Psicologo Petkovic per non fallire più..

Psicologo Petkovic per non fallire più..

Se la normalità diventa l’obiettivo, allora ci siamo. Lazio terza, in zona Champions, nei posti che contano, com’è (quasi) sempre stato da due campionati e più a questa parte. La storia è chiara, ormai: sul treno la Lazio ha imparato a salirci. Sa come arrivare alla stazione, fare il biglietto…

Se la normalità diventa l’obiettivo, allora ci siamo. Lazio terza, in zona Champions, nei posti che contano, com’è (quasi) sempre stato da due campionati e più a questa parte. La storia è chiara, ormai: sul treno la Lazio ha imparato a salirci. Sa come arrivare alla stazione, fare il biglietto e prendere posto. Petkovic dovrà solo spiegare ai giocatori come fare per non sbagliare stazione, evitando di scendere alla fermata precedente.

Andamento – Cinquantadue volte. Per 52 giornate la Lazio si è sentita a posto con la coscienza. Il dato fa riferimento agli ultimi tre campionati: su 82 partite complessive, nel 63% dei casi Lotito ha visto la sua creatura dentro la zona Champions, ovvero tra le prime quattro nel 2010-11 e tra le prime tre nel torneo scorso e in quello attuale. Anche stavolta, l’andamento è giusto. Reja prima, Petkovic poi: la Lazio non è lassù per caso, sa che cosa vuol dire maneggiare l’alta classifica.

Psicologo – E allora, beffardamente, si potrebbe sottolineare che i cavalli si vedono all’arrivo. E al dunque la squadra in Champions non è mai entrata. Ecco: qui inizia il lavoro di Petkovic. Qui scatta lo psicologo, che sta intervenendo sulla testa dei giocatori giorno dopo giorno. Il tecnico di Sarajevo ha individuato proprio nella testa il «limite» di una squadra che sbaglia spesso nel momento clou, quando c’è da fare il salto di qualità o quando c’è la partita che può cambiare il segno di un campionato. Il «braccino», Reja lo chiamava così, usando una metafora tennistica. Il braccino che Petkovic ha visto nella Lazio di Napoli, sparita al primo segnale storto di una serata che invece sembrava promettere bene. È un lavoro che va in profondità, a maggior ragione nel segno di un organico rimasto praticamente intatto rispetto al campionato scorso. E dunque giocatori che ancora ricordano la beffa di una Champions in tasca fino alla giornata 35 — proprio come nel 2010-11 — e poi addio sogni.

Turn over – Ma il lavoro non sarà solo sulla testa. La gestione dell’organico e l’obbligo di dover tirare fuori il massimo dalle riserve sono i punti chiave del programma Petkovic. A maggior ragione per una società che ha promesso stavolta — non a parole, ma nei fatti — di disputare l’Europa League con tutti i sentimenti del mondo e non come fosse un impaccio settimanale. Pratica che non mette d’accordo tutti (leggi polemiche post Tottenham-Genoa), ma che si rivela un male necessario. Petkovic-Rongoni-Fioranelli: il primo con le scelte, il secondo con la preparazione, il terzo con i numeri. È la triade che decide di volta in volta chi è stanco e chi no. Ora c’è il Maribor, domenica il Pescara: dosare le energie e mantenere il passo, ecco l’obiettivo. E poi leggere la classifica, per fare 53.

fonte: gazzetta dello sport

Simone Davide

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