Non c’è Coppa senza Juve…

Non c’è Coppa senza Juve…

Una manita a due colori: bianco e nero. Cinque Coppe Italia vinte sempre passando dallo stesso ostacolo: la Juventus. È la storia della Lazio: non c’è trofeo alzato senza aver eliminato dalla corsa i bianconeri. Dal 1958 al 2009, 51 anni di fil rouge. E allora in questo romanzo infinito…

Una manita a due colori: bianco e nero. Cinque Coppe Italia vinte sempre passando dallo stesso ostacolo: la Juventus. È la storia della Lazio: non c’è trofeo alzato senza aver eliminato dalla corsa i bianconeri. Dal 1958 al 2009, 51 anni di fil rouge. E allora in questo romanzo infinito ben venga Vucinic, benvenuto Conte, benvenuta avversaria che sa di tanto di ultima salita prima della discesa.

1958
Ora la storia può scriverla (anche) Petkovic. Una semifinale, come semifinale fu il 14 settembre 1958. Una Coppa Italia strana, allora. Si giocò in due fasi, tra giugno e settembre. La Juventus che arrivò all’Olimpico era strafavorita: campione d’Italia, in squadra c’erano Boniperti, Charles e Sivori, la Lazio tre mesi prima si era salvata all’ultima giornata. Ma 60 mila persone sugli spalti e una maglia rossa portafortuna indossata per l’occasione fecero il miracolo: 2-0, gol di Tozzi e Fumagalli, stadio in festa con tanto di fiaccolata, capolavoro tattico di Fulvio Bernardini. Il più era fatto, a quel punto: Lazio in finale. E dieci giorni più tardi Fiorentina battuta 1-0, rete di Prini: la prima Coppa Italia del dopoguerra è targata Lazio.

1997-98
Poi il buio, per 40 anni. Un’infinità, prima (ancora) di un’altra semifinale. Da Bernardini a Sven Goran Eriksson, anche stavolta contro la squadra campione d’Italia. Andata a Torino, il 19 febbraio 1998: si giocò nel deserto, 5.247 spettatori paganti. La Juventus perse per la prima volta stagionale in casa, Eriksson fece 14 risultati utili di fila grazie a un gioiello dell’ex Boskic. Il ritorno a Roma, l’11 marzo, fu un dolcissimo 2-2: doppietta di Nedved che annullò il gol di Fonseca a l’autorete di Favalli. Per «festeggiare», nel post-gara, due uomini armati di pistola rapinarono l’ufficio cassa dello stadio. La finale vide la Lazio surclassare il Milan con il Nesta-show.

1999-2000
Due stagioni più tardi la Juve si mise di mezzo nei quarti di finale. Era gennaio anche allora. L’andata a Torino vide la Lazio perdere in rimonta 3-2, dopo essere andata sotto 3-0. E le reti di Ravanelli e Mancini si rivelarono decisive nel ritorno, 26 gennaio, quando bastò per volare in semifinale il 2-1 firmato Boksic e soprattutto Simeone, a 9’ dalla fine, praticamente un anticipo di quanto sarebbe avvenuto in campionato due mesi e spiccioli più tardi.

2003-04
Quattro stagioni più tardi la Juventus fu invece l’ultimo ostacolo, direttamente in finale. L’allenatore era Mancini, il protagonista assoluto fu Stefano Fiore: doppietta all’Olimpico per il 2-0 (17 marzo) e un gol (l’altro lo fece Corradi) anche nel 2-2 di Torino del 12 maggio, per la gioia del presidente Ugo Longo.

2008-09
Stava per nascere la Lazio di Claudio Lotito, che sarebbe arrivato due mesi e sette giorni più tardi. E alla quinta stagione al comando della società vinse il primo trofeo, in finale all’Olimpico contro la Samp. Non prima, però, di aver eliminato la Juventus in semifinale: Pandev e Rocchi protagonisti nel 2-1 di Roma (3 marzo), Mauro Zarate (e la partecipazione di Kolarov) su tutti nel 2-1 del 22 aprile. L’ultima puntata del fil rouge. Ora tocca a Petkovic registrarne una nuova

Gazzetta dello Sport

Cittaceleste

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy