Lotito:”Farò lo Stadio delle aquile”

Lotito:”Farò lo Stadio delle aquile”

C’è tutto, «manca solo lo stadio», dice Lotito. «Noi ci siamo», gli risponde il sindaco Alemanno. Uno aspetta l’altro, entrambi guardavano con interesse il cammino della legge apposita, ormai sprofondata in Parlamento dopo due anni di palleggio tra le Camere e ora in attesa di una nuova legislatura che potrebbe…

C’è tutto, «manca solo lo stadio», dice Lotito. «Noi ci siamo», gli risponde il sindaco Alemanno. Uno aspetta l’altro, entrambi guardavano con interesse il cammino della legge apposita, ormai sprofondata in Parlamento dopo due anni di palleggio tra le Camere e ora in attesa di una nuova legislatura che potrebbe recuperarla, modificarla o, peggio, ripartire da zero nella formulazione. «Lo faremo lo stesso, nonostante le norme attuali ce lo abbiano impedito», la reazione del presidente della Lazio. Ma l’iter, di questi tempi e per quei terreni nella zona Tiberina, un bacino naturale per esondazioni controllate del fiume, è complicatissimo: serve l’ok della conferenza dei servizi (che coinvolge Roma Capitale, Provincia, Regione, Sovrintendenze, Autorità di bacino, ecc.) per un progetto provvisorio che, per diventare definitivo, deve passare il check-point delle varie commissioni che esaminano i requisiti urbanistici, ambientali e relativi alla mobilità. Un’odissea. Che Lotito ha cominciato nel 2004 quando, in tempi non sospetti, dette incarico all’architetto Alfonso Mercurio di studiare un progetto per lo «Stadio delle Aquile» da realizzare sui suoi terreni sulla Tiberina. Una bozza nel 2009 rinfrescata nel look e nei servizi con l’introduzione delle «vasche di compensazione», quelle che sembravano la carta vincente per aggirare il problema della vicinanza del Tevere. Lotito pensava addirittura di sfruttare la prossimità del fiume per allestire una sorta di ferry-boat biancoceleste, per traghettare letteralmente i tifosi allo stadio. Ma la cosa, senza dubbio pittoresca, subì la solita frenata imposta dalla burocrazia, tanto che il presidente minacciò di andare a costruire l’impianto lontano da Roma città.
Il progetto comunque è rimasto lì, in attesa di scovare il varco nella burocrazia dentro il quale infilarsi. Nella pratica si continua a lavorare e c’è chi interpreta in questo senso la disponibilità di Lotito a scendere in politica. In teoria lo stadio è fatto: uno stadio bello e moderno, ideato non solo per il calcio, ma come casa della polisportiva, un impianto nel quale si potrà andare a mangiare e a fare shopping per tutta la settimana, 24 ore su 24. Una capienza di 55 mila posti, due anelli, senza barriere (il progetto originale le prevedeva mobili) e con le tribune vicinissime al campo di calcio in stile inglese. E fuori, in mezzo a 40 ettari di terreno, parcheggi, parco giochi e zona commerciale, completamente coperto di led luminosi con l’aquila della Lazio sempre accesa, anche di notte.

Il Corriere della Sera

Cittaceleste

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