Perche’ e’ giusto avere fiducia

Perche’ e’ giusto avere fiducia

L’invito rivolto da Lotito ai tifosi e a tutto l’ambiente laziale mi pare alquanto opportuno e tempestivo. Attorno alla squadra biancoazzurra si stava creando un clima scivoloso, novoloni gonfi di maldicenze e sospetti pronti ad esplodere in un temporale, promesse appena stemperate dalla buona condotta di Parma. Bene ha fatto…

L’invito rivolto da Lotito ai tifosi e a tutto l’ambiente laziale mi pare alquanto opportuno e tempestivo. Attorno alla squadra biancoazzurra si stava creando un clima scivoloso, novoloni gonfi di maldicenze e sospetti pronti ad esplodere in un temporale, promesse appena stemperate dalla buona condotta di Parma. Bene ha fatto Lotito, dunque, prima che la tempesta si scatenasse (come troppo in fretta e troppo spesso avviene non appena il motore della Lazio comincia a perdere colpi), a mettere le cose in chiaro: Petkovic è e resta l’allenatore, la società vigila ed è pronta a fare la sua parte, i tifosi stiano vicini alla squadra.
L’ombra disfattista e i mal di pancia non gioverebbero alla causa. Raramente i cambi di allenatore effettuati nella prima parte della stagione hanno offerto benefici concreti, la storia quasi secolare dei campionati insegna che le nuove panchine hanno portato i frutti sperati solo quando una squadra rantola a fondo classifica. Sono numerosi gli appunti che possiamo rivolgere a Lotito (fra i quali un rapporto ruvido con i tifosi che la lettera di oggi parrebbe però voler smussare), ma l’accortezza con cui ha sempre calibrato la guida tecnica della Lazio, l’essere l’altra faccia degli impetuosi Zamparini e Preziosi, gli va riconosciuta come una delle migliori fra le sue qualità.
Ma perché Petkovic va sostenuto e perché i veri laziali debbono avere fiducia nel prossimo futuro? Innanzi tutto perché il tecnico è una persona onesta e corretta, le cui qualità sono state rivelate da un approccio al campionato italiano (a lui sconosciuto) che trova pochi riscontri. E se è vero che dallo scorso febbraio ad oggi la classifica della Lazio è andata regredendo, è altrettanto lampante – al di là di alcuni errori di inesperienza – che tre motivi non hanno sicuramente aiutato il tecnico: l’assenza di una pedina cardine come Mauri, il declino di alcuni giocatori importanti dall’età troppo avanzata e una anomala catena di infortuni (sulla quale Lotito dovrebbe indagare a fondo). Purtuttavia Vlado ha saputo marcare tappe assolutamente rilevanti nel suo breve curriculum biancoazzurro: tre derby vinti consecutivamente, la storica medaglia del 26 maggio scorso che il popolo laziale potrà sempre mostrare con orgoglio nell’eterna competizione con i dirimpettai giallorossi, un cammino avvincente in Europa League, il graduale ringiovanimento della rosa e della formazione titolare.
Secondo quesito: fiducia perché. Basta masticare un po’ di calcio e assistere settimanalmente alle principali partite dei campionati europei per prendere atto che oggi la fortuna di una squadra si fonda su due piedistallii: solidità difensiva e capacità di ribaltamento dell’azione. Il primo elemento, che alla Lazio manca, è facilmente rintracciabile con il ritorno di Biava e un buon acquisto sul mercato di gennaio. Il secondo elemento – il più raro e difficile da ottenere – è già un tesoro nello scrigno della Lazio. Il ribaltamento dell’azione si ottiene, nel calcio moderno, con la velocità sulle due fasce e la rapidità di inserimento della seconda punta. Personalmente fatico a vedere sui nostri campi due cursori svelti e tecnicamente dotati come Lulic e Candreva, bene assistiti, nella zona centrale, da un elettrico cattura-palloni come Onazi. E nulla mi frena dal pronosticare per Keita un ruolo stabile – da subito – accanto a Klose o chi per lui. Keita è l’argento vivo, l’uomo che salta l’uomo, uno Zarate prima maniera con più sale in zucca e meno egoismi.
Immaginate se a tutto questo si aggiungessero anche Biava e Konko senza acciacchi, Hernanes senza il pallino di un ruolo che lo mortifica, Klose senza l’assillo del biglietto per il Brasile (che tandem il K2!). Oggi sembrano sogni ma pochi mesi fa – solo pochi mesi fa – erano solide realtà.

Corriere dello Sport

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy