Petko, ‘Stupiremo’

Petko, ‘Stupiremo’

FORMELLO – Era la Lazio di Reja, non è ancora quella di Petkovic, servirà del tempo per plasmarla e qualche buon risultato per accompagnarne la trasformazione. Lo ha spiegato con sincerità e altrettanta chiarezza il tecnico di Sarajevo, atteso al debutto nel campionato italiano e convinto che il suo nuovo…

FORMELLO – Era la Lazio di Reja, non è ancora quella di Petkovic, servirà del tempo per plasmarla e qualche buon risultato per accompagnarne la trasformazione. Lo ha spiegato con sincerità e altrettanta chiarezza il tecnico di Sarajevo, atteso al debutto nel campionato italiano e convinto che il suo nuovo gruppo, già a partire da stasera a Bergamo, comincerà sul campo a dare risposte importanti e più convincenti rispetto alle amichevoli estive, ricche di ombre e di contraddizioni. «Ho un’altra mentalità rispetto all’Italia. Per me le amichevoli non contano, servono per provare i giocatori, per dare una possibilità a tutti, anche a costo di rischiare i risultati. Sarà così anche l’anno prossimo o tra cinque, se dovessi restare a lungo alla Lazio. Abbiamo fatto anche dei risultati positivi, è partita la stagione ufficiale e abbiamo qualche certezza in più. Ma ora inizia il campionato italiano: tutto è più duro e difficile. La Lazio sta bene, anche se fisicamente  e mentalmente non può essere ancora al top. Sono curioso anch’io di vedere come ci comporteremo e come risponderà la squadra. Sono convinto che potremo andare a giocare a Bergamo a testa alta» ha spiegato l’ex allenatore di Young Boys, Bellinzona e Sion.

PROCESSO –

In Svizzera ha convinto, in Turchia (al Samsunspor) è stato esonerato, ora si presenta in Italia e spera di indovinare l’impatto. Dopo un’estate trascorsa a chiedere pressing, aggressività e compattezza, c’è attesa per capire se questa Lazio ha davvero cambiato marcia. «Cosa mi aspetto? Bisogna essere capaci di cambiare faccia. Cercheremo di imporre il nostro gioco, sapendo che l’Atalanta, alla prima in casa, avrà una carica speciale. Dobbiamo essere pronti anche a subire, ad avere la capacità di soffrire e trovare i momenti giusti per imporci» ha aggiunto, facendo capire di essere pragmatico, non integralista. Una sfumatura emersa quando gli è stato chiesto se questo è un organico adatto al suo calcio. «Ho accettato la proposta della Lazio e lavoro con questo gruppo. Rispetto all’anno scorso mancano due centrocampisti importanti come Matuzalem e Brocchi, ma si vede anche qualche novità. C’è più movimento sulle fasce. E i due difensori centrali, abituati in modo diverso, ora giocano 15 metri più avanti mi sembra con buoni risultati. Faremo il massimo per ottenere il massimo con un gruppo di valore. I giocatori stanno cercando di seguire le mie idee. Io sto adeguando le mie idee alle caratteristiche della squadra». E ancora: «Se mi chiedete sì o no, questa è già la Lazio di Petkovic, dovrei dire di no. Qualcosa, come caratteristiche e movimento di gioco, ho visto. Molto altro bisogna fare. Serve tempo per completare questo processo, credo qualche settimana e dei buoni risultati per acquistare fiducia. Ma la squadra sta già assorbendo buona parte dei concetti».

VALORI –

Si tenta la via del compromesso sperando che non venga fuori un ibrido, ma la formula ideale per una Lazio che da due anni staziona al quarto posto della serie A. Sui limiti e le prospettive, ecco il pensiero di Petkovic. «Leggendo e sentendo in giro, tutti ci danno in seconda fascia, accreditano la Lazio tra il sesto e il dodicesimo posto. Toccherà a noi dimostrare che valiamo di più» . La griglia di partenza del campionato? «E’ normale dire Juventus, perché sono i campioni uscenti, e le due milanesi, perché da sempre sono al vertice. C’è la Roma che aspira e che deve fare risultato, il Napoli che ha dimostrato di essere un’ottima squadra negli ultimi anni. Poi ci siamo noi con altre due o tre squadre per confermarci, sorprendere e dimostrare». Ha chiesto alla Lazio di “uscire” meglio sul pressing per evitare le infilate, come due o tre volte è capitato con il Mura. E non esporrà i due baby in crescita, Onazi e Cavanda, al rischio di brutte figure all’esordio. «Io parlerei di sbavature, non difficoltà costanti. Con il Mura ci potevamo permettere anche di essere più lunghi, con l’Atalanta servirà una squadra più compatta, ci stiamo lavorando e sono sicuro che certe sbavature non si ripeteranno. Con i ragazzi ci vuole pazienza, non dovremo mettere pressione a Onazi, che dovrà essere bravo a gestire il momento. Cavanda è più forte a destra che a sinistra, c’è stata qualche difficoltà, non dipende dagli avversari ma dalla testa. Non è facile passare dal Bari ad essere titolare in Europa League, ma possiede qualità importanti e può crescere».

PROGRESSI –

Scelte difficili, coraggiose. Petkovic si aspetta disponibilità da tutti i suoi campioni. «Quando parlo con Zarate è sempre disponibile. La delusione per la panchina c’è per tutti i giocatori. Qui ci sono tanti campioni, anche Mauro è un campione, toccherà a tutti. Da ognuno mi aspetto il massimo e che mi mettano in difficoltà nelle scelte» . Da Hernanes si aspetta di più. «Non è importante se gioca dieci metri più a destra oppure a sinistra, ma come ci si muove sul campo. Più del modulo, mi interessano i triangoli, la densità sul campo. Solo così si può essere più produttivi».

(fonte Cds)

Cittaceleste.it

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