Lulic la spina di Petko

Lulic la spina di Petko

E’ una spina nel fianco quando attacca e spesso anche quando gli tocca difendere, perché non è il suo mestiere preferito. E’ una spina nel fianco per la Lazio, che l’ha scoperto e vorrebbe blindarlo, ma il prolungamento del suo contratto non è così semplice come si ipotizza con largo…

E’ una spina nel fianco quando attacca e spesso anche quando gli tocca difendere, perché non è il suo mestiere preferito. E’ una spina nel fianco per la Lazio, che l’ha scoperto e vorrebbe blindarlo, ma il prolungamento del suo contratto non è così semplice come si ipotizza con largo ottimismo. Chissà che il derby non risvegli Senad Lulic, sinora lontano parente del giocatore ammirato nella passata stagione. Carburazione lenta, un continuo traslocare tra il centrocampo e la linea difensiva, qualche problema fisico a frenarlo. Il paradosso è questo: nonostante sia arrivato in panchina Vladimir Petkovic, suo maestro ai tempi del Bellinzona, non è ancora decollato. Anzi, sta giocando a livelli decisamente inferiori di rendimento rispetto ad un anno fa.

SVOLTA – Forse la Roma lo aiuterà a risollevarsi. In fondo Edy Reja gli deve molto, ricordando la mossa decisiva nel derby del 16 ottobre, quando la Lazio riuscì a interrompere un incubo e una serie lunga cinque sconfitte consecutive. La squadra giallorossa era guidata in panchina da Luis Enrique e si affidava a uno statico 4-3-3. Nel primo tempo la Lazio, con Radu a guardia, non affondò mai sulla corsia sinistra. Nell’intervallo il cambio deciso dal tecnico friulano. Fuori il romeno e dentro Lulic, terzino con licenza di attaccare. Complice l’espulsione del danese Kjaer, il bosniaco nel secondo tempo diventò il giocatore in più della Lazio, che prese a martellare la Roma dalla sua parte. Lulic agiva in costante proiezione offensiva. Nel finale arrivò anche il raddoppio di Klose e si scatenò l’apoteosi biancoceleste. Quella sera nacque la stella del bosniaco, che Reja non vedeva difensore e reinventò mezzala sinistra nel 4-3-1-2. Un ruolo che ha accompagnato per tutto il campionato la crescita di Lulic, devastante in progressione, imprendibile in contropiede. Per una squadra raccolta a protezione della difesa, Senad era diventato un’arma letale: si lanciava negli spazi, spaccava le partite con le sue accelerazioni senza respiro. Oggi viaggia sempre con lo stesso passo, gli manca l’allungo e stanno riemergendo i suoi difetti: quasi mai crossa di sinistro e si porta il pallone sul destro, quasi mai è arrivato
al tiro oppure è entrato in area di rigore. In assenza di Radu, Petkovic è stato costretto a impiegarlo terzino. Eppure, ai tempi dello Young Boys, lo faceva giocare spesso nel tridente d’attacco. Una Lazio così sbilanciata e abituata a giocare nell’altra metà campo, con pochi metri a disposizione per l’allungo, non lo favorisce. Qualcosa di più, però, dovrebbe garantire. E sinora è mancato.

RINNOVO – Può darsi che anche la storia del contratto gli abbia tolto un minimo di tranquillità. Per la Lazio è stato un colpo firmato da Tare: l’estate scorsa il suo cartellino era costato 3,2 milioni di euro. Lulic aveva firmato un contratto di cinque anni con uno stipendio adeguato alla scommessa, circa 360 mila euro netti a stagione e senza aumenti in scaletta. Dopo il boom, è chiaro che la società biancoceleste sia entrata in azione per rivedere il suo contratto. Forse non per caso nella primavera scorsa erano uscite le voci relative al Bayern Monaco. A settembre, secondo alcuni tabloid inglesi, il nome di Lulic è stato accostato al Chelsea. I primi incontri con i suoi procuratori risalgono a maggio e si sono intensificati dopo l’estate, ma sinora sono stati interlocutori. Presto Lotito e Tare cercheranno di stringere e chiudere l’operazione.

CdS

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