Macheda, “La Lazio il mio sogno”

Macheda, “La Lazio il mio sogno”

L’ estate 2007 uno spartiacque tra passato e futuro: reciso il cordone ombelicale con la Lazio Federico Macheda va allo United con una valigia carica di sogni. «Un giorno tornerò». L’Old Trafford che lo acclama al primo gol, Ferguson che se lo coccola, tutto scorre, tutto è felicità, tutto è…

L’ estate 2007 uno spartiacque tra passato e futuro: reciso il cordone ombelicale con la Lazio Federico Macheda va allo United con una valigia carica di sogni. «Un giorno tornerò». L’Old Trafford che lo acclama al primo gol, Ferguson che se lo coccola, tutto scorre, tutto è felicità, tutto è oltre l’immaginabile. Ma quel sogno non tramonta: «Un giorno tornerò». Il giorno arriva, ma il ritorno non è quello sperato: l’8 gennaio 2011 Federico piomba in serie A, ma è la Sampdoria a chiamarlo. Non andrà bene e da allora, si sussurra, Ferguson deciderà di non mandarlo più in prestito in Italia. A gennaio di quest’anno l’avventura di Federico Macheda, che ha toccato le sponde del Qpr ed è passato attraverso qualche fastidioso infortunio, ricomincia dalla Bundesliga: Stoccarda. Tre stralci di partita in campionato, poi arriva l’Europa League e chi trovi? La Lazio. Quel sogno non bisogna riaccenderlo… E’ sempre lì. «Un giorno tornerò…».
Le strade di Macheda e della Lazio si tornano ad incrociare: da avversari. Un segno del destino?
«Chi lo sa… forse. Se vi dico una cosa mi credete? Quando il mio manager, Giovanni Bia, mi ha chiamato per dirmi dello Stoccarda mi sono detto… Pensa se incontro la Lazio in Europa… Vado!».
E adesso che sarà?
«Una grande emozione, perché io sono laziale, di una famiglia di laziali. Poi so che dovrò vincere».
Intanto, con la squalifica di Ibisevic, si fa strada anche l’ipotesi di una gara dal primo minuto: proprio contro la Lazio!
«Questo lo spero ma non lo so… Magari! E poi spero anche un’altra cosa: che pian piano io da alternativo a Ibisevic diventi complementare. Possiamo giocare insieme, se mi metto un po’ più dietro».
Qual’era la Lazio di Federico?
«Quella di Veron, Almeyda, Crespo: quella di Cragnotti che vinceva tutto. Il mio idolo era Boksic».
Oggi quali sono gli idoli in attacco?
«I miei? Lascio fuori Messi e Cristiano Ronaldo e dico Ibra, il mio idolo assoluto, poi Van Persie, a cui ho visto fare cose straordinarie, e Rooney, che quando gioca da Rooney per me è insuperabile. Ogni tanto penso alla fortuna che ho avuto di giocare con tutti e due. Pazzeschi».
Dalla Lazio tifata a quella in cui si è cresciuti. E’ stato – parola forte – tradimento?
«Ma quando mai, io non ho tradito nessuno, io la Lazio la amo. Ho scelto: e dall’altra parte c’era il Manchester United. Rifarei quella scelta e oggi la consiglierei a un ragazzo. Anche se per fortuna ora anche in Italia i giovani hanno più spazio».
Riannodiamo il nastro: come andò quella storia?
«Mi arrivò una proposta del Manchester, ne parlai con Sabatini, con Lotito, e scelsi di andare. Tutto qui».
Però…
«Però alla Lazio tornerei in qualsiasi momento. Vedo tutte le partite, di campionato ed Europa League. Sta facendo una grande stagione, ha un tecnico molto bravo. E per può centrare il traguardo Champions. Ma la Europa League no… Sono laziale ma ho la maglia dello Stoccarda addosso».
Chi è Ferguson per Macheda?
«La persona a cui devo quel che sono. Non è poco… Ha creduto in me, mi ha riempito di consigli. Ed è un uomo che visto da vicino ti trasmette una carica straordinaria. Una carica che per l’età che ha non gli accrediteresti. Invece è un motivatore straordinario».
L’album dei ricordi di Manchester?
«Il gol del 5 aprile 2009, il primo gol con l’Aston Villa, il titolo in Premier, la finale di Champions a Roma: quattro anni straordinari».
Che successe alla Samp?
«Non è andata. Loro in difficoltà, io giovane con troppe aspettative addosso visto che venivo da Manchester».
E Stoccarda?
«Bella città, con tanti italiani e in questo più favorevole a farmi ambientare quanto prima».
E il campionato tedesco?
«Dopo quello inglese il più bello per intensità, velocità, atmosfera, stadi pieni».
E la lingua tedesca?
«Eeehhh, piano. La prossima settimana prendo casa e con la casa anche un professore privato. E cominciamo. Intanto parlo bene l’inglese e questa è una cosa che senza Manchester non avrei fatto mai».
La verità: ma Macheda e la Lazio non sono mai stati vicini da allora? Magari poco tempo fa…
«Chiacchiere, solo chiacchiere. Nella realtà no. Però la Lazio è il mio sogno. Non mi stancherò mai di dirlo».

Il Corriere dello Sport

Cittaceleste

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