Petkovic sa come farsi seguire

Petkovic sa come farsi seguire

Non si sente straniero. Cittadino del mondo, ha avuto la capacità di adattarsi in fretta e capire la Lazio. Bosniaco con passaporto croato, cresciuto a Sarajevo e dal 1987 emigrato nel Canton Ticino, già da qualche anno sognava e studiava il campionato italiano. «Ma un conto è vederlo in televisione,…

Non si sente straniero. Cittadino del mondo, ha avuto la capacità di adattarsi in fretta e capire la Lazio. Bosniaco con passaporto croato, cresciuto a Sarajevo e dal 1987 emigrato nel Canton Ticino, già da qualche anno sognava e studiava il campionato italiano.  «Ma un conto è vederlo in televisione, un altro affrontarlo sul campo» ha spesso raccontato Vladimir Petkovic, uomo di buon senso. Lo sta accompagnando in questa avventura Antonio Manicone, ex centrocampista, sino a pochi mesi fa tecnico nel settore giovanile dell’Inter, dove lavorava a stretto contatto con Stramaccioni. Si erano conosciuti tra Bellinzona e Campione d’Italia, terra di confine. Petkovic ha pensato a lui quando saltò l’accordo
E’ un cittadino del mondo: preparato studia molto e sa farsi aiutare dalle tecnologie più nuovetra Arno Rossini, il suo maestro, e la Lazio. Gli serviva un vice per integrare lo staff composto da Paolo Rongoni, preparatore atletico con dottorato di ricerca conseguito a Le Mans, in Francia, e dal tattico Jesse Fioranelli. Nell’iPad del match analyst sono raccolti tutti i segreti della Lazio.  «Jesse combatte per le mie idee» disse all’inizio di settembre, ospite per un forum nella redazione del Corriere dello Sport-Stadio. Tutti per Vlado, Vlado per tutti.

TRASPARENZA – Si può dire che sia nato allenatore, una passione ereditata da suo padre e sviluppata giocando da centrocampista. Nel 1985, con la maglia dell’Fk Sarajevo, vinse lo scudetto, mettendo in fila tutte le grandi di Jugoslavia: dalla Stella Rossa al Partizan Belgrado, passando per Dinamo Zagabria e Hajduk Spalato. Petkovic ha impiegato poco tempo per conquistare la Lazio. Il dialogo, il rapporto con il gruppo e con i dirigenti alla base dei suoi successi. Le esperienze di vita come antidoto alle difficoltà.  «La guerra mi ha insegnato a conoscere gli uomini e guardarli negli occhi» .

SAGGEZZA – In estate la Lazio faticava a ingranare, a interpretare il suo calcio fatto di pressing, diagonali e coperture. Dura trasformare in pochi giorni una squadra abituata al gioco d’attesa, tutti dietro alla linea della palla e poi ripartire. La svolta nacque prima di Ferragosto, quando Petkovic riunì il gruppo all’interno dello spogliatoio e chiese ai leader di parlare, di aprirsi.  «Io ho fatto un passo verso la squadra, la squadra ha fatto un passo verso di me» raccontò dopo il successo di Bergamo, alla prima giornata. Nacque così il compromesso storico tra le sue idee e l’eredità di Reja. Un mix capace di produrre il modulo alla “tedesca”, tre fantasisti (Hernanes, Mauri e Candreva) dietro a Klose, il 4-1-4-1 per sfruttare la qualità e gli inserimenti dei centrocampisti. Ora sta cominciando a pensare alla difesa a tre, provata con successo a Maribor in Europa League. Non è un integralista, ma disegna il modulo sui suoi giocatori migliori.

SFIDA – Petkovic ha una spiccata personalità, ma è autorevole, non autoritario. E dentro lo spogliatoio, dicono a Formello, non lo hanno mai sentito alzare la voce. Quando Lotito lo ha conosciuto e ha saputo che per sette anni aveva lavorato alla Caritas di Giubiasco perché non poteva ancora vivere di solo calcio, rimase colpito, anzi folgorato. Il colloquio, nella notte tra il 15 e il 16 maggio, finì per convincere il presidente. Petkovic, in gran segreto, aveva raggiunto Roma ed era sbarcato a Ciampino con un aerotaxi. Si capirono in pochi minuti.  «Ho un solo dubbio» confessò Lotito.  «Non sei conosciuto, in una piazza come Roma ci saranno pressioni enormi, ti contesteranno» . Petkovic rispose sicuro, senza incertezze.  «Questo già lo so, ma non ci sono problemi, devo solo allenare. Sono pronto per accettare la sfida» . Il top per un presidente come Lotito, abituato ad andare controcorrente, deciso a uscire dall’ordinario, attratto dalla novità. Non stava scegliendo un azzardo, aveva appena scoperto un maestro di calcio.

Il Corriere dello Sport

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