Onazi è una star

Onazi è una star

Nella sua testa, il commissario tecnico nigeriano Stephen Keshi aveva già deciso al fischio finale del quarto con la Costa d’Avorio: Ogenyi Onazi, entrato in squadra nel match più delicato per sostituire lo squalificato Ogude, aveva tenuto il campo così bene contro un avversario del calibro di Yaya Touré da…

Nella sua testa, il commissario tecnico nigeriano Stephen Keshi aveva già deciso al fischio finale del quarto con la Costa d’Avorio: Ogenyi Onazi, entrato in squadra nel match più delicato per sostituire lo squalificato Ogude, aveva tenuto il campo così bene contro un avversario del calibro di Yaya Touré da meritarsi la conferma. Nella conferenza stampa della vigilia l’allenatore nigeriano aveva evitato di scoprirsi, parlando di decisione ancora da prendere, ma mercoledì, quando il foglio delle formazioni ha cominciato a girare nelle tribune dello stadio Durban, la riproposizione in blocco ufficializzava il definitivo cambio di gerarchia nella mediana.

Che progressi
Soltanto pochi mesi fa, lo scorso novembre, Onazi rilasciava dichiarazioni fiduciose sulla sua partecipazione al torneo («Sento che riuscirò a trovare un posto fra i 23 convocati, specie dopo aver segnato il mio primo gol in Nazionale, al Venezuela»); oggi ha la certezza pressoché assoluta di giocare la finale di Coppa d’Africa nella squadra favorita per il titolo. Anche nella semifinale di Durban, vinta 4-1 sul Mali, Onazi è stato praticamente perfetto. Allineato al più esperto Obi Mikel in un centrocampo a tre che lascia avanzare soprattutto il creativo Mba, il laziale ha soffocato il leader avversario Keita le volte in cui sceglieva il suo lato, e si è concesso pure qualche digressione in avanti sfiorando il gol con un pallonetto. La Lazio di Petkovic gioca uno schema diverso rispetto alla Nigeria, ma non c’è dubbio che questa coppa d’Africa restituirà a Formello un giovane che in un mese è cresciuto di anni e che, da qui in avanti, potrà essere molto utile alla causa biancoceleste.

Il profeta
A fine gara Eddy Onazi non si è fermato in zona mista con i giornalisti, salutando tutti senza togliere le cuffie dello stereo. Dopo il quarto di Rustenburg era scattato invece verso una telecamera — in stile Maradona a Dallas o Batistuta a San Siro — per urlare «Profeta T.B. Joshua, io ti amo». Abbiamo indagato fra i colleghi nigeriani, scoprendo che si tratta di un reverendo cristiano famoso, molto potente e discusso in Nigeria, fondatore della Chiesa Sinagoga di tutte le Nazioni, telepredicatore, benefattore e un po’ stregone visto che assicura di poter guarire le persone dai tumori e dall’Aids.

L’affetto
T.B. Joshua ha fondato fra le altre cose la società calcistica My People nella quale Eddy Onazi è cresciuto, il che spiega il suo grande affetto. Prima dell’amichevole col Venezuela gli aveva predetto che avrebbe trovato la via della rete, e alla vigilia di Nigeria-Burkina Faso — che domenica sarà la finalissima del torneo ma il 21 gennaio fu il primo match del girone C — fece sapere al c.t. Keshi che avrebbe dovuto fare attenzione agli ultimi minuti
del match. Burkina Faso pareggiò al 90’. Insomma, più profeta di Hernanes.

La Gazzetta dello Sport

cittaceleste

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