Riecheggia il fischio di Udine

Riecheggia il fischio di Udine

Una rabbia prolungata di sei mesi. Dal Friuli al Franchi, è sempre Bergonzi a far infuriare la Lazio. Il 29 aprile scorso non fermò il gioco – così avrebbe voluto la regola 5 del Regolamento del Gioco del Calcio, con ripresa dalla rimessa laterale – a Udine, quando un triplice…

Una rabbia prolungata di sei mesi. Dal Friuli al Franchi, è sempre Bergonzi a far infuriare la Lazio. Il 29 aprile scorso non fermò il gioco – così avrebbe voluto la regola 5 del Regolamento del Gioco del Calcio, con ripresa dalla rimessa laterale – a Udine, quando un triplice fischio dagli spalti, dalla panchina friulana o da bordocampo (circostanza mai accertata)ingannò i giocatori biancocelesti al 93′ e spianò la strada al 2-0 bianconero: Marchetti e altri compagni si fermarono, Pereyra continuò la sua corsa e insaccò a porta spalancata. Posticipo della quartultima giornata di campionato, mancavano appena 20 secondi alla fine della gara, già sull’1-0 firmato Di Natale. Costò la Champions, quella partita, e le squalifiche di Dias e Marchetti. A centrocampo si scatenò il putiferio, con il portiere biancoceleste che spintonò l’arbitro Bergonzi, il ds
Tare arrivò poi quasi alle mani con un dirigente friulano nel tunnel degli spogliatoi. Ieri pomeriggio di nuovo il fischietto di Genova, riecco materializzarsi i fantasmi e la furia biancoceleste contro la Fiorentina. Una direzione di gara disastrosa, le lamentele della Lazio. Non c’è proprio sintonia, questione di feeling.

Il Corriere dello Sport

Cittaceleste

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