Non si vince cambiando tutto e tutti

Non si vince cambiando tutto e tutti

Essere o non essere? Non essere. La Lazio non è mai la stessa, non lo è da una partita all’altra (questo ormai lo sanno anche le pietre) e non lo è neppure nell’arco della stessa gara, tranne rare eccezioni. Dal primo al novantesimo minuto cambia tutto per non cambiare niente…

Essere o non essere? Non essere. La Lazio non è mai la stessa, non lo è da una partita all’altra (questo ormai lo sanno anche le pietre) e non lo è neppure nell’arco della stessa gara, tranne rare eccezioni. Dal primo al novantesimo minuto cambia tutto per non cambiare niente o quasi. Diciotto partite sotto la lente d’ingrandimento, solo quattro volte è stato mantenuto l’assetto iniziale. E’ successo in Lazio-Chievo (3-0), si partì col 4-1-4-1 e si terminò col 4-1-4-1. E’ accaduto in Lazio-Catania (3-1): dal 4-2-3-1 al 4-2-3-1. S’è verificato in Apollon-Lazio (0-0), si iniziò col 4-3-3 e si finì in fotocopia. E Lazio-Parma (1-1) è l’ultimo precedente che vale come esempio (4-1-4-1 iniziale e finale). Per il resto Vlado ha cambiato tutto e tutti.

IL CAOS – Senza capo né coda, ecco l’immagine della Lazio moderna. E il tourbillon tattico è diventato un’ossessione, non è un diversivo. Petkovic ha utilizzato sei moduli tra Supercoppa, campionato ed Europa. L’anno scorso aveva indottrinato il gruppo trovando il giusto compromesso tattico, è una storia vecchia come il mondo. Quest’anno (considerando i soliti alibi) non ci è riuscito e si sono rivelati complicati anche i cambi in corsa. La Lazio prepara le partite in un modo e il più delle volte le conclude in un altro. Vlado è costretto a cambiare piani e strategie, il caso Sampdoria lo insegna. La difesa a tre (figlia del 3-4-3) è durata meno di 20 minuti, poi s’è passati al 4-4-2. I tre giorni dedicati alle prove tattiche sono stati sciupati in un amen e le nuove buone intenzioni sono andate a farsi strabenedire. La tendenza s’è notata ad inizio stagione. In Lazio-Juve (4-0) s’iniziò col 4-2-3-1 (Hernanes muro di fronte a Pirlo), nel secondo tempo ci fu il terremoto: la Juve dilagò e Petkovic provò ad arginare l’onda anomala bianconera serrando le fila, adottando il 4-4-2. Il 4-1-4-1 l’anno scorso era diventato il calco della Lazio, le modifiche venivano apportate in base alle necessità, ma la base si conosceva. Le certezze si sono perse, l’ossatura moderna è fragile, in campo regna sovrano il caos. La Lazio è sempre sperimentale, questo è il problema.

L’IDENTITA’ – Vlado non s’è mai arreso, va riconosciuta la sua professionalità, la sua determinazione. Ha provato a svoltare in ogni modo possibile e immaginabile, l’ha fatto correndo tanti pericoli. Quando cambi e ricambi il rischio è che la squadra si confonda, che non abbia chiare in mente le direttive. Difesa a tre, no a quattro. Centrocampo a tre, no a quattro. Un centravanti di ruolo, no due punte. Così si perde la testa e la bussola va in tilt. Vince chi cambia il meno possibile, chi trova gli automatismi e ci gioca attorno. Vince chi si trova a meraviglia in campo, chi ha una fisionomia, chi ha un’identità. Alla Lazio mancano, nella Lazio si procede per tentativi. Sono andate in archivio 18 partite, in 14 occasioni il modulo iniziale è stato rinnegato o modificato. A Reggio Emilia, contro il Sassuolo, si centrò un record, vennero utilizzati cinque moduli. Il valzer partì sulle note del 4-1-4-1, dal 15’ al 45’ del primo tempo si giocò col 4-3-3, nei primi 18 minuti del secondo tempo fu la volta del 4-2-3-1. Dal 19’ al 30’ del secondo tempo spazio al 4-3-2-1 e negli ultimi 18 minuti la Lazio adottò il 3-5-1-1. No, Petkovic non è impazzito. Ma è andato in confusione, non ha trovato la strada giusta e quando ci è riuscito l’ha inspiegabilmente persa. A Parma, per esempio, il 4-1-4-1 di vecchia memoria funzionò perché Candreva e Keita riuscirono a dare profondità e ad essere pungenti. Sarebbe stato più saggio riproporre il modulo a Genova contro la Sampdoria e invece s’è preferito puntare sul rivoluzionario 3-4-3. A conti fatti è il 4-1-4-1 l’assetto di riferimento, quello che ha dato le maggiori certezze, quello che in corsa ha avuto bisogno di meno ritocchi e non ha fatto venire il mal di testa a Petkovic, ai giocatori e ai tifosi. 

 

Corriere dello Sport
0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy