Lulic vuole esserci

Lulic vuole esserci

 Scartavetra la fascia, sradica il nemico, si conficca nella pelle. Leggere attentamente le istruzioni: Lulic nuoce gravemente alla salute del Tottenham. C’è un fermo immagine della sua ultima apparizione contro gli Spurs: scatto fulmineo, guizzo in area di rigore, diagonale spietato. Era l’estate – 17 agosto – 2010, il “pupillo”…

 Scartavetra la fascia, sradica il nemico, si conficca nella pelle. Leggere attentamente le istruzioni: Lulic nuoce gravemente alla salute del Tottenham. C’è un fermo immagine della sua ultima apparizione contro gli Spurs: scatto fulmineo, guizzo in area di rigore, diagonale spietato. Era l’estate – 17 agosto – 2010, il “pupillo” di Petkovic faceva scacco matto dopo quattro minuti, spalancava allo Young Boys la porta d’ingresso per i gironi di Champions. Era solo un’illusione: dopo il 3-2 dell’andata, gli inglesi ribaltavano il proprio destino con un micidiale 0-4 al White Hart Lane. Senad e il Dottore respirano vendetta. Londra brucia.
LA CAVIGLIA FA MALE – I giorni della onvalescenza. Lulic sente ancora dolore alla caviglia. Ieri mattina Petkovic l’ha testato a Formello, vuole averlo a tutti i costi. A ciascuno il suo Bale, Vlado ne ha uno bosniaco e non può proprio rinunciarci. E’ la freccia più appuntita del suo 4-5-1, corre verso la guarigione, ma non è ancora completa. E il tempo adesso diventa davvero tiranno: meno di 48 ore per risorgere, per tornare a lanciarsi sulla fascia sinistra, come quando scorazzava sulle arcate di Berna.
PARTE MA E’ IN DUBBIO – Ecco il viaggio della speranza. Lulic volerà oltremanica con la Lazio, quindi inizierà il conto alla rovescia per l’esordio europeo. Due giorni per bandire rischi e scongiurare infortuni più gravi. Senad è pronto a stringere i denti, non ha alcuna intenzione di tirarsi indietro. E’ nel suo carattere, nel suo animo guerriero. La caviglia sinistra era malconcia dopo la gara col Palermo, eppure non ha abbandonato la sua Bosnia. Fatale la seconda gara della sua nazionale: una botta nella parte dolente, il rientro negli spogliatoi dopo 30′. Per la doccia fredda della Lazio.
IL PUPILLO DI PETKOVIC – Istituto Lulic, imprescindibile pilastro della Lazio. Non è stato rosa e fiori l’inizio di stagione, colpa di questo maledetto imprevisto. Ma ormai ci sono davvero pochi dubbi su questo funambolo del pallone. Petkovic non lo deve certo scoprire, conosce ogni faccia di Senad, movenze e duttilità, lo ha sponsorizzato quando ancora non era sulla panchina biancoceleste. E’ un papà per Lulic, lo ha lanciato nello Young Boys:  «Devo tutto al mister, solo grazie a lui ho raggiunto una maturazione completa, dopo le esperienze al Bellinzona e al Grasshoppers» , ripete spesso Senad. Vladimir era persino al suo matrimonio con la manager Sandra Fehr. Lo considera un esterno puro, una mina vagante delle aree di rigore, pronta a esplodere al momento giusto. Fu una bomba col Tottenham due anni fa. Non bastò: col suo allievo, ora Petkovic annusa la rivincita.
LA CONSACRAZIONE – S’è rivelato al mondo, Lulic. Lo ha fatto in Italia, fra lo scetticismo generale. Brutto anatroccolo per 10’ a San Siro col Milan, s’è trasformato in cigno. Ha terminato la stagione fra gli applausi dell’Olimpico, ubriacato Poli e Maicon, servito un cioccolatino a Candreva per il 2-1 nell’ultima giornata con l’Inter. Se non fosse mancato per due mesi (dal 26 febbraio per uno stiramento ai flessori), forse oggi la Lazio sarebbe in Champions. Assist-man col vizio del gol, c’è il fiuto nel Dna di Lulic: 27 presenze in campionato, 9 in Europa League e 2 in Coppa Italia, quattro centri – a segno con Bologna, Cagliari, Udinese e Cesena – e sei assist, niente male per uno “sconosciuto” pagato appena 2,8 milioni. Al Tottenham costò quasi una Champions. Forse per questo Lulic lotta contro le macumbe. C’è una iettatura british.

Il Corriere dello Sport

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