Lotito: «Serie A a 18 squadre»

Lotito: «Serie A a 18 squadre»

Se la crisi e il fair play Uefa spingono il mecenatismo verso il tramonto, è arrivato il momento di trovare le contromisure adatte perché il calcio italiano non imploda. L’inchiesta della Gazzetta di ieri ha svelato che con 2,5 miliardi di euro i patriarchi del pallone tricolore hanno tenuto in…

Se la crisi e il fair play Uefa spingono il mecenatismo verso il tramonto, è arrivato il momento di trovare le contromisure adatte perché il calcio italiano non imploda. L’inchiesta della Gazzetta di ieri ha svelato che con 2,5 miliardi di euro i patriarchi del pallone tricolore hanno tenuto in vita il giocattolo fino ad ora. E nello stesso tempo ha lanciato l’allarme: cosa succederà se si chiudessero tutti i rubinetti? Non un’ipotesi fantascientifica visto che chi aveva speso di più in questi anni — Massimo Moratti (un miliardo) e Silvio Berlusconi (600 milioni) — ha già annunciato che ridurrà le esposizioni nel calcio. Quel che è certo, in generale, è che il sistema — non solo la Serie A ma tutta l’area professionistica — vive al di sopra dei propri mezzi. 

Riduzione Da qui l’idea di Claudio Lotito, che non è nuova – quanti progetti di riforma chiusi in un cassetto — ma almeno ha il merito di riaccendere il dibattito: «Abbiamo in testa una riduzione delle squadre di calcio — ha spiegato il presidente della Lazio a Panorama.it — perché così come il sistema è concepito oggi non ci sono le risorse economiche. Avere 18 squadre di A consentirebbe di recuperare 60 milioni di euro. Con un’unica retrocessione e la B a 18 squadre e un’unica promozione mentre la seconda spareggia con la penultima della A. E al massimo 54-60 squadre di Lega Pro; così la B recupererebbe circa 30 milioni di euro e la Lega Pro ne recupererebbe 6. Finirebbero le conflittualità economiche e si avrebbe certezza nelle risorse, cosa che oggi non esiste». Posto che l’attuale format della Serie A a 20 squadre è bloccato fino al 2015, avendo già venduto i diritti tv del prossimo triennio, la cura dimagrante fa breccia all’interno della Lega maggiore ma è opportuno che si concili col progetto di riforma della Lega Pro che entro il 30 novembre dovrebbe vedere la luce (tre gironi da 20 club dal 2014-15). Senza dimenticare che l’assemblea di B ha già deliberato (senza tempistica) la riduzione da 22 a 20 squadre. Una A a 18 non può che riscuotere consenso tra le big e, allo stesso tempo, resistenza tra le piccole.

Condivisione Eppure l’Udinese, uno dei collanti di quel microcosmo, si dice favorevole, a determinate condizioni. Spiega il vicepresidente Stefano Campoccia: «C’è la percezione che il sistema sia finanziariamente saltato, basti pensare all’alto numero di società in difficoltà o, peggio, fallite. Sì alla riduzione della A a 18 squadre, cosa che consentirebbe peraltro di sviluppare un prodotto-campionato migliore, a patto che la svolta sia condivisa con le altre componenti e che si preveda un meccanismo di pesi e contrappesi. Mi riferisco, per esempio, al paracadute per chi retrocede in B, che va incrementato. Questo discorso, poi, s’intreccia con la discussione in corso sulle cosiddette seconde squadre».

Lega Lotito è l’unico proprietario tra i top 10 a non aver dovuto versare un euro nelle casse della Lazio, dal 2004 a oggi. Contraltare ai mecenati Berlusconi e Moratti? «Non voglio giudicare. Voglio rompere l’assione che “più spendi più vinci”. Si vince anche con i progetti. Ho l’orgoglio di poter dire di aver preso alcune iniziative che hanno messo insieme efficienza e risparmio ottenendo anche risultati sportivi». E sulla Lega conclude: «La presidenza di Beretta ha prodotto più di tutti in termini di cambiamento».

gazzetta dello sport

Simone Davide

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