Marchetti non molla nulla

Marchetti non molla nulla

Chissà se Prandelli prima o poi si convincerà a richiamarlo in Nazionale. Di sicuro Galliani ha dei rimpianti legati al nome di Federico Marchetti: lo avrebbe voluto al Milan e nel giugno 2011, quando l’ex portiere del Cagliari s’era già promesso alla Lazio, provò a soffiarlo a Lotito. E’ una…

Chissà se Prandelli prima o poi si convincerà a richiamarlo in Nazionale. Di sicuro Galliani ha dei rimpianti legati al nome di Federico Marchetti: lo avrebbe voluto al Milan e nel giugno 2011, quando l’ex portiere del Cagliari s’era già promesso alla Lazio, provò a soffiarlo a Lotito. E’ una storia di mercato e che testimonia, una volta di più, il lavoro portato avanti dai dirigenti biancocelesti. Dopo la rottura con Muslera, era stato scelto Marchetti come erede dell’uruguaiano. Lotito s’era mosso con tempismo, avviando i colloqui con Giuseppe Bozzo, il manager del portiere. In seguito alla vertenza arrivata al Collegio Arbitrale, Marchetti e il Cagliari avevano stipulato un accordo per regolare l’addio: cessione attraverso clausola di rescissione fissata a 5,2 milioni di euro con pagamento triennale. La Lazio s’era accordata con Marchetti. Poco prima di chiudere e di mettere le firme sui contratti, ecco il colpo di coda di Cellino e Galliani. Il Milan cercava un portiere da affiancare ad Abbiati (non era ancora stato preso Amelia) e con il Cagliari c’erano discorsi avviati per Astori. Così nacque l’idea di Marchetti. Cellino disse subito sì a Galliani: pur di fare un dispetto a Lotito, avrebbe abbassato anche il prezzo del cartellino. Il numero uno di Bassano del Grappa, però, disse no. Determinante la volontà del portiere e la parola data da Bozzo. Una decisione presa da Marchetti per due motivi. Il primo: la voglia di onorare l’impegno e firmare con la prima società che si era mossa con decisione nei suoi confronti. Il secondo: l’idea che la Lazio fosse l’opportunità migliore per la sua carriera dopo un anno di inattività e con la prospettiva di giocare titolare.

RILANCIO – I fatti gli hanno dato ragione. Dicendo sì alla Lazio si è rilanciato ed è tornato ad altissimi livelli. Ha trovato in Bizzarri un partner valido e che lo tiene sulla corda, in Grigioni uno dei preparatori più forti in circolazione. Si è messo sotto e dopo un paio di mesi aveva già dimenticato una stagione vissuta ai margini del Cagliari e correndo da solo sulla spiaggia del Poetto. Ora Marchetti lavora per riconquistare l’azzurro. Corre per tornare ad essere l’erede di Buffon. Prandelli, anche all’ultimo giro di convocazioni, gli ha preferito De Sanctis, Viviano e Sirigu. Federico non molla. E continua ad allenarsi con serenità. La Lazio è diventata la sua Nazionale. Biava, Dias e Ledesma i suoi custodi. Sinora ha subìto soltanto 6 gol in 7 partite di campionato, di cui tre (firmati da Cavani) nella notte sbagliata del San Paolo di Napoli. Questa sera dovrà parare o respingere il Milan. Marchetti è pronto a rubare la scena: con la speranza che gli attaccanti rossoneri si affaccino poco dalle sue parti.

CdS

Simone Davide

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