RETROSCENA – Miro, l’uomo dietro la rinascita di Mauri e Candreva

RETROSCENA – Miro, l’uomo dietro la rinascita di Mauri e Candreva

Più gli danno del vecchio o del giocatore vicino al viale del tramonto, più corre e segna. E’ una vita che Miro Klose non fa che prendersi rivincite e soddisfazioni. Una dietro l’altra. Sin da adolescente quando gli consigliarono di non perdere tempo col pallone e di prendersi l’attestato per…

Più gli danno del vecchio o del giocatore vicino al viale del tramonto, più corre e segna. E’ una vita che Miro Klose non fa che prendersi rivincite e soddisfazioni. Una dietro l’altra. Sin da adolescente quando gli consigliarono di non perdere tempo col pallone e di prendersi l’attestato per diventare carpentiere, ma lui, quasi per sfida, prima afferrò il diploma e poi si mise sotto col calcio. E mai cosa fu più giusta e logica. Da giocatore gracile e sgraziato, così lo dipinsero all’inizio all’Homburg, a campione senza età e limiti. La sua carriera è un susseguirsi di successi, l’ultimo più recente al mondiale, con coppa e record storico di gol, e adesso si sta pure togliendo la grande soddisfazione di trascinare la Lazio in Champions League. Per la terza volta da quando veste il biancoceleste, Miro con i suoi quasi 37 anni (li compirà due giorni dopo la finale di coppa Italia, il 9 giugno), è riuscito ad andare per la terza volta in doppia cifra. Normale si penserà, visto che è un attaccante, ma è altrettanto vero che non era così scontato, almeno secondo tanti che lo consideravano già finito e fin troppo appagato dopo il successo iridato. Invece, nonostante si possa permettere diverse cose, è ancora quello che dà l’esempio al gruppo, arrivando tra i primi al campo e andando ancora a recuperare i palloni alla fine degli allenamenti. Non si risparmia mai con i giovani, vedi Keita e Felipe Anderson, ma non solo.

 

 

 

 

Pochi lo sanno, ma è stato tra i pochi a difendere Mauri nel periodo più tosto ed anche l’artefice della rinascita di Candreva, quando quest’ultimo voleva fuggire da Roma appena arrivato. Non solo. Esternamente appare serio e risoluto, in realtà, da quando ha imparato il romanesco, è il primo ad organizzare feste e ritrovi. Ora con i suoi 10 gol in campionato (13 totali) è arrivato a quota 53 con la maglia della Lazio, a sole due reti da Inzaghi per entrare nella top ten dei cannonieri più prolifici della storia laziale. Un gol speciale, quella segnato all’Empoli, che Miro è andato subito a festeggiare con Sylwia e i due figli Luan e Noah, seduti nel parterre della Monte Mario. Una rete dedicata al secondo figlio, Noah, che la mattina aveva segnato una doppietta alla Roma nel derby categoria Pulcini 2005. Entrambi i figli giocano nella Lazio e lui, che ha già deciso di restare laziale per un altro anno, nonostante le tante offerte, sta seriamente pensando di accettare la proposta di Lotito che, terminata la carriera, già dal 2016 o 2017 lo vorrebbe tra gli allenatori principali della prossima Academy biancoceleste. In ballo c’è pure un discorso con la Federazione tedesca, ma Miro, vedendo la gioia dei suoi due figli con la maglia della Lazio addosso, sta vacillando.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy