Onazi, una vita da predestinato

Onazi, una vita da predestinato

Campione con la Nigeria, titolare con la Lazio, è una vera super aquila: «Tutti sanno che ultimamente le cose per me sono migliorate soprattutto dopo essere diventato campione con la Nazionale. L’esperienza vissuta con la Nigeria mi ha arricchito, ha cambiato in ogni senso il corso della mia vita». Gli…

Campione con la Nigeria, titolare con la Lazio, è una vera super aquila: «Tutti sanno che ultimamente le cose per me sono migliorate soprattutto dopo essere diventato campione con la Nazionale. L’esperienza vissuta con la Nigeria mi ha arricchito, ha cambiato in ogni senso il corso della mia vita». Gli è cambiata la vita in pochi mesi. Eddy Onazi giocava nella Primavera un anno fa, oggi è campione d’Africa con la Nigeria, ha segnato un eurogol in Europa League con la Lazio e non smette di sognare: «Devo ringraziare Dio, mi ha dato questa fantastica opportunità. Mi è cambiata la vita sia dentro che fuori dal campo», ha detto il nigeriano in un’intervista concessa nel suo Paese. E’ cambiato tutto, la sua vita, il suo calcio, la sua carriera. Sembra un sogno, ma non è un sogno. Onazi è la nuova faccia della Lazio, una faccia giovane, fresca, pulita. E’ un predestinato, ecco perché sta facendo passi da gigante. E’ tutto scritto, diventerà grande: «Il campionato Italiano è molto difficile e tutto diventa ancora più complicato se sei giovane e davanti a te hai grandi giocatori, ragazzi con tanta qualità e talento. A me comunque non è andata male». Onazi cresce a vista d’occhio, ha compiuto 20 anni a dicembre, è un bambino d’oro. Cresce nella Lazio, lo fa all’ombra di grandi giocatori, sono diventati suoi amici. Lo coccolano, lo aiutano, lo accompagnano nel futuro: «Ho un paio di amici nel club, su loro faccio affidamento. Mi danno consigli su ciò che è giusto fare, mi correggono dove sbaglio. Anche nello spogliatoio ci sono giocatori che mi danno una mano: Hernanes, Zarate, Brocchi, Klose ad esempio. Sono calciatori importanti, stare al loro fianco non è una cosa che può essere spiegata, devi viverla per capirla». Onazi si sente più maturo, è un ragazzo umile, il successo non l’ha cambiato. Onazi sa che non può vivere di rendita, non ha fatto ancora nulla. E’ partito bene, deve costruire la sua carriera, ha ampi margini di miglioramento: «Sono cresciuto molto come calciatore e come uomo, per questo ho intenzione di continuare in questo mio percorso».
IL FUTURO – Onazi può diventare un piccolo Brocchi per caratteristiche e capacità di corsa, sogna di diventare il suo erede. Non ha una tecnica sopraffina, è ancora “sporca”, ma ha un dribbling ficcante, s’è visto a Stoccarda. Lo stile è tutto suo, ha movenze naturali, sono frutto del talento. Non è cresciuto in una vera scuola calcistica. Onazi piace perché ha ottimi tempi d’inserimento, vede la porta e va a fare gol. Fu una prodezza a far innamorare la Lazio: un tiro di destro, al volo, scomposto, ma perfetto per forza e traiettoria. Si giocava la Viareggio Cup, era il febbraio 2011, la Lazio scopriva il nigeriano in una partita contro l’Anderlecht. Fu confermato nella Primavera, è stato il tecnico Alberto Bollini a migliorarlo. Onazi sin dai primi tempi si impose con forza fisica straordinaria, stupì tutti. In estate arrivò la chiamata della Nigeria Under 20, ma clamorosamente fu escluso dai convocati per il Mondiale di categoria. L’anno scorso lottò per via di un principio di pubalgia (si fermò tre volte), trovò continuità da febbraio in poi e con la Primavera arrivò alla finalissima scudetto contro l’Inter. E’ passato poco tempo eppure non sembra. Onazi oggi gioca accanto ai big, alza al cielo le Coppe, strappa la fiducia di Petkovic: sabato contro il Catania partirà da titolare, è più di una previsione. Gonzalez rientrerà solo oggi dall’Uruguay, a centrocampo c’è bisogno di rinforzi. Onazi si sta facendo conoscere, all’inizio di gennaio, dopo l’amichevole giocata con la selezione della Catalogna, Xavi del Barcellona chiese di conoscerlo. Voleva fargli i complimenti, l’aveva impressionato: «Ma chi è quel ragazzino lì?», disse. Era Eddy Onazi.

Il Corriere dello Sport

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