Petkovic, passo da Sven

Petkovic, passo da Sven

Petkovic ha messo nel mirino Eriksson. L’allenatore bosniaco, dopo aver sconfitto la Samp e stabilito il record di punti nella gestione Lotito, vuole eguagliare il primato storico del girone d’andata che appartiene allo svedese, stabilito nel 1999-2000. Le prospettive sono interessanti perché, per arrivare a quota 39, gli basterà battere…

Petkovic ha messo nel mirino Eriksson. L’allenatore bosniaco, dopo aver sconfitto la Samp e stabilito il record di punti nella gestione Lotito, vuole eguagliare il primato storico del girone d’andata che appartiene allo svedese, stabilito nel 1999-2000. Le prospettive sono interessanti perché, per arrivare a quota 39, gli basterà battere il Cagliari. Quello segnato dai biancocelesti è un cammino da zona Champions. Le cifre dell’anno solare sono da grande squadra: la Lazio, per numero di punti, è quarta alle spalle di Juve, Milan e Napoli. In totale sono 68. Interessante anche il dato delle vittorie: 21, come il Napoli, dopo la Juve e il Milan, per una squadra che conosce poco il segno ics.

L’ANNO DI PETKO
Il 2012, che sta per andare in archivio, verrà ricordato come l’anno di Petkovic. Il tecnico sconosciuto, venuto dalla Svizzera, in grado di sorprendere e stupire e di raccogliere consensi e simpatie. E’ lui il volto nuovo del campionato e non solo per i risultati che ha ottenuto: secondo posto in classifica, primo nel girone di Europa League, qualificazione agli ottavi di Coppa Italia. Scortato da un comprensibile scetticismo ha saputo trasmettere alla squadra la propria filosofia calcistica, adeguandola ai canoni tattici del calcio italiano, con concretezza ma senza trascurare lo spettacolo. Ha trovato delle difficoltà iniziali, ha avuto il coraggio e l’intelligenza per ravvedersi e correggere in corso alcune opinabili scelte. Ha continuato a dare fiducia agli stessi interpreti che, con Reja in panchina, avevano sfiorato per 2 volte consecutive la Champions.

AMORE A PRIMA VISTA
Era arrivato con l’idea della difesa 3, ha cambiato fino a trovare il miglior assetto sul quale insistere e modellare il gioco. Tra Petkovic e il popolo laziale è stato amore a prima vista, un rapporto che si è consolidando, favorito dai risultati. Per trovare altri esempi di questo tipo bisogna risalire a Eriksson e, più lontano nel tempo, a Maestrelli. Vladimir piace alla gente per i modi educati e gentili, per la disponibilità con i tifosi, già evidenziata nel ritiro, per la mentalità di calcio offensivo, di allenatore che ama il rischio e la sfida. Ha dei tratti caratteriali e comportamentali che ricordano Eriksson. Bella presenza, calma serafica, linguaggio che va dritto al cuore dei calciatori, eleganza nel porsi, facilità comunicativa, capacità di parlare più lingue (otto) e quella voglia matta di regalare sempre un sorriso. Nato a Sarajevo, passaporto svizzero e croato: Petkovic è cittadino del mondo. Proprio come Eriksson. Lo svedese, conquistando il secondo scudetto, è entrato di diritto nella storia biancoceleste. Ora Petkovic cercherà di emularlo, cominciando nel raggiungerlo a quota 39. Il resto verrà dopo.

Il Messaggero

Cittaceleste

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