Nei periodi complicati, buon senso

Nei periodi complicati, buon senso

Come ha spiegato Mazzarri dopo il pareggio dell’Inter con il Bologna non bastano due mesi di lavoro per mandare a memoria i meccanismi della difesa a tre, figuriamoci tre giorni. Tanto è stato il tempo dedicato da Petkovic alla possibile svolta tattica. Si può cambiare modulo e un risultato non…

Come ha spiegato Mazzarri dopo il pareggio dell’Inter con il Bologna non bastano due mesi di lavoro per mandare a memoria i meccanismi della difesa a tre, figuriamoci tre giorni. Tanto è stato il tempo dedicato da Petkovic alla possibile svolta tattica. Si può cambiare modulo e un risultato non dipende solo dalla disposizione. Nel calcio moderno bisogna saper interpretare più sistemi di gioco. Ma in un periodo delicato e in cui occorre ritrovare stabilità di rendimento e continuità, il buon senso ha sempre portato i consigli giusti. La Lazio ha bisogno di normalità, di ritrovare se stessi e di giocare un calcio semplice, lo stesso praticato nella stagione passata. Petkovic, ereditando la squadra da Reja, aveva compiuto un passo indietro, assecondando le caratteristiche dei suoi giocatori. Nacque così la formula del 4-1-4-1, quasi mai adottata in questa stagione.

Con quattro difensori, cinque centrocampisti, i raddoppi sulle fasce, e una punta la Lazio viaggia da sola e ha i suoi equilibri naturali: non segna moltissimo, ma protegge la difesa e mantiene il controllo delle partite. Non c’è molto da inventarsi: si può cambiare modulo quando ne hai uno consolidato e affidabile. La Lazio di oggi, invece, non ha più una fisionomia tattica. E Petkovic farebbe meglio a ripartire dalle cose semplici, da una lettura tattica di buon senso, dalle piccole certezze che si erano intraviste a Parma. Il continuo cambiare non serve. Nell’organico biancoceleste ci sono gli esterni (Lulic, Konko, Cavanda, Vinicius, Pereirinha) per giocare a tre, ma non siamo convinti che ci siano tutti i difensori. E’ perfetto Radu, non si può dire altrettanto sul versante opposto di Ciani, abituato ad avere un attaccante da tenere d’occhio. I due marcatori devono essere molto veloci per scivolare sulle corsie esterne e avere piedi buoni per l’avvio dell’azione. Nel Genoa di Gasperini, per esempio, Antonini (un ex terzino) ora gioca nei tre, come marcatore di destra. La Fiorentina porta su il pallone con Savic, Roncaglia e Rodriguez. E Montella, sulla difesa a tre, ci sta lavorando da un anno e mezzo. 

Corriere dello Sport

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy