facile dopo due anni e mezzo. Eppure ci stiamo riuscendo» . Applausi per Vlado:  «Il mister chiede movimento, pretende il continuo scambio di posizioni per evitare le marcature. A me capita di ruotare con Hernanes e Gonzalez. Ci muoviamo tutti e si vede in campo» . Adesso basta solo un ultimo passo, parola di Ledesma:  «Le qualità le abbiamo, serve più sacrificio. Questa squadra dà il massimo, lo ha fatto anche col Genoa. Il rammarico resta, ma dobbiamo subito guardare avanti. Siamo usciti a testa alta dal campo e con lo stesso spirito andremo al San Paolo per fare risultato». Hasta la victoria. 

fonte: CdS

Simone Davide

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