Rebus Mauri

Rebus Mauri

Un anno da indagato, un anniversario che nessuno vorrebbe mai festeggiare. Era il 27 dicembre 2011 quando Carlo Gervasoni fece il nome di Stefano Mauri al pm di Cremona Roberto Di Martino. Da allora è iniziato il calvario del vice-capitano laziale. Nella sfera privata, perché in campo il centrocampista biancoceleste…

Un anno da indagato, un anniversario che nessuno vorrebbe mai festeggiare. Era il 27 dicembre 2011 quando Carlo Gervasoni fece il nome di Stefano Mauri al pm di Cremona Roberto Di Martino. Da allora è iniziato il calvario del vice-capitano laziale. Nella sfera privata, perché in campo il centrocampista biancoceleste ha reagito da campione. Mai fuori il contesto, sempre lucido e sereno, fin dal suo rientro dall’infortunio il 26 febbraio 2012. Poi il gol nel derby e l’inizio dell’ascesa coronata dalla magnifica rete in rovesciata al Napoli. Era il 7 aprile, una settimana dopo venne chiamato a deporre in procura federale: «Laziali state tranquilli», disse all’uscita. Sembrava la fine di un incubo e invece il peggio doveva ancora arrivare: l’arresto del 28 maggio, gli 8 giorni di carcere e nel novembre scorso anche l’indagine svizzera per riciclaggio. Un’agonia lenta e inesorabile che a livello sportivo non sembra voler conoscere un epilogo. Il deferimento (o l’archiviazione) non è ancora arrivato e Mauri continua a vivere in un macabro limbo tra gli estremi dell’archiviazione e il rischio massimo di 3 anni e mezzo di squalifica.

CONCENTRATI «L’importante è rimanere concentrati sul campo, al resto non ci pensiamo», ha detto di recente a chi gli faceva notare come forse questo è il miglior Mauri di sempre: «Sono contento, speriamo di continuare così, ma manca ancora metà stagione». Petkovic lo vede esterno a centrocampo e lui ha risposto con prestazioni sempre al di sopra della media e con 5 assist decisivi, l’ultimo per Klose nel gol vittoria sull’Inter. È il miglior uomo assist della Lazio e in Serie A è secondo solo a Borja Valero (8) e Hamsik (6). La Lazio ha sempre creduto in lui e anche Petkovic: «Non dà l’impressione – ha detto il tecnico – di una persona che ha commesso un reato, è sempre sereno». Uno dei suoi insostituibili, sempre Palazzi permettendo.

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