Papà Candreva:”Ha già segnato alla Roma”

Papà Candreva:”Ha già segnato alla Roma”

ll signor Marcello arrivò a contare troppi vetri rotti. E se il campo Mancini del Tor de’ Cenci era (è) distante solo cinquecento metri da casa, allora valeva la pena far sfogare il piccolo Antonio all’aria aperta. «Calciava qualsiasi cosa somigliasse ad una sfera, si costruiva le pallette con lo…

ll signor Marcello arrivò a contare troppi vetri rotti. E se il campo Mancini del Tor de’ Cenci era (è) distante solo cinquecento metri da casa, allora valeva la pena far sfogare il piccolo Antonio all’aria aperta.  «Calciava qualsiasi cosa somigliasse ad una sfera, si costruiva le pallette con lo scotch, era mingherlino e tutto nervo. E aveva già un bel tiro» . Il ragazzino s’è fatto grande, domenica gioca il suo primo derby: da romano, l’unico nelle fila della Lazio.  «Spero solo che giochi come sa, che
Dal Tor de’ Cenci al derby, papà Candreva racconta la favolasia una bella partita e che la sappia interpretare in modo corretto» .
QUANTI SACRIFICI – Era una vita fa,  «ma tutto sommato è volata» , quando Antonio giocava a fare il calciatore sui campi che sorgono a pochi passi dalla Pontina. Dal Tor de’ Cenci alla Lodigiani, poi la Ternana, l’Udinese, il Livorno, la Juve, il Parma e il Cesena: fino al ritorno a casa, è stato un soffio. Papà Candreva non fa fatica a recuperare la favola, la racconta seduto su una panchina che dà le spalle agli spogliatoi, nel centro sportivo della società fondata nel 1960: di fronte una nuvola di bambini in terra, vai a capire se in mezzo c’è il campione in erba.  «Io e mia moglie non pensavamo che nostro figlio potesse diventare un professionista, certo tutti ci dicevano che era bravo e io rimanevo colpito quando gli allenatori lo facevano giocare con i ragazzi più grandi» . Macinavano sacrifici, i signori Candreva,  «ma un genitore non li quantifica mai, perché non è mica una cosa anomala spendere la vita per i figli. Noi non vogliamo attribuirci nessun merito, anche perché lui ha fatto tutto da solo, ha sempre avuto una determinazione fuori dal comune» .
UN SOGNO – Il piccoletto a nove anni è passato alla Lodigiani, Marcello si alternava con mamma Maria Antonietta per portarlo agli allenamenti: un panino all’uscita di scuola lungo il percorso, il cambio in macchina, tutto di fretta. E’ la storia di tanti, ma l’impennata è destinata a pochissimi. Ogni tanto il sogno gli scappava di bocca,  «papà, voglio fare il calciatore» . Il padre finanziere per assecondarlo
«A Trigoria con la Primavera della Ternana segnò una rete simile a quella realizzata contro il Milan»gli chiedeva poche cose indietro:  «Non sono mai stato un rompiscatole, volevo che andasse bene a scuola e che riuscisse a divertirsi con lo sport. Lui era un preciso, tra i banchi non aveva grosse difficoltà, ma si limitava a fare il suo. Non ho mai pensato che potesse fare il mio mestiere, neanche ho provato a indirizzarlo» . Pochi comandamenti, ma sacri:  «Gli dicevo di rispettare gli amici e gli avversari. E di rimanere umile. Devo dire che è sempre stato un bambino equilibrato, anche per questo non riusciva a sopportare le ingiustizie e le falsità» .
LEZIONE – I genitori non hanno mai avuto bisogno di dannarsi per farlo crescere dentro le regole, Antonio sgarrava raramente, quella volta però ancora se la ricorda:  «Giocava con gli esordienti della Lodigiani, una società a cui lui deve molto, la sua squadra stava vincendo tanto a poco, il mister lo sostituì nel minale e lui ebbe una brutta reazione. L’allenatore lo punì, ma vi posso assicurare che passò un brutto quarto d’ora anche a casa» .
IL SUCCESSO – Era un testardo, non saltava un allenamento, non ha mai pensato di mollare. Per essere felice gli bastava poco,  «un paio di scarpini nuovi» : quanti ne avrà comprati il signor Marcello?  «Un’infinità. Gli duravano sempre poco, inventava scuse per cambiarli. Che poi era anche il segnale di una passione per il vestire. Se l’è portata dietro, credo che abbia sviluppato un certo gusto. Di sicuro lo aveva per i giocatori di classe, in passato ha fatto riferimento ad alcuni romanisti, ma non ha avuto neanche il tempo per maturare una fede
«Per domenica gli auguro di riuscire a giocare come sa Oggi è orgoglioso di aver conquistato i tifosi biancocelesti»calcistica. Oggi è orgoglioso di essere entrato nel cuore dei tifosi biancocelesti» . Le soddisfazioni e la notorietà non lo hanno cambiato. I soldi neanche. Non ama gli eccessi, Antonio Candreva. Gli stipendi con tanti zeri sono la misura del successo, sì, ma non il fine ultimo. Ha capito di essersi realizzato, anche economicamente, quando ha comprato la sua prima casa ad Anzio, sul litorale laziale, per trascorrere più tempo con la sorella:  «Lì abbiamo compreso che era diventato autonomo» .
QUEL GOL – Genitori e figli si riconoscono reciprocamente negli occhi. Un broncio, un sorriso. Ci sono espressioni che restano immutate, sono quelle che ti scaraventano indietro nel tempo. E’ naturale. Come quel gesto in cui il padre ha rivisto il ragazzino, proprio quando il figliolo ha toccato uno dei punti più alti:  «Mi è successo venti giorni fa, quando Antonio ha incrociato il destro contro il Milan. A Trigoria fece un gol simile contro la Roma Primavera, quando giocava con i pari categoria della Ternana. Eccolo, mi sono detto» .
DOMENICA IL DERBY – Ma non c’è un solo istante in cui Marcello gonfia il petto e dice  «mio figlio» . Perfino l’emozione più grande, l’esordio di Antonio in Nazionale, non ha tradito un pizzico di vanità:  «E’ stata una gioia immensa, anche per noi famigliari. Mia moglie è riuscita anche a seguirlo. Di solito lei arriva all’ingresso delle squadre in campo, poi distoglie lo sguardo dal televisore. Ha paura che si faccia male, non riesce proprio a vederlo giocare» . Cuore di mamma, il piccoletto domenica gioca il derby

Il Corriere dello Sport

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