Lotito: spesi 27 milioni per 14 acquisti

Lotito: spesi 27 milioni per 14 acquisti

Non è stata una rivoluzione, ma una rifondazione silenziosa, condotta attraverso una politica sana, lungimirante, non apprezzata in pieno sul momento, ma da rivalutare a distanza di tempo. Prendete Antonio Candreva, l’ultimo colpo, preso in prestito il 31 gennaio a pochi secondi dal gong delle trattative, riscattato in comproprietà per…

Non è stata una rivoluzione, ma una rifondazione silenziosa, condotta attraverso una politica sana, lungimirante, non apprezzata in pieno sul momento, ma da rivalutare a distanza di tempo. Prendete Antonio Candreva, l’ultimo colpo, preso in prestito il 31 gennaio a pochi secondi dal gong delle trattative, riscattato in comproprietà per 1,7 milioni di euro a giugno. Nel rapporto qualità-prezzo una grandissima operazione: era un giocatore perso, oggi è rifiorito il suo talento e il ct Prandelli lo ha richiamato in nazionale. Segue, ancora da lontano, Miroslav Klose, bomber mondiale della Germania, fuoriclasse senza tempo, re del gol non solo nel derby. Un vero top-player. Portarlo alla Lazio, rubando l’idea a tantissimi club da Champions che avrebbero potuto ricoprirlo d’oro, è stato un colpo pazzesco firmato da Lotito e dal ds Tare, che nel 2009 aveva ingaggiato anche il portoghese Eliseu, ieri sera protagonista a San Siro con il Malaga. Qui a Roma con Ballardini, in una stagione disgraziatissima, non era riuscito a imporsi e aveva fatto gridare al flop.

FIUTO – Nel calcio servono equilibrio e prudenza. Prima di bocciare il francese Ciani, ex stopper del Bordeaux, e non concedere prove d’appello all’albanese Cana, il consiglio è di aspettare. Il tempo sta dando ragione alle intuizioni di Tare. Questa è sempre di più la sua Lazio. Della gestione sportiva targata Sabatini, oggi ds della Roma, restano Rocchi, Ledesma, Mauri e Radu. Tutti gli altri sono arrivati dopo, in un’epoca successiva. E la svolta lotitiana s’è consumata nel gennaio 2010, quando la società si convinceva a licenziare Ballardini per chiamare Reja. Sull’orlo della serie B e sulle ceneri del caso Pandev, colpevolmente perso a costo zero per l’ostinazione di Lotito a tenerlo in tribuna, è stata ricostruita la squadra biancoceleste.

RIFONDAZIONE – In poco più di due anni la Lazio ha investito quasi 60 milioni per l’acquisto di cartellini, di cui 31 recuperati attraverso le cessioni record di Kolarov al Manchester City e di Lichtsteiner alla Juventus. Nel conto non entrano Ederson e Klose, presi a parametro zero, ma il cui stipendio era e resta piuttosto elevato. Lotito, in tema di ingaggi, ha rivisto le proprie posizioni verso l’alto. Nelle trattative con gli altri club ha alzato la posta, senza esagerare. L’acquisto di Zarate, pagato 3 milioni di prestito e 20 di riscatto nel 2009, deve avergli insegnato che non conviene spendere tanto. Si rischia di rovinare il bilancio senza apprezzabili vantaggi sul campo. Hernanes, per le prospettive che aveva e mantiene, è stato preso bene: 11 milioni (9,5 al San Paolo e 1,5 alla Traffic). Lotito e Tare si sono specializzati nella ricerca di giocatori non ancora conosciuti, da rilanciare, oppure a scadenza. Biava-Dias è una coppia difensiva affidabilissima e costata 3,3 milioni. La stessa cifra è stata pagata nell’estate 2011 allo Young Boys per avere Lulic, che oggi vale almeno cinque volte di più. Niente male l’operazione legata a Gonzalez (5 milioni) e ancora meglio l’acquisto di Marchetti (5,2) approfittando della clausola di rescissione. La sintesi: in due anni e mezzo 14 nuovi acquisti (Biava, Dias, Floccari, Gonzalez, Hernanes, Marchetti, Lulic, Konko, Stankevicius, Cana, Klose, Candreva, Ederson, Ciani) con un saldo negativo di 27 milioni. Pochi sprechi, ottimi risultati. Si chiama mercato intelligente.

CdS

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