OLIMPICO / Lazio, addio a coreografie e sciarpate

OLIMPICO / Lazio, addio a coreografie e sciarpate

ROMA – Ogni bambino, la prima volta che è entrato dentro ad uno stadio insieme al suo papà, ha sempre avuto un sogno guardando tutte quelle persone fare il tifo per la propria squadra di calcio: poter andare un giorno in curva. Si, perché è quello il settore dove si…

ROMA – Ogni bambino, la prima volta che è entrato dentro ad uno stadio insieme al suo papà, ha sempre avuto un sogno guardando tutte quelle persone fare il tifo per la propria squadra di calcio: poter andare un giorno in curva. Si, perché è quello il settore dove si vivono emozioni difficili da descrivere, dove ad ogni gol si esulta in modo esagerato, dove i cori accompagnano la tua squadra in ogni momento, nella vittoria e nella sconfitta. Dove si gioisce diversamente e si sventolano le bandiere.

Bene, quella curva, così tanto amata e desiderata da ogni bambino e da ogni tifoso che la vive la domenica, sarà presto divisa. Spezzata in due, tagliata, spaccata per sempre. Almeno allo stadio Olimpico Roma, dove la Nord e la Sud non saranno più le stesse. In mezzo, infatti, ci sarà un vetro alto 10 metri a dividere il fulcro della tifoseria. Lo ha voluto la questura capitolina, su ordine del prefetto Franco Gabrielli per arginare il fenomeno della violenza negli stadi e individuare i responsabili di cori razzisti, di chi espone striscioni vietati e di chi non si comporta secondo le regole (quali?). Ma a molti, forse, è sfuggito un dato di fatto non irrilevante: all’interno degli impianti la violenza è stata debellata quasi del tutto e non è alzando/ergendo un muro di vetro che verrà completata l’opera di repressione. Eppure così è stato deciso e i lavori sono già partiti.

Un epilogo triste, come nel peggiore del film drammatici, che distrugge tutte quelle poche certezze rimaste intatte del tifo pulito e del “curvarolo”. Curvarolo troppo spesso visto ed etichettato, molte volte erroneamente, come “criminale” o comunque come “violento”.

“Innalzamento delle barriere che separano il settore distinti» dalle curve, in modo da impedirne lo scavalcamento; divisione delle due curve in due settori, attraverso l’installazione di un apposita barriera; riduzione della capienza delle due «curve»; l’installazione di apposite separazioni, atte a creare «corridoi» per rendere più agevoli le operazioni di filtraggio e pre-filtraggio dei tifosi che accedono alle curve”, ha dichiarato Gabrielli.

I tifosi sono sul piede di guerra, ma sarà una battaglia persa in partenza, inutile, che potrebbe portare solo ad arresti e diffide inutili. Tanto indietro non si può tornare, anche perché sia la Roma che la Lazio, invece di sostenere la causa della curva unita, hanno chinato la testa di fronte a questa decisione. E a perderci non saranno solo gli ultras o i semplici sostenitori, ma anche lo spettacolo in generale.

Non ci saranno più coreografie, non ci saranno più le sciarpate romantiche ad ogni inno della squadra, non ci sarà nemmeno più quella voglia di cantare che ha sempre contraddistinto i settori popolari dello stadio Olimpico (uno stadio dove già di per sé la partita si vede male, per colpa della pista di atletica). Addirittura, quel vetro che somiglia, in piccolo, ad un muro di Berlino, andrà anche a dividere amici che per anni hanno sempre avuto gli stessi posti e che, per loro sfortuna, verranno separati da questa odiato vetro.

Negli altri paesi le barriere le abbattono, cercando di educare (anche con la forza) i tifosi a non eccedere mai nei loro comportamenti, in Italia vengono invece istituite. E poi, c’è un però da considerare. L’Uefa ha bocciato l’innalzamento dei vetri divisori e pretende che per ogni partita europea di Lazio e Roma vengano tolti. Le curve, quindi, verranno divise solo per le partite di campionato e di Coppa Italia. I tifosi, dunque, ingabbiati e liberati a seconda della competizione.

Una decisione che ha del folle quella della questura, che certifica una volte per tutte la sconfitta del calcio e la vittoria di nessuno. (lultimaribattuta.it)

Cittaceleste.it

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