Lotito low cost e Petko ringrazia

Lotito low cost e Petko ringrazia

L’investimento è stato Petkovic: vale il primo posto, hai detto niente. Poi i tempi sono quelli che sono. Allora meglio rivalutare Floccari e Zarate, rilevare la comproprietà di Candreva, andare a pescare lo svincolato Ederson e investire tutto il malloppo su Ciani. È tornato il Lotito low cost. Dice lui:…

L’investimento è stato Petkovic: vale il primo posto, hai detto niente. Poi i tempi sono quelli che sono. Allora meglio rivalutare Floccari e Zarate, rilevare la comproprietà di Candreva, andare a pescare lo svincolato Ederson e investire tutto il malloppo su Ciani. È tornato il Lotito low cost. Dice lui: «Voglio rompere l’assioma “più spendi più vinci”». Beh, finora ci sta riuscendo.

Il saldo La Lazio ha chiuso la sessione estiva del mercato con un saldo negativo di 5,2 milioni di euro: 3,5 spesi per Ciani e 1,7 per il riscatto di Candreva. Escludendo l’estate del 2004, il cui mercato fu gestito solo in parte da Lotito (le cessioni di Stam, Fiore e Corradi erano state concluse ben prima dell’arrivo del presidente), solo una volta il presidente ha investito meno nella sessione estiva: accadde nell’estate 2008, una sessione comunque molto dinamica (13,8 milioni spesi, 11,7 incassati, saldo negativo di 2,1 milioni). E siccome dal passato è giusto imparare, quella Lazio dopo due giornate aveva sei punti proprio come questa e dopo un mese di campionato, con Delio Rossi in panchina, era da sola in vetta alla classifica. Che sia anche scaramanzia?
I big restano No, è strategia… forzata. Perché i soldi in cassa stavolta non erano poi tanti, tendenza peraltro abbastanza diffusa in Italia. E allora meglio tenersi i big in rosa, rifiutare le avances del Tottenham per Hernanes e sperare nel salto di qualità con la gestione Petkovic. Che di sicuro un aspetto positivo, del mercato contenuto, lo sta apprezzando. Ederson e Ciani saranno a pieno ritmo dopo la sosta, ma la Lazio che fin qui ha incassato un solo gol in quattro partite ufficiali, vincendo sempre, schiera in campo gli stessi undici che aveva a disposizione Edy Reja. Sì, certo, il nuovo allenatore ha cambiato stile di gioco, spostando in avanti il baricentro della squadra, ma il grande vantaggio è che in campo tra i giocatori non ci sono problemi di ambientamento. Un anno fa, con una squadra tutta nuova e sette acquisti da inserire, Reja rimediò a casa un punto in due partite e dopo 180 minuti di campionato aveva già manifestato la voglia di dimettersi. Strategia forzata, strategia fortunata.

fonte: gazzetta dello sport

Simone Davide-Cittaceleste.it

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