Lotito va avanti per la sua strada

Lotito va avanti per la sua strada

ROMA – Resistere, resistere, resistere. Si potrebbe parafrasare lo slogan coniato da Francesco Saverio Borrelli, l’ex capo di Mani Pulite, per fotografare la reazione di Lotito. Fermo, impassibile, per niente scalfito dalla contestazione. Resta in trincea, al suo posto, combattendo per le proprie idee e la linea di conduzione scelta…

ROMA – Resistere, resistere, resistere. Si potrebbe parafrasare lo slogan coniato da Francesco Saverio Borrelli, l’ex capo di Mani Pulite, per fotografare la reazione di Lotito. Fermo, impassibile, per niente scalfito dalla contestazione. Resta in trincea, al suo posto, combattendo per le proprie idee e la linea di conduzione scelta per la Lazio. Non arretrerà di un centimetro. Come sulla linea del Piave. In fondo, dopo aver richiamato il friulano Reja, l’immagine della “guerra di logoramento” con i tifosi può aderire, in senso figurato, alla situazione. «Ho cacciato i mercanti dal tempio» urlava otto anni fa, all’epoca del tentativo di scalata lanciato dal gruppo Chinaglia, per giustificare le contestazioni. Gli era stato presentato il conto dalla Curva Nord, che nel luglio 2004 aveva scelto di appoggiarlo prima ancora che acquisisse il controllo del pacchetto azionario della Lazio e riuscisse a spuntarla nel duello con Tulli. Il sostegno non era mancato neppure sotto l’Agenzia delle Entrate all’Eur, un anno e mezzo dopo, altro passaggio epocale nella prima fase del lavoro per evitare il fallimento.

 

DISTANZE Tanta gente normale in movimento per amore di Lazio, di sicuro. E gli ultras sul piede della contestazione spinta. Una protesta “allargata” in base ai risultati. Questi erano gli scenari dell’epoca. I biglietti gratis erano finiti e la società stava cominciando ad aprire i negozi per sviluppare un proprio merchandising. Niente compromessi, scontri di posizione, frizioni inevitabili in assenza di risultati sportivi eccellenti. Lotito spesso ha investito meno dopo le vittorie (il 2009 vale come precedente esemplare), ma ha sempre reagito alle contestazioni raddoppiando energie, idee e voglia di vincere. Nell’estate 2006, pochi mesi dopo Chinaglia e il coinvolgimento nel primo Calciopoli, riuscì a costruire con Sabatini e Rossi la Lazio che sarebbe poi arrivata alla Champions (massimo traguardo raggiunto) per chiudere poi un ciclo di riavvicinamento alle grandi con la prima Coppa Italia. Oggi, come allora, il popolo biancoceleste avrebbe voglia di tornare a sognare. Il cosiddetto salto di qualità rinviato tante volte e adesso più doloroso considerando le distanze dalla Roma. Oggi, a differenza di qualche anno fa, l’Olimpico ha chiesto a Lotito di andare via e di lasciare la Lazio. Sì, ma liberare la società per darla a chi? Domanda legittima, un interrogativo implicito e sollevato da una protesta durissima, mai vista sino a domenica. Lotito è stato esplicito: «C’è una regia chiara che sta cercando di spingermi a vendere la società, ma tutti questi che contestano devono farsene una ragione, perché io la società non la vendo» ha confermato, facendo il giro delle televisioni. La protesta si era appena conclusa e Lotito stava rispondendo nel solito modo. Minimizzando, o attribuendo una matrice strumentale, alla contestazione, stavolta generalizzata e universale nei suoi confronti.

ANALISI

– Questo è anche il dato su cui necessariamente rifletterà o cercherà di farlo riflettere chi in società lo invita ad ammorbidirsi. Perché se il contrasto con la Nord (che sposta molto negli equilibri dell’Olimpico laziale) dura da dieci anni, non si era mai verificata una protesta così dura in Monte Mario. Ne deve tener conto un imprenditore che fa calcio: sta scatenando la rivolta dei suoi stessi tifosi. La sensazione è che Lotito voglia davvero andare sino in fondo. Una sorta di battaglia finale per provare a percorrere l’ultimo pezzo di strada di un percorso iniziato dieci anni fa. Così ha ringraziato le istituzioni per il sostegno. Procura di Roma, Digos, Prefettura: tutti hanno aperto gli occhi per vigilare intorno alle vicende della Lazio e per verificare se possano mescolarsi alle considerazioni calcistiche (quelle dei bar, di Facebook o delle radio locali) tentativi di scalata al club. Lotito è entrato nello spogliatoio e ha ringraziato personalmente, uno per uno, tutti i suoi giocatori reduci dall’impresa di battere il Sassuolo. Perché di un’impresa, in quel clima surreale, si è trattato. Un aspetto non può sfuggire alla società e neppure a chi contesta. L’immagine devastata della Lazio nel mondo e un minore appeal sul mercato. Oggi quale grande giocatore, posto che Lotito riuscisse a prenderlo, accetterebbe di venire alla Lazio?

Corriere dello Sport

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