Petkovic, finale da riscrivere

Petkovic, finale da riscrivere

La tendenza a gestire troppo la partita e il risultato. Questione di testa, non di condizione atletica. Ma la Lazio apre tra gli applausi e chiude soffrendo. Giovedì sera è stata riacciuffata dal guizzo di Toché quando stava per scattare il recupero. Gol evitabili, come sostiene Petkovic. Cominciano a essere…

La tendenza a gestire troppo la partita e il risultato. Questione di testa, non di condizione atletica. Ma la Lazio apre tra gli applausi e chiude soffrendo. Giovedì sera è stata riacciuffata dal guizzo di Toché quando stava per scattare il recupero. Gol evitabili, come sostiene Petkovic. Cominciano a essere troppi. La squadra biancoceleste entra in difficoltà, arriva con il fiato corto alla fine, consente agli avversari di riaprire la contesa. Non tiene con la stessa intensità per novanta minuti. E qualche falla inevitabilmente si apre, sinora senza grandi conseguenze.

NUMERI – In tredici partite ufficiali dall’inizio della stagione, tra Europa League e campionato, la Lazio ha incassato 10 gol, di cui appena 2 nel primo tempo e gli altri 8 nella ripresa, quasi tutti nell’ultimo quarto d’ora. Soltanto Cavani è riuscito a bucare Marchetti in avvio e quella è stata anche l’unica partita che la squadra di Petkovic ha fallito, non entrando in partita. Il pareggio di Toché brucia perché la Lazio, vincendo, avrebbe scavato il solco in classifica, garantendosi virtualmente la qualificazione e rendendo meno complicate le prossime tre sfide europee. La rimonta del Pana ha delle ragioni semplici: nella ripresa, soprattutto nell’ultimo quarto d’ora con le sostituzioni di Hernanes e Gonzalez, il centrocampo della Lazio non è più riuscito a tenere il pallone e gestire il gioco come in precedenza. Ma anche con il Milan sabato scorso la squadra biancoceleste, sul 3-0, era entrata in apprensione. Prima De Jong e poi El Shaarawy avevano riportato i rossoneri a credere nel pareggio.  «Non si tratta di calo atletico, ma solo una questione mentale. Con il Milan, dopo il 3-2, la squadra è riuscita a fermare il gioco. E con il Panathinaikos, negli ultimi cinque minuti, siamo tornati avanti a cercare il raddoppio» ha spiegato Petkovic.

CATTIVERIA – E’ un atteggiamento già mostrato in precedenza e in partite già vinte. A Pescara 3-0 all’intervallo e una ripresa affrontata con poca cattiveria. Al Bentegodi di Verona, rigore di Pellissier realizzato a sette minuti dalla fine. L’assedio con il Genoa, prima sconfitta stagionale, venne risolto dal contropiede di Borriello al 34’ del secondo tempo. A tempo scaduto la Lazio aveva preso gol anche nei play off di Europa League con il Mura all’Olimpico (3-1) e con il Siena, quando Paci andò a segno in pieno recupero (46’) creando qualche apprensione all’ultimo respiro della partita.

FINALE – Sei gol presi nell’ultimo quarto d’ora. I numeri sono fatti per essere smentiti e ribaltati, ma nascondono sempre un significato. E’ un piccolo campanello d’allarme su cui dovrà lavorare Petkovic, che rispetto alla passata stagione invece è riuscito a invertire tendenza. La Lazio era un diesel che carburava con molta lentezza e poi veniva fuori alla distanza, tante volte riuscendo a rimontare. Il tecnico di Sarajevo ha imboccato la strada giusta. Dominare, tenere in pugno la partita, è il suo obiettivo principale. La Lazio ci riesce per sessanta-settanta minuti. Ora deve trovare la mentalità e la concentrazione per arrivare sino in fondo.

Il Corriere dello Sport

Cittaceleste

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