Roma si ferma:c’è il derby

Roma si ferma:c’è il derby

La città nel pallone trattiene il respiro: aiuto, c’è il derby. Lazio contro Roma, quinta contro sesta, con due punti appena a dividerle: eppure il clima all’ombra del Cupolone è lo stesso di sempre, quasi che in palio ci fosse molto di più di una modesta rincorsa all’Europa di scorta.…

La città nel pallone trattiene il respiro: aiuto, c’è il derby. Lazio contro Roma, quinta contro sesta, con due punti appena a dividerle: eppure il clima all’ombra del Cupolone è lo stesso di sempre, quasi che in palio ci fosse molto di più di una modesta rincorsa all’Europa di scorta. A partire dalle scaramucce di cortile, cui non poteva mancare il contributo di Zeman. Per Tare «i romanisti sono di più ma i laziali sono più rumorosi»? Il boemo presenta il conto: «Per una nostra amichevole in estate c’erano 40mila tifosi, a vedere la Lazio erano 500». Schermaglie di una partita che a Roma «vale spesso come uno scudetto», almeno a sentire Burdisso. «È come una finale di coppa» l’eco del debuttante Petkovic, passato dai derby del Canton Ticino a quello di una città «che ha gli stessi abitanti di tutta la Svizzera». Il camaleontico Vlado contro l’integralista Zdenek, profeti di filosofie simili eppure differenti. Ma soprattutto timonieri di squadre opposte fin dalla loro genesi. Un instant team quello biancoceleste, che al fischio d’inizio delle 15 presenterà in campo cinque ultra trentenni, da Biava a Dias, da Ledesma a Mauri fino al 34enne Klose. Due anni in meno di Totti, è vero: però il capitano romanista guida un gruppo con tre giovanissimi — Florenzi, Lamela, il diciottenne Marquinhos — e una media età di 25 anni. Quella della Lazio invece sfiorerà i 30. La Roma folle e istintiva attaccherà per indole: «Sono più riposati, noi dovremo usare la testa», avverte Petkovic. Ma al guru di Sarajevo, recuperato Hernanes e con Marchetti al rientro in campionato, non chiedete una partita d’attesa: «Certo, perché noi — ironizza — facciamo catenaccio e contropiede, no?». L’input serio: «Dobbiamo giocare da vera Lazio, imponendo il nostro calcio». Zemaniano, verrebbe da dire. In fondo, alla faccia della rivalità domestica, i due si stimano: «Zdenek è una leggenda», recita il bosniaco. «Loro sono organizzati. Prudenti ma portano tanti uomini negli spazi», risponde il boemo. Per lui, dopo 118 gare con la Lazio e 96 alla Roma, questa resta «una gara come le altre». Stavolta però il totem di Praga cede al compromesso: «È diversa per la reazione della piazza, che può influire sul rendimento futuro». Sarà l’emozione di scavalcare Eriksson al primo posto per presenze nei derby tra i tecnici che hanno guidato entrambe le squadre. O l’ansia di dover riscattare l’onta delle 4 stracittadine perse in una stagione, nella prima esperienza romanista. «Ma a Roma sono arrivato davanti alla rivale cittadina quattro volte su cinque», gonfia il petto Zeman. Pungendo De Rossi: «Ora ha voglia di giocare e lo dimostra. Più di prima». In campo il centrocampista stringerà la mano al nipotino di Gabriele Sandri: la coincidenza del match con il quinto anniversario della morte del tifoso laziale regalerà un Olimpico blindato e una Tribuna Tevere semideserta per motivi di ordine pubblico: non più di 50 mila spettatori. E la classifica, stavolta, c’entra davvero poco.

La Repubblica

Cittaceleste

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