Perea bomber a ritmo di salsa

Perea bomber a ritmo di salsa

 Saha per tappare un buco, Perea per il futuro. Un attaccante navigato e un giovane di prospettiva, due operazioni targate Lazio. Saha rimarrà biancoceleste fino a giugno, Brayan Perea sbarcherà a luglio. Un giorno si presentò completamente rasato al campo di allenamento, iniziarono a chiamarlo “El Coco” (è il suo…

 Saha per tappare un buco, Perea per il futuro. Un attaccante navigato e un giovane di prospettiva, due operazioni targate Lazio. Saha rimarrà biancoceleste fino a giugno, Brayan Perea sbarcherà a luglio. Un giorno si presentò completamente rasato al campo di allenamento, iniziarono a chiamarlo “El Coco” (è il suo soprannome) perché assomigliava a “Cocoliso” (in Italia è conosciuto come Pisellino), il figlio di Braccio di Ferro, eroe di fumetti e cartoni animati. Perea è un talento del calcio colombiano, oggi porta la cresta, ha scelto il look caro a Neymar, il suo grande idolo: «Ma non è la cresta di Neymar, è la piccola cresta di Brayan Perea», si presenterà così.

LA STORIA – Brayan, classe 1993, è grato a sua madre, la signora Agnes Deonilda Perea, l’ha cresciuto da sola: «Mi ha accompagnato durante la crescita, mi ha seguito in ogni partita. E’ molto importante nella mia vita», ha raccontato di recente il nuovo attaccante biancoceleste. Perea ama la musica, balla la Salsa: «Quella vecchio stile, la ascolto da quando sono nato, mia madre mi ha insegnato ad amarla e ad ascoltarla. Sento spesso le canzoni del gruppo “Gran Combo” di Porto Rico, sono i miei preferiti». Balla nella vita e balla in campo, ha fiuto per il gol, è nato attaccante. La musica gli scorre nelle vene, il pallone gli rimane attaccato ai piedi quando parte in progressione. I suoi cantanti preferiti, tutti sudamericani, sono Alberto Santiago, Hector Lavoe e Willie Colon. Perea è nato a Cali il 25 febbraio 1993, compirà 20 anni tra pochi giorni. Ha iniziato a giocare a 6 anni in una squadra di Barranquilla, arrivò al Deportivo Cali (la squadra che l’ha consacrato) grazie ad un’esperienza vissuta durante un Inter campus, strano ma vero: « Grazie a dio mi vide il professor Ricardo Martinez», rivelò un giorno. Fu scelto nel 2004, aveva 11 anni.

IL SOGNO – «Ho sempre avuto voglia di giocare a calcio e di diventare professionista», ripete sempre il piccolo grande talento colombiano. Ha occupato vari ruoli da ragazzino, ha iniziato come ala destra, ha indossato il numero 10, col passare del tempo si è specializzato nel ruolo di centravanti: «Mia madre mi ha spinto a crederci, mi ha dato fiducia incondizionata, la devo ringraziare», è una delle sue frasi più ricorrenti. Il Deportivo Cali ha creduto in lui subito: «Il Deportivo mi ha permesso di crescere, mi sono affermato grazie a questo club, mi ha dato tutto. Vorrei far bene in Colombia e poi cercare un posto in Europa», ha raccontato Perea in un’intervista recente rilasciata nel Paese sudamericano.

GLI IDOLI – Neymar è uno dei suoi idoli, lo è anche Zlatan Ibrahimovic: «E’ stato sempre un riferimento, il suo stile di gioco mi è sempre piaciuto. Ha temperamento, è un grande campione». Perea è fresco vincitore del torneo Sudamericano under 20, ha trionfato in finale con la sua Colombia contro il Paraguay. La Lazio l’ha soffiato a una nutrita concorrenza, lo seguivano in tanti. L’attaccante indosserà la maglia del Deportivo Cali sino a giugno, i biancocelesti lo tessereranno l’1 luglio. E’ alto 1,90, pesa circa 80 chilogrammi, il suo nome completo è Andres Perea Brayan Vargas. Il Deportivo ha cresciuto vari talenti, uno di questi è Muriel, il gioiello dell’Udinese (voleva anche Perea). Furono lanciati anche Freddy Montero, Jhon Kennedy Hurtado, Michael Ortega, Fabian Castillo: «Il Deportivo ha ottimi giocatori, le divisioni calcistiche minori sono guidate da validi istruttori ed è per questo che in tanti riescono ad arrivare nel calcio internazionale», ha spiegato Perea in una delle confessioni concesse nel suo Paese.

I MODELLI – E’ il futuro della Lazio, una delle nuove promesse del calcio colombiano: «Ho lavorato molto da piccolo, ho avuto ottimi istruttori, ecco perché sto raccogliendo i frutti. Il processo di crescita mi ha permesso di specializzarmi nel ruolo di attaccante». Il primo allenatore che ha creduto nel “Coco” è stato Jaime de la Pava, ha allenato anche il Betis Siviglia nel 2010: «Mi ha dato l’opportunità di giocare. Mi segnalò lui ai tecnici di prima squadra». Il Deportivo negli ultimi anni ha cambiato tanti tecnici: «Io ho assimilato gli insegnamenti di tutti». In Colombia lo chiamano l’artigliere verdiblanco, presto sarà biancoceleste.

Il Corriere dello Sport

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