Mauri tra inferno e paradiso

Mauri tra inferno e paradiso

Anche lui ce l’ha, un’agenda. L’Agenda Mauri, chiamatela così. Pure questa su internet, aggiornata dopo ogni partita. Non un programma elettorale, ma un quaderno di appunti: «Con il secondo posto forse cominceranno a parlare di noi— ha scritto dopo la vittoria con la Samp —. Ci rivediamo nel 2013, pronti…

Anche lui ce l’ha, un’agenda. L’Agenda Mauri, chiamatela così. Pure questa su internet, aggiornata dopo ogni partita. Non un programma elettorale, ma un quaderno di appunti: «Con il secondo posto forse cominceranno a parlare di noi— ha scritto dopo la vittoria con la Samp —. Ci rivediamo nel 2013, pronti a ripartire alla grande». Perché la sua è una vita alla grande, sempre in copertina, mai banale. Fatta di un’attesa
infinita, come se alla storia mancasse sempre il finale, come se il puzzle non fosse mai completo, come se ci fosse sempre qualcosa pronto a rovinare a tutto. Eterna attesa Stefano Mauri compie un anno, di questa vita. Dodici mesi fa, di questi tempi, il suo nome finiva nel registro degli indagati della procura di Cremona. Oggi è uno dei leader di una Lazio seconda in classifica, l’asse portante di uno spogliatoio quando neppure a Formello — è storia della scorsa estate — sapevano se contarci, su questo ragazzo che l’8 gennaio compirà 33 anni. Lo squalificano, sì o no? E se sì, quando? Un anno trascorso così, in attesa. In attesa di un arresto,
strana sensazione no? Mauri l’ha vissuta, al punto di incamminarsi lui — era la notte tra il 27 e il 28maggio—verso il carcere di Cremona, tanto era annunciato, scontato, atteso — appunto — l’arresto. In  quei giorni lì l’Agenda Maur ichiuse. Non riaprì neppure più tardi. Neppure finito l’incubo  di 7 giorni di carcere e i 10 di domiciliari, con un bel po’ di chili persi per lo stress. A vivere, a scrivere l’Agenda, Mauri è tornato con la Lazio: in ritiro, quando cercava il contatto con i tifosi, con una serenità che allora pensavi solo apparente.

Decisivo Mauri oggi sarebbe avvocato, tante sono le ore e i pomeriggi passati in compagnia del suo avvocato a studiare le carte, roba che neppure un praticante. Maè soprattutto calciatore: guai a chi lo tocca a  Petkovic. «Che rapporto ho con Stefano? Normale, mica faccio il prete, non lo devo confessare. Lo
vedo sereno», ha raccontato il tecnico di Sarajevo. E in campo —anche in campo—Mauri ha vissuto un 2012 da copertina. Sei gol, tutti da prima pagina, tutti da grandi platee: due nel derby, uno alla Juve, uno all’Inter,  una rovesciata al Napoli («Una delle reti più belle della storia del calcio», l’ha definita) e l’ultimo al Torino. E adesso? L’attesa mica è finita, in mezzo a un Natale trascorso tra la Brianza e la Puglia, i suoi genitori e quelli della fidanzata.Ma intantoun anno è passato,mezzo campionato è alle spalle e l’altromezzo assicurato, se è vero che il procuratore federale Palazzi aspetterà la chiusura indagini della Procura di Cremona
— e dunque l’estate prossima — per decidere sul centrocampista. E allora è giusto dire: il 2012 è un anno guadagnato, questo qui è un campionato guadagnato. Per Mauri, per la Lazio.

La Gazzetta dello Sport

Cittaceleste

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